VILLE D’OR



Hai rubato alla Terra il colore dell’oro,

nascosto nel tuo giallo mantello

e, inforcato, crudele, l’arco mortale

dell’orizzonte, da lì, infallibile arcier,

hai saettato, dall’alto, o dio di luce,

i tuoi raggi di fuoco, mio disco del Sol,

nobil guerriero di mille

e mille tenzoni d’amor.


Tenero e languido, hai aperto il tuo grembo,

e offerto l’eterna tua carne ad accoglier què dardi,

innocente, e ai suoi piedi se ne stava, sinuoso

sotto la tempesta di baci ramati, il corpo tuo

perfetto, mia nobile Roma, Musa, Regina di Beltà.

E per l’Universo, d’attorno, Zefiro soffiava

sospiri e ansimi,

e mille

e mille palpiti d’amor.

3 thoughts on “VILLE D’OR

  1. Caro Piero,
    la nobile Roma , mi pare che abbia perso il suo corpo perfetto , a forza di prostituirsi e di palpiti di finto amore e di ori intascati la sua luce dorata non riesce più a nascondere il …puzzo.
    Con amarezza.

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    • Roma è una puttana innocente.
      Nessuna colpa le si può attribuire perchè è nata bella come una donna perfetta e ama l’amore come una dea immacolata.
      Anche se si concede a tutti lo fa con sentimento profondo, sapendo di concedere ai suoi fortunati amanti la sua grazia, la sua incomparabile bellezza, che è resa perfetta dai suoi difetti e dal … suo puzzo.
      E lei non può sottrarsi al proprio destino di amante fatale !
      Lei, che può far perdere la testa a chi si prende perdutamente di lei, è come la Sfinge di Edipo, o come il Giuda dei Vangeli: destini dannati, ma incolpevoli.
      E così hai ragione a dire della dannata perfezione “perduta”, peccaminosa, che ieri si offriva agli sguardi di tutti e dell’eterno fetore di prostituzione e di ori intascati in contrabbandi d’ogni fatta.
      E ancor più avresti ragione a dire così oggi: ma non è a Roma che si può imputare alcuna colpa.
      Sono i suoi amanti che possono essere sordidi e bassi, come quelli che oggi si aggirano nei palazzi del potere romano. Quei palazzi potrebbero essere le sue grazie sempre disponibili, il suo postribolo d’amore.
      Ma sporchi e sordidi restano solo i suoi amanti.
      Alcuni di essi.
      Altri sono puri e candidi, fiori pronti ad essere recisi, pronti a morire al calare del sole.

      Ma l’amante di ieri, mia cara paola, era uno invero speciale.
      Nei classici che sono stati letti mille e mille volte sotto i candidi marmi di cui restano qui le ammirate vestigia, l’amante di ieri l’avrebbero chiamato Onnipotente dio Olimpio, Elio, Dio Sole.
      A lui sono state dedicate preghiere, templi, città, imperi.
      Lui è il padre della vita, atteso che la madre è lei, Gaia, la Grande Madre.
      Lui, il Sole è il padre del Tutto.
      E prende vesti e colori e con l’arco scocca i suoi raggi da cui, feconda, sgorga la vita, quando l’unione divina ha luogo.

      Ieri, mia cara Paola, Roma era una Gaia innamorata, perdutamente invaghita di quel guerriero con la corazza d’oro che spargeva dappertutto il suo colore ambrato e lieve dell’ultimo crepuscolo.

      Questa immagine avevo davanti mentre mi godevo la scena, a passeggio, ammirando i riflessi del giallo, dell’oro, dell’ocra e dell’ombra calante.

      Ma forse le parole mi hanno tradito.

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