Natten

Peter Nicolai Arbo – Natten, 1887. 

  

Manca la corrente,

è un attimo,

in aria si fermano gli uccelli

e le foglie

ancora strette ai rami,

e tornano giù,

pesanti,

alla nuda terra.

  

Quando cade la notte

un’affilata lama di luna

recide

gli stanchi

raggi

dorati

del giorno.

   

Così svanisce il miracolo, è un attimo,

e il vino,

ambra profumata nella brocca,

si tramuta

in torbida

acqua

nella pozza.

   

Quando cade la notte

un’affilata lama di luna

recide

gli stanchi

raggi

dorati

del giorno.

 
 

Ogn’ora si scioglie nell’oblìo

 e il nodo del tutto,

come per incanto,

e si apre la terra e ad essa tornano

i fiumi,

restituiti

 alla sterile

sorgiva.

 
 

Quando cade la notte

un’affilata lama di luna

recide

gli stanchi

raggi

dorati

del giorno.

  

Per il vasto spazio oscuro

del regno delle tenebre

 onnipotente vaga

 l’incommensurabile

 dio della notte, 

fiore incolore

che mai

appassisce.    

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5 Replies to “Natten”

  1. “Forse perché della fatal quiete
    tu sei l’imago,
    a me sì cara vieni, o sera,
    e quando ti corteggian liete
    le nubi estive
    e i zefiri sereni
    sempre scendi invocata
    e le vie del mio cor
    soavemente tieni”

    (ho citato a memoria, forse non ho riportato bene i versi,e mancano le dieresi per imperizia di scrittura al computer)

    questi versi mi fai venire in mente quando scrivi della sera o della notte…
    io preferisco l’alba e la luce delicata, prima dei raggi violenti,
    e anche l’ultima luce dell’estremo tramonto

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  2. La notte… ha un suo fascino spettrale, fantastico, un pò gotico… di notte si celebrano i ruiti del mistero, del sogno, dell’oscuro… e affiorano desideri, fantasmi, paure…

    La notte viene dopo la sera, che accoglie nelle sue braccia … l’ultima luce dell’estremo tramonto (cito le tue belle parole). Saranno sorelle, la sera e la notte? Non lo so. Devo chiederglielo.

    Tu preferisci l’alba e la luce delicata, prima dei raggi violenti.
    L’alba forse è figlia della notte, che così sarebbe madre, e del sole, padre.
    Forse.
    Potrebbe essere così. Una splendida tenera figlia, delicata e serena. Sorridente e ancora sonnacchiosa.

    Ma così una curiosità irrefrenabile mi cattura, di conoscere dove si nasconde il talamo della concezione di ogni nuovo giorno. E come avviene quel miracolo…

    A me l’alba non sta troppo a genio, perchè è un’ora di grande fatica, di sofferenza, di torpore scacciato a viva forza. Il momento della fatica del parto, che come maschio non conosco direttamente, ma che m’immagino così, come il passaggio dal buio alla luce, violento e lancinante…
    Ma quest’alba qui non è quella dei colori delicati e tenui…

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  3. Mi hai fatto venire in mente “dare alla luce” e poi “venire alla luce”… E’ stata come una ri-scoperta di due bellissime, dense espressioni.
    Io sono stata data alla luce a maggio,alle sei del mattino, in concomitanza con un gran temporale, e penso che sarà per questo che mi piacciono tanto il mese di maggio,le prime ore del mattino e i temporali: è così che sono” arrivata” alla luce.
    Ciao Laura

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  4. E poi,
    ALLA SERA, come l’aveva scritta Foscolo

    Forse perché della fatal quïete
    Tu sei l’imago a me sì cara vieni
    O sera! E quando ti corteggian liete
    Le nubi estive e i zeffiri sereni,

    E quando dal nevoso aere inquïete
    Tenebre e lunghe all’universo meni
    Sempre scendi invocata, e le secrete
    Vie del mio cor soavemente tieni.

    Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
    che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
    questo reo tempo, e van con lui le torme

    Delle cure onde meco egli si strugge;
    e mentre io guardo la tua pace, dorme
    Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

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  5. Cara Laura, che emozione vedere citati parole e suoni eterni su una mia pagina, sotto mie parole!
    Davvero sei gentile e generosa.

    Chissà se davvero esiste una relazione fra le emozioni che si provano davanti alle cose della vita ed il momento in cui questa ebbe inizio. A te piace la luce dell’alba, la prima luce del giorno, e sei nata al mattino, nella circostanza in cui la stessa luce, venendo al mondo, ti portò.
    Io sono nato nel pomeriggio. In quell’ora normalmente ho un calo di attenzione, mi mancano le forze e volentieri mi butterei a sonnecchiare…
    Ma io posso non fare numero…

    Mi fa piacere che attraverso le mie emozioni ti siano venute in mente le parole “dare alla luce” e “venire alla luce”. E’ una meraviglia quando si riesce a dare un senso a frasi che normalmente ci pendono dalle la bbra come sigarette inutili.
    Dare alla luce…
    Venire alla luce.
    Si, capisco che si possa restare a contemplare l’eco che scaturisce da quelle parole. Eco che ha il sapore del mito ancestrale, delle divinità classiche, della poesia, della nostra stessa vita che viene e che, che si done e che realizza miracoli…
    Si, la sento anch’io l’eco che si rincorre…

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