CHI SCRIVERA’ LA STORIA ?

Renato GUTTUSO



Chi scriverà la storia di questa nazione per raccontare cosa accadde in questi giorni ?

Chi la sta scrivendo, quella storia, in questi giorni?

E’ diffuso il disagio che sta vivendo il paese in questo periodo.

Si sente scricchiolare il potere. Si vedono crepe profonde aprirsi sulle pareti fino a ieri lisce e perfettamente stuccate dei palazzi del potere. Si sentono le urla agitate di capitani e colonnelli che impartiscono ordini ad una truppa sempre più muta e sgomenta e che ormai sembra sul punto di ammutinarsi.

E’ come un transatlantico inclinato, con i fianchi squarciati, che inghiotte tenebrosi fiotti d’acqua infuriati dalla fiancata alle nostre spalle.

Non riusciamo  a vedere niente di quello che accade, ma sentiamo crescere l’agitazione.

E’ come una radiazione di fondo, una vibrazione profonda, in tensione intima, una forza ancestrale.

Eppure tutto resta impercettibile, invisibile, immobile.

Il silenzio, il nostro ammutolito silenzio, segna questi momenti come il lutto su uno stendardo sbattuto dal vento.

Il nostro stare immobili, pietrificati, è il segno del terrore che attanaglia i muscoli e le membra e paralizza, imprigionandola, la volontà di agire.

Si sentono gli stridori degli scranni del potere che si scardinano a poco a poco, ma le porte vellutate delle stanze del comando vengono sbarrate davanti ai nostri occhi e viene impedito a ciascuno di noi di vedere ciò che ciascuno brama di vedere. Ci viene vietato di di entrare, fermando sul nascere l’impeto prepotente dei nostri passi che vorrebbero andare! Viene bloccato sul nascere il tentativo di prendere parte ed azione all’opera di riscrittura della storia che si sta per realizzare.

Si sentono fremere gli umori che scorrono sotto la pelle degli uomini che camminano frettolosamente per le vie della città.

Sembrano indaffarati. Sembrano distratti. Sembrano indifferenti.

Ma ogni senso di questi uomini è vigile, attento, teso fino allo spasimo.

Eppure tutto, tutto sembra sempre uguale a se stesso.

Ogni rito del potere continua ad essere officiato secondo il cerimoniale tradizionale, da scribi e sacerdoti ciechi e sordi e muti ad ogni segno di sommovimento del mondo.

Tutto deve restare immobile, per sembrare vero.

Anche le donne, per strada, con le pesanti borse di plastica della spesa appese alle mani stanche e doloranti. Anche le povere donne di tutti i giorni sembrano procedere nelle loro faccende come se nulla stesse accadendo.


Renato GUTTUSO

Il loro silenzio, i loro sguardi piegati a terra, sono pesanti sotto l’impalpabile giogo che li imprigiona.

Il passo lento di quelle donnette così comuni da non sembrare mai diverse è un passo dimesso, rassegnato, sembra quello di chi si conduce a fatica nella vita di ogni giorno, sembra quello di sempre, quello di chi non ha più speranze. 

E’ il passo che segna il quotidiano scorrere indifferente del tempo, disinteressato alle faccende della storia così come a quelle domestiche, alle azioni quotidiane che pesano come macigni sul destino di ognuna di loro, povere donne.

I bambini invece giocano, giocano correndo, come al solito.

Tutto sembra come sempre, tutto sembra congelato in forme consuete e note.

Tutto però si sta corrompendo.

Ogni forma di legame, di rapporto, di relazione fra gli esseri umani si sta corrodendo, come fosse freddo marmo schiaffeggiato dal pesante vento salato del mare.

Tutta questa normalità quasi polverosa, però mosso da sussulti intrattenibili, da singhiozzi, singulti d’insofferenza.

Lo stizzito strattone di un passante sfiorato per sbaglio mentre corre, nascosto nel bavero della giacca, lungo il bordo in ombra del marciapiede. Quello strattone segna il limite di rottura di ogni contatto fra i membri di questa povera nazione in disfacimento.

Anche lo strambazzare insolente dei clacson delle auto sulle strade, nelle code immobili del traffico impazzito.

Anche le file di cittadini che si agitano mentre aspettano ferme davanti alle porte sbarrate degli uffici pubblici, porte che sembrano sempre più arrugginite a causa dall’indifferenza e del degrato che provoca una crisi morale, prima ancora che economica, mai curata, una crisi che si incancrenisce ogni giorno di più e che consuma i gangli della società fino a corroderne ogni perno, ogni snodo, ogni punto di equilibrio.

Tutti, tutti diventano insofferenti a tutto !

E non c’è più niente che lenisca quella sofferenza sorda, che fornisca un seppur labile sollievo all’urticazione di quell’abrasione profonda dell’animo dei cittadini.

I cortei di studenti, di lavoratori, di donne, di uomini di ogni credo, di ogni fede, di ogni colore, di ogni razza, oggi marciano a passo lento e rassegnato.

Tra le fila di quelle lunghe processioni malinconiche e silenti si aprono i vuoti dei disertori e sembrano chiazzare di vergogna quegli assembramenti che procedono distratti come lunghi fiumi lasciati senza il controllo degli argini.

Ma come la corrente pur placida dei fiumi non esprime, all’occhio che scruta la superficie, la vera forza prepotente delle acque che scorrono più profonde, anche tra quelle masse di increduli e di ignavi scorre una corrente che ancora non si riesce a percepire coi sensi, ma che segna, accalora, stringe le gole ed  i cuori, attanaglia e prende prigionieri i partecipanti a quella grande festa di massa che si celebrerà quando si cominceranno a scolpire le parole della nuova storia di questo paese.

Tutti, tutti gli uomini e le donne di questa città, di questa nazione ridotta in schiavitù più da se stessa e dalla propria brama di arricchirsi che dalla classe dei satrapi e dei signori che si è impadronito delle aule assembleari di ogni Palazzo della Ragione, tutti, tutti quegli uomini e quelle donne sentono nella propria carne e nel proprio cuore i morsi della soggezione a cui si sono piegati.

Il silenzio che li imprigiona, l’immobile fissità che li raggela non è altro che il riflesso della mite abnegazione con cui hanno saputo per secoli e secoli sopportare le catene di altri padroni, di altre potenze del comando, di altri parassiti, di altre sanguisughe provenienti da altre terre e con divise di colori sempre diversi.

Signori, conti, baroni, principi, re imperatori, cardinali e papi!

Indigeni e stranieri.

Ecco a chi hanno dovuto pagare il proprio tributo di gabella e di sangue per decenni, per secoli, per millenni!

E questa consapevole soggezione pesa, pesa come un orribile macigno sui corpi e sui sentimenti dei cittadini di questo povero paese.

Cuori e sentimenti che sentono il peso del consenso reso al ruffiano potere di turno per convenienza, condiscendenza, vigliacca debolezza, mancanza di coraggio, rassegnazione.

Consapevole superiore rassegnazione!

Oggi tutto questa energia si sente correre sotto traccia, nelle vene dei cittadini di questa nazione.

E’ come un flusso di energie che sta covando.

E’ come una miccia che brucia, lenta, lenta fino allo spasimo, che amplifica le forze, ancora trattenute, insieme alle speranze, che si gonfiano nell’animo.

E quando la scintilla di quella miccia raggiungerà la camera del cuore dove sono nascoste le forse esplosive sarà il gran momento, il gran boato, la fine della fine e l’inizio dell’inizio.

Pare di sentirli, i poveri vecchietti biascicare nei loro soliloqui inascoltati il racconto di quello che già fu, di quello che è già stato altre ed altre volte.

Quando cacciarono un re, un principe, un papa, un imperatore. Un dittatore qualunque.

Nella loro memoria, la frustrazione per un pacco di medicine raccolto alla farmacia della burocratica e sprecona carità di stato, agisce come una boccata di fumo allucinogeno.

I fatti di gioventù ingigantiscono fino a dioventare gesta eroiche mai avvenute effettivamente.

 

Renato GUTTUSO

Ma non si possono nascondere la rabbia e la vergonga per un paese che non sa più regalare loro un senso per la vita che ancora gli resta da consumare.

Ed i ragazzi, i giovani, la forza della loro linfa ingiallisce e tramonta prima ancora che il loro sole possa sorgere e segnare il loro mezzodì di gloria, ed appassiscono davanti ad infantilistici giochi consumati su monitor sfarfallanti di allucinate avventure galattiche combattute sulle piatte basi di poltrone sempre più sdrucite e consumate.

Ma anche la loro energia si condensa ad ogni attimo ed ogni inutile movimento rappreso nel nulla quotidiano e prima o poi esploderà in un urlo di rabbia incontenibile.

Si tratta solo di saper guardare sotto i segni di questa città immobile.

Tutto, tutto è un segnale di questa energia repressa.

Ha la pazienza della terra, questa energia.

La sua compressione ha la forza del terremoto che distruggerà ogni resistenza, ogni repressione, ogni obiezione.

Non so se tutto questo farà il bene della nazione.

Non so se la storia che sarà scritta sarà una bella storia.

Non so chi la scriverà avrà la penna intinta nell’inchiostro o nel sangue.

Ma so chi la scriverà.

Conosco i nomi di ognuno di loro.

Sono i nostri Maria, Antonio, Maurizio, Luigi, Cristina, Paola, Rodolfo, Cesare, Clara, Giorgia, Samantha, Sarah, Olga, Fatima, John, Edgar, Lee, Formisan, Egle, e tanti e tanti altri che come loro sentiranno finalmente il sangue scorrergli nelle vene!


Renato GUTTUSO

Annunci

One Reply to “CHI SCRIVERA’ LA STORIA ?”

  1. Tema importante e tema insoluto…la storia occorre sriverla subito, a fatto avvenuto perchè sia il più possibile veritiera o scriverla dopo qualche tempo perchè sia più obbiettiva?
    Hai elaborato un post molto interessante che pone delle riflessioni.
    Belle anche le raffigurazioni che hai scelto, Guttuso e la sua umanità carnale è un buon supporto per il tuo scritto.
    Ciao.

    Mi piace

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...