GENESI

Era la pura solitudine.

Fino a quel momento era il regno del Nulla.

Allora il creatore ordinò alla materia di apparire e darsi una forma.

Poi disse alle cose : “Ecco, io vi ingiungo il giusto nome. Nel nome sarete ciò che siete nella materia “.

E le cose furono, finalmente.

Finalmente uscite dal Nulla, venute davanti al loro creatore, nella perfetta unità di nome e significato.

E il Creatore decise, a queste cose, che nascono, si nutrono, si amano, si moltiplicano ee, infine, quando saranno stanche, potranno ritornare nel Nulla : “Ecco, finalmente, voi siete la vita, avete finito di penare nell’oscurità, attendendo il momento di venire al mondo. Io vi ho ordinate, dandovi una natura, un senso, un significato,  un valore, una responsabilità nell’essere al mondo per il Bene. Mai seguirete la strada del Male, della Tenebra, dell’Oblìo, che su quella via sareste perdute per sempre, prede nelle fauci del dolore”.

Poi, il creatore disse: “Alcune di voi sono animate dal calore del sangue che pulsa di vita e avete il potere di muovervi e andare a popolare il mondo. Voi siete uomini e donne e animali o bestie”.

Poi, si rivolse da un’altra parte e disse, rivolto ad altre cose che erano in attesa di conoscere il compito che era loro assegnato: “Voi siete irrorate dalla verde linfa che scorre dalle radici alle cadùche foglie cangianti di forma. Voi siete alberi e piante e fiori e vivrete succhiando il nutrimento alla terra o alle acque”.

Infine si rivolse al resto delle cose e le chiamò pietre, sabbia, vento, luna, stelle, cielo e infiniti spazi dell’universo.

Quando si voltò a guardare tutta quella moltitudine che era stata messa al mondo non provò la tenerezza del Padre, nè aveva provato lo strazio della lacerazioni delle carni più intime da cui nasce l’amore della Madre.

Egli si sentì orgoglioso della sua potenza e decise di dare delle leggi a quel cosmo tratto dal nulla.

Ordinò per primo agli astri di girare secondo le leggi di gravità, rotazione e rivoluzione.

E mise tra gli astri prima l’azzurra terra che aveva reso abitata.

Poi vi aggiunse i fratelli pianeti, con i satelliti e gli asteroidi, che ruotavano giocando insieme alla sorella maggiore.

Decise allora di dare un nome alla luce che illuminava, nelle ore dorate del giorno, tutto quel meraviglioso miracolo danzante. E chiamò la casa della luce, Sole, o Stella. E tracciò col dito la rotta del carro di fuoco che compiva ad ogni rotazione quel viaggio nell’oscuro spazio tra il giorno e la notte. E ordinò che tutto ruotasse in un balletto ordinato come un’allegra quadriglia, secondo il moto di rivoluzione da cui nasce il Tempo, che si divide in ore e giorni, solstizi ed equinozi, stagioni ed anni, secoli ed ere.

Contento si sedette e restò ad ammirare quella sua opera perfetta e decise che  non ancora completa, così.

Cominciò a chiamare per nome le sue creature e quelle gli rispondevano obbedienti e fedeli, una ad una.

Ma una, una non emise suono.

“Silenzio”, disse il creatore. “Silenzio, dove sei?”

E il Silenzio non rispose.

Anche il creatore tacque.

Poi il Creatore, ancora, disse : “Tenebra, tu, mia creatura, dove ti nascondi ? Non sei qui a mostrarti davanti ai miei occhi!”

Ma la Tenebra non si mostrò.

E anche il creatore restò con gli occhi chiusi, accecato dalla sua stessa creatura.

Poi, quasi un moto disperato lo scuotesse, pronunciò in un soffio : “Morte, tu, sollievo eterno di tutte le fatiche, giaciglio del vero riposo  ristoratore, Morte, tu, dove sei?”

E lei, Madre del Sonno e dell’Oblìo, lentnmente, cominciò ad avvicinarsi al creatore, giungendo quasi a cingere la sua fronte con il freddo abbraccio della Fine.

Ma in quell’istante il cuore del creatore su scosso da un sussulto di Terrore. Come un dardo si infisse nel suo animo lo Spavento ed il Terrore gli riempì lo sguardo.

E allora, prima che Morte riuscisse ad agguantare la sua preda e riportarla nell’eterno regno del Nulla, il creatore comprese che la sua opera non era ancora stata completata.

Salì su un alto monte e, da lì, si sporse verso l’alto.

Volse lo sguardo verso il cielo stellato.

In quel manto di oscura profondità trapuntato dal bagliore intermittente degli astri più puri, respirando dell’aria più tersa e leggera, allungò la sua mano in un gesto di carezzevole tenerezza.

E dagli abissi più profondi di quell’universo appena creato trasse dal nulla la sua nuova creatura, la più potente, la più sapiente e perfetta.

Gli diede le forme più morbide e belle.

Gli diede la forza immensa per sconfiggere ogni mostro che era sfuggito al suo controllo.

Gli diede la sapienza per conoscere il destino di ogni cosa.

Gli diede anche il dono del dominio del Tempo.

Ma lo rese sottomesso al suo volere.

Per sempre.

Lo condannò ad esistere, solitaria creatura del profondo dei cieli.

Lo condannò ad ascoltare imperturbabile i desideri delle povere creature del mondo.

Lo condannò a guardare impassibile la sofferenza che dilaniava le anime che popolavano il cuore di quelle creature.

Lo condannò a sopravvivere a tutto.

Lo condannò alla vita eterna.

Un dono, solo, gli concesse, impietosito dalle mute lagrime di quella povera, la più misera, creatura.

Gli concesse di morire quando la Morte avrebbe agguantato lui, il Creatore, per riportare il Tutto tra le braccia del Nulla.

E poi, per dargli la vita, definitivamente, un nome, gli diede.

Un nome per trarlo dal Nulla e metterlo al Mondo.

Un nome alto e grande.

Il nome di DIO !


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