IL REVERENDO JONES

“Massacro dei partigiani di Campanella” (particolare)

Litografiadi Giacomo Carelli  da: http://associazioneponsinmor.blogspot.com/

Quando il Reverendo Jones chiuse gli occhi non fu solo il Buio.

La coltre spessa ed impenetrabile che era calata sulle retine del Reverendo e che aveva annegato quelle pupille cerulee nel nero mare delle Tenebre non era solo il trionfo del regno della Morte.  

Era qualcosa di più, era il compimento del Fato.

E’ una storia che voglio raccontare, questa, perchè ognuno deve sapere ciò che accadde nell’istante in cui il Tempo finì.

Ognuno deve conoscere la storia del Reverendo Jones e degli accadimenti che si verificarono alla sua fine.

E’ un racconto straordinario … memorabile … mitico … si, epifanico, escatologico. Posso dire certamente così.

Può essere dfinito certo ultimo capitolo delle Scritture. Si, se si vuole, certamente è possibile usare questi termini, senza paura di esagerare …


 

Come faccio a conoscere questa storia?

Per rispondere a questa domanda dovrei raccontare un’altra lunga storia, che ha, a sua volta dell’incredibile. Basti sapere che io sono uno che non sta mai fermo, che ama viaggiare.

Io sono l’Esploratore.

E ho visitato mondi che voi non conoscete, luoghi dove avvengono cose che sarebbero senz’altro incredibili se non sapessi che le stesse leggi della fisica e della chimica altro non sono che artifici razionali con cui si cerca di offrire un appiglio ai sensi disorientati dallo scorrere del fiume di percezioni da cui sono travolti istante dopo istante.

Per questo io sono l’Alchimista, perchè io so che i mondi si trasmutano, come la materia. Dallagravosa  durezza delle cose all’incorporeità leggera della polvere. Dalla solida consistenza del Presente alla torbida trasparenza della Memoria.

Dal sogno all’illusione.

Dall’incertezza dei principi all’evanescenza delle forme.

Si può provare a rimettere a posto tutto questo, a ricomporlo.

E’ il tentativo dell’Alchimista.

Racconterò cosa avvenne, quando il Reverendo Jones chiuse per sempre i suoi occhi, ma dovete ascoltarmi senza interrompere. E senza porre domande. Tutto ciò che dirò corriposnde a verità. Verità assoluta. Una verità incontrovertibile e comprovata.

Molti di voi dubiteranno. E ne avranno ottime ragioni. Anzi, amerò propri quei dubbi come fossero i miei, figli partoriti dalla mia stessa mente.

Ma non per questo il racconto che ascolterete potrà avere un minor contenuto di verità.

Il buio calò sugli occhi del Reverendo Jones. E quel buio fu il meno di ciò che accadde.

Era, quel buio, come un ponte.

Il ponte attraverso il quale il corpo immobile del Reverendo Jones raggiunse il regno della Madonna Nera.

Ma non era solo questo.

No.

Non si deve pensare che quel buio fosse solo l’abisso nel quale precipitarono le misere spoglie mortali di quello che, finchè fu illuminato dalla luce e intiepidito dal calore, fu un uomo. Anche se fu un uomo di fede. Anche si trattò di un uomo di Dio.

Nell’abisso in cui era precipitato il Reverendo Jones vivevano mostri senza pietà, mai sazi !

Voraci belve che normalmente si nutrivano di quella sostanza divina che, al tempo terreno loro concesso, seppero essere apprezzati artigiani ed ammirati artisti, coraggiosi condottieri e uomini di pace.

Le insaziabili brame ferine di quelle bestie immonde consumavano nell’eterno senza Tempo ciò che una volta Era Stato, ciò che, nel breve spazio dell’esistenza terrena, una volta fu Virtù delle vergini, Purezza di bambini, Forza di uomini.

Ma il buio aveva inghiottito per sempre la Luce, auella Luce nella quale aveva nuotato, a suo tempo, il Reverendo Jones. E il buio, questa volta, fu più famelico delle belve affamate che volevano abbrancare le misere spoglie, irrigidite e fredde, del reverendo Jomes.

Nel nero senza squarci e faville si stava spegnendo ogni lampo.

In quell’oscura cecità affondava il Reverendo Jones.

E insieme a quell’anima dannata, che trovava ormai requie nel sonno senza fine, affondavano disperatamente anche gli orribili mostri del regno di Thanatos.

Nell’Abisso orrendo, in quell’orrida profondità, insondabile come la fame più insaziabile, sprofondarono quelle immonde Figlie del Demonio !

Col calare del buio sugli occhi vitrei del Reverendo, furono inghittite quelle creature senza pietà, figlie venute al mondo senza il grido di una madre, perchè alle creature del Male neanche l’infinità dell’amore materno può concedere un momento di carezze o di compassione.

In un istante il Fato si compiva !

Un lasso così breve, da non avere uno spessore nella materia del Tempo, bastava !

Una frazione senza alcun peso dell’intera massa dei cicli dell’Universo assorbiva le crature delle Tenebre in una Tenebra ancora più oscura di quella dalla quale erano nate !

E nell’istante esatto in cui il fondo del Nulla saliva a riprendersi le Figlie del Demonio, anche le pareti di cristallo senza luce in cui dimorava il Re del Male crollarono sotto il peso della Colpa, che rivendicava ora il suo compenso, terminato il tempo concesso all’Uomo per seminare i campi della Morte  col concime dell’assassinio e della guerra.

E sotto le macerie del Palazzo di luce nera restò sommerso il Padrone del Male, il Padre delle sventurate creature chiamate col nome di Signore con la Falce.



“La filosofia illuminata dalla luce sella luna e del sole che tramonta”

Litografia di Salvador Dalì. da: http://www.artmajeur.com

In quell’istante in cui si chiusero per sempre gli occhi del reverendo Jones si cera compiuto il destino,  un destino di sventura senza precedenti.

Dalla sua vista, ormai opaca e, alfine, senza luce, scomparvero i monti azzurrini e marroni , e le foreste verdi e gialle, ed i mari irrequieti bruciati dal baluginare del sole.

E scomparvero i raggi del Sole e le morbide ombre che essi disegnavano sotto i seni delle ninfe, distese ad asciugarsi sulle rive dei fiumi , e in quell’istante, stesso, anche quei fiumi persero ogni riflesso d’argento e piangendo si raggelarono restando impietriti mentre provavano a rivolgere al cielo ormai oscuro le mani dalle quali, solo un attimo prima, ancora sprizzava la giuzzante vitalità dei pesci e le correnti elettriche che serpeggiavano veloci fino al mare.

Proprio all’unisono con lo sguardo del Reverendo Jones che si spegneva, anche il movimento di quelle mani s’irrigidì nello spasmodico tentativo di interrogare  le Parche  sulle profondità da cui proveniva una disperazione così grande.

Simili a candide stalattiti di ghiaccio strappate alle radici infitte nella volta celeste, diventata anche lei, ormai, nera come la pece , anche i raggi del sole, come calcaree torri pendenti si precipitarono al suolo, sfuggendo all’abbraccio del cielo divetato, in un attimo, plumbea pece, ormai preda dell’ingordigia della forza di Gavità. E caddero a fiotti.  Come una grandinata di frecce e sommersero tutte le cose che ancora, fino ad un attimo prima, si muovevano, palpitando, sulla superficie terrestre.

Tutto, tutto, divenne preda di quella infinità di Tenebra che si accalcò trafelata sul Pianeta nella precisa infinitesima frazione di un tempo senza misura in cui dalla bocca del Reverendo Jones cessò di espirare l’ultimo alito di Vita.

Tutto.

Tutto !

Alberi e fiori, fiumi e mari, pesci ed uccelli, mammiferi ed insetti.

E la vita e la morte furono una cosa soltanto.

Da quel momento fu solo il buio.

Per sempre.

Nessuno, più, ormai avrebbe potuto distinguere ciò che era stato da quello che mai più sarebbe potuto essere !

Nessuno !

Nebbie e vapori, nuvole e sogni,  brame e desideri, tutto era svanito, assorbito in quella nera assenza di Vita che ormai era diventata la Terra.

Nessun occhio, più, ormai, avrebbe potuto compiere il miracolo di tenere in vita il mondo della luce e dei colori.

Nessuno sguardo, più, ormai, avrebbe sostenuto quel peso, diventato in una istante, veloce come la folgore, insostenibile.

Nessun uomo aveva potuto consolare il Reverendo Jones nell’attimo in cui espirava l’ultimo fiato.

Nessuna mano umana aveva potuto detergere l’ultima sua goccia di sudore, asciugargli l’ultima lacrima, offrire alla sua bocca arsa l’ultima consolazione di una stilla d’acqua cristallina.

Nssuno pianse per il Reverendo Jones.

Nessuna lacrima scivolò mai più sul volto di un uomo dopo la morte del Reverendo Jones.


 

La vita del Reverendo era stata memorabile, esemplare, unica.

Era stata una vita piena di avventure ed era stata una vita Pura.

Jones era scampato molte volte agli agguati del Peccato, a quelli della Tentazione ed a quelli della Morte.

Era riuscito a sfuggire alla perdizione gli abbracci dei suoi simi ed alla dannazione dell’amore di una donna. Dell’ultima donna che avrebbe saputo essere Madre, su quel  pianeta di dannazione. Una donna splendida nelle forme e inebriante nel profumo d’ambrosia che prorompeva dalla sua voglia di essere, almeno per una volta, fonte di vita.

Una volta sola.

Almeno.

Per salvare la specie!

La specie.

La specie umana aveva raggiunto, con Jones, il reverendo che parlava con Dio, la più alta perfezione.

Quella specie che aveva abitato numerosa, una volta, la Terra.

Avevano raccontato al Reverendo Jones che era una folla, una volta, sul pianeta, che si contavano a miliardi gli individui di quella specie così presuntuosa e pericolosa.

E vorace.

E sanguinaria.

E vangloriosa.

Quella specie dannata seppe divorare le sue stesse folle e masse che sciamavano e che vermicolavano, allora, sul quel pianeta sfortunato.

E negli ultimi bagliori delle fiamme dei sacrifici fratricidi compiuti in nome di un qualche idolo cieco e muto e sordo, o nelle lotte fra filosofi e Sacerdoti, Jones, l’ultimo Reverendo della Terra, aveva raggiunto il Trionfo assoluto.

Aveva scoperto Valle dove sgorga  la fonte dell’Eternità e nasce l’albero della Conoscenza.

E si era, così, impadronito di tutti i segreti degli uomini, finanche di quello meglio custodito. Il luogo dov’era nascosto l’antro che conduceva alla Palude Stigia.

Ed aveva potuto ingannare, in preda al suo istinto di potenza delirante, per saziare una sete di primazìa insensata ed inestinguibile, tutti i suoi simili ,spingendoli, uno ad uno, verso la Fine senza ritorno.

Jones.

Oh, Jones, uomo perfetto e dannato !

I tuoi appetiti, i tuoi desideri ti hanno dannato.

Il desiderio di dominare la Vita !

Se solo non ci fosse stato, a contedergli l’assoluta Vittoria quella giumenta di donna !

Una donna.

Una donna che voleva essere Madre, che voleva ancora compiere il miracolo della vita.

Il miracolo del Peccato.

Il miracolo della vita, sporca, sozza, nata dalla peccaminosa umidità dell’utero della Madre !

Ma lui seppe resistere !

Oh, si !

Lui, potente, che parlava a Jaavhe !

Lui, sapiente, che discorreva con Cristo !

Lui, forte, che contendeva a Maometto il dominio dei Popoli !

Lui, un satiro, che danzava con le Ninfe.

Lui, che conosceva i sermoni che un giorno sarebbero stati pronunciati sulla cima alta e odorosa dell’Olimpo.

Lui, che sarebbe stato assiso al centro dell’assemblea di tutti gli dei dell’Universo.

Lui, che avrebbe camminato insieme alle incarnazioni di Brahma, Shiva Vishnu.

Lui, che si acconciava i paramenti e la mitra e il piviale e andava, accompagnato dal Buddha e da Confucio.

Lui, che malediva il Martello di Thor e schiacciava la testa del Serpente Quiatzcoatl.

Lui, che, afferrata la fetida coda del demonio tentatore, oleva ricacciare il Peccato nel fondo di una nera tana ai piedi del Melo, ormai secco, piantato, all’inizio dei Tempi, nel Giardino dell’Eden.



El sueño de la razón produce mostruos

 quarantatreesimo dei Caprichos di Francisco Goya. da: http://www.eschaton.it/blog/?p=312


Jones, il reverendo, seppe resistere alla tentazione della bellezza animale e superba di quella femmina che voleva rubargli una goccia del suo essere infinito.

Quella femmina che gli si offriva, per compiere, ancora una volta, il Miracolo eterno della Vita.

Fu ricacciata anche lei, una notte, nel fondo dello Stige infuocato.

E mentre ancora affondava quel morbido corpo nelle nere  fauci paludose della Morte, mentre Jones ancora era insidiato dal desiderio per quelle pure forme di Bellezza del demonio, il reverendo gustò l’aspro sapore della Vittoria !

Poi, a lungo, negli annati che lenti scorsero sul verde pianeta, sereno, solo, in silenzio sedè, Jones, sul suo trono potente !

Illusoria Potenza !

 

Sordo e cieco ai destini del Mondo, invecchiò.

E, infine, il suo sguardo si spense.

Il suo occhio, ormai polveroso, come una polla insabbiata, alla fine si seccò.

Ed il Buio ebbe, così, il suo Regno.

Ed arsero i libri dei Profeti.

Ed arsero la Bibbia e i Vangeli e il Corano.

Arsero, incendiati da una saetta perduta dal cielo che, incendiandosi, crollava  sulla superbia di un uomo.

Dopo, ci fu solo la cenere.

Ma il vento disperse la cenere.

E così il Tempo dovette accontentarsi della polvere.

Era andata perduta la Sapienza.

Era avvizzito il suo albero, che, da allora, non diede più i suoi frutti.

E si era spenta, con gli occhi di Jones, la magia della vita.

Il Buio ingoiò tutto.

In quel buio non ci fu più nessuno a cogliere i frutti della Sapienza dall’albero.

E col buio svanirono anche Jaahve ed il Cristo e Allah e Zeus e Atena ed Apollo e Mercurio e Marte.

E, con loro, tutti i segni del divino divennero polvere.

Polvere, come la polvere che abitava gli occhi di Jones.

Niente più, sulla Terra, ebbe vita, quando si spense lo sguardo del Reverendo Joones.

Era finito, in quell’attimo, il miracolo della Vita!

Niente più potreva muovere l’Universo o ordinare al Logos di poggiarsi alla destra del Padre.

Così, insieme agli occhi del Reverendo Jones, si spensero gli occhi del Mondo.

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