Dentro di te


Sono entrato dentro di te attraverso i tuoi occhi.

Lì si aprivano le porte della tua cinta di mura,

lì, sull’estremo limite della tua anima fiorita.

Proprio lì, dove il tuo corpo sconfina nel tuo cuore.

Lì, proprio lì, dove avevi posto di vedetta i due guardiani.

Lì, fedeli, essi mi hanno atteso, sulla soglia del tempo nostro.

Lì mi hanno accolto, rotondi, armati solo della luce del tuo sorriso.

Lì, avevi ordinato loro di farmi da guida dentro di te.

E lì, due guardiani marroni, due cerbiatti innocenti, lì li ho trovati.

Lì si sono accampate, le tue stelle luminose, le tue ancelle, due.


Ho viaggiato dentro di te con la loro complicità di donna.

Mi hanno preso per mano, come avresti potuto fare tu.

Mi hanno abbracciato, calde, lucenti, le stelle del tuo firmamento.

Ma mi hanno abbracciato come avresti saputo fare solo tu.

Mi hanno interrogato a lungo,  mute, sui miei pensieri peregrini.

E mentre dal mio pozzo sorgeva acqua che correva al fiume,

dalle tue polle cristalline sgorgava il fiume strepitante della vita.

Le tue rive mi trattenevano, cullando la mia corrente inquieta.

E lì, sperdutamente, le tue porte si richiudevano davanti agli occhi miei.


Ho esplorato tutto intero il tuo territorio con passo felpato e cauto.

Col tocco leggero di pantera ho attraversato la tua natura verde rigogliosa.

Ho chiesto al giaguaro che aveva indossato i tuoi stessi occhi brillanti

di prestarmi la sua agilità, per poter correre su tutto il tuo continente,

senza mai stancarmi, senza fermarmi, senza confini, senza limiti, senza fine.

Ho avuto in dono la tua grazia di ninfa pura, sorgente di cristallo,

me l’hai donata lì, sulla soglia del tuo sguardo liquido,

me l’hai regalata per sempre, senza il suggello di un bacio,

lì, con le gambe tremanti, appoggiata ai bastioni delle tue scure porte di luce.

Lì, hai chiesto in dono il mio cuore, ed ora che non l’ho più,

è ancora lì, che batte tra le tue braccia, tenera bambina spaurita.


E’ lì che sono entrato dentro di te, col mio cuore libero.

Lì, in quei lampi di luce coperta d’ombra mi hai donato il tuo.

Una lacrima di dea, un pianto di madonna, un singhiozzo, una folgore.

Lì dentro, nei tuoi intimi spazi cavernosi rimbomba ancora l’eco dei miei si,

e lo strazio dei no urlati, e le promesse spezzate, e i sogni evaporati.

Lì, lì, tutto il mondo era lì, ai tuoi piedi, sul limitare dei tuoi occhi.

Lì pulsava il battito del cosmo, lì s’incurvava la linea dell’orizzonte,

lì cambiavano il costume i fiori, e mutavano le scene del gran teatro, le stagioni.

Lì, su quella linea senza spazio, dove il dentro era il dentro di te.

Lì, su quella distesa di punti infinitesimali, dove il fuori non era più

il fuori di me.

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