PROFANAZIONE

” … …. … … …
Così approdò la dea.
Dietro di lei
che rapida scorreva i lidi giovani,
per tutta la mattina steli e fiori
si levarono come da un apmplesso,
caldi, confusi. Ed ella andò e corse.
Ma nel mattino, all’ora che più pesa
si sollevò ancora una volta il mare
ed in quel luogo stesso gettò a riva un delfino.
Morto, rosso ed aperto.

Raine Maria Rilke. da NASCITA DI VENERE

Il sangue nero ed oleoso fuoriesce dalla ferita slabbrata ed oscena che si è aperta fra le cosce della dea Terra.

Da quelle labbra, che sembrano lembi di continenti, schizza un nero liquame che odora di plastica liquida.

E scorre, quell’onda, e si accavalla con le altre onde che, altrettanto putride, vengono sparate fuori dalle viscere purulente della Grande Madre.

E il nodo delle onde ben presto si tramuta in una corrente fluttuante, simile ad un fascio di luce ubriaco, che scorre patinata, lucida, densa, viscida, asfissiante.

Ha urlato, la dolce Gaia, tenera vergine, quando è stata profanata nel profondo dell’intimo, là dove la natura è più pura e dove la purezza è più profonda.

Gli altri dei sono scappati  sentendo lo strazio di quel povero corpo e l’urlo altissimo.

Fuggito il grande Zeus, Dio Padre, e Poseidone, padrone dei mari, e Venere, e tutte le altre sorelle e fratelli dell’innocente angelo cui vengono spezzate le ali. 

Fuggono, mentre la violenza bruta continua a trafiggere quel corpo di fanciulla con la tracotante  impotente mascolinità del démone che abita le terre sopra i mari.

Fuggiti gli dei e le ninfe e gli eroi.

Vuoto il mare, sterile distesa salata dove si sta compiendo il peccato imperdonabile della profanazione di una dea!

Vuoto.

Dispersi, spariti, scomparsi, forse fuggiti spaventati e meravigliati, i pesci, che abitavano quel mare, argentei e leggiadri, vita delle acque più buie.

Vuoto anche il cielo, amante che ha conosciuto la gioia dell’amplesso con le calde e rapide distese sconfinate delle maree, alte come mammelle e dolci, diventate, ora, desolate colline di sterile lava nera plastificata.

Vuoto.

Spente le stelle.

Cadute, inghiottite dal buio dell’universo senza fondo.

Disparsa la luna.

Sputata fuori dall’orbita che da tempo immemorabile gli dei creatori le avevano assegnato per fare da corona di diamante a Gaia, dolce fanciulla casta, dai seni piccoli come bocciuoli e teneri come ali di farfalla.

Ed anche gli uccelli, i gabbiani, le folaghe ed i migratori pellegrini, ed i cormorani e le rondini africane. ..

Tutti corsi a nascondersi nel buio, sperduti, per non mostrare le lacrime degli occhi segnati dal dolore e lo spavento.

  

Povera innocente dea, onesto ed onorato grembo uterino che desti la vita all’uomo!

Tu dea dolce e tenera mai avevi pensato che un tuo figlio potesse rivoltare la propria forza con gesto violento e bruto contro la sua genitrice!

Mai un oltraggio così vergognoso si sarebbe potuto compiere nella tua immaginazione divina!

Immaginazione di dea.

E voi, dei, che tutto conoscete, il passato, il presente ed il futuro, voi invoco, in questo lamento di dolore !

Oh, voi, dei, e  tu, dea madre, Gaia, dal ventre sanguinante, voi, ,tutti, che avete da sempre il dono di tutto sapere, di tutto conoscere, di tutto disporre!

Come è stato possibile ignorare il destino, quel destino, che stava per compiersi ?!

Non posso credere che la crudeltà di uno di voi potesse aver progettato questo destino così meschino per l’uomo, figlio della carne di dei e dello spirito di madre terra.

Terra, madre cara, dea suprema e bella più di ogni dea,  e così dolente !

Madre innocente come Madonna che porta in grembo e allatta e cura e nutre il Figlio di Dio.

Madonna che conosce la diolcezza di madre e il dolore contronatura !

Nessuno di voi, dei, nessun dio, angelo deacaduto, può aver messo nel corpo di Gaia un dolore così sconfinato ed ignobile !

Ah, ma l’uomo, l’uomo, sì, lui, sì, ha potuto compiere un peccato così mortale !

Ed ora sanguina, il mare, sanguina l’utero di miele che diede origine e vita e nutrimento a quella mostruosa belva profanatrice !

E sanguina. E niente può fermare quell’emorragia di sangue nero di vita che schizza dalle viscere della dea ferita.

E sanguina la carne di duro sasso, dove le è stato inferto il colpo mortale.

Colpo inflitto a lei, alla dea, all’immortale, a colei che morte non potrà avvincere.

E sanguina senza fine.

E sanguina veleno.

E sanguina morte.

E sanguina disperazione.

E muoiono, disperati pesci, ed i pellicani ed i coccodrilli e gli squali e i sargassi…

E muoiono, piangendo, disperati, avvinghiati, stravolti dagli spasimi della fame, i figli dell’uomo, colpevoli.

E muoiono i giorni, e gli astri lucenti, e si oscurano le orbite, e cadono le stelle.


Solo con una carezza potrò lenire tanto dolore, Madre mia.

Madre, madre cara, dea madre della terra, una carezza al tuo pube purulento, nido d’infanzia, mio asilo, mia casa, mio ricovero.

Madre, soffro per te!

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2 Replies to “PROFANAZIONE”

  1. Hai scritto un piccolo poema, forse se Gaia potesse leggerlo si sentirebbe compresa e troverebbe un po’ di sollievo alla ferita che gli uomini/bambini le hanno fatto.
    Sì uomini/bambini che prendono ed arraffanno tutto e lo usano, lo smontano e poi lo buttano via.
    Gaia un così bel nome, di creatura viva…in questi giorni vadere le immagini del tg e vedere tutta quella massa oleosa e nera ….povera Gaia deve essere ben poca gaia in questi giorni.
    Ciao.

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  2. Si è davvero doloroso vedere come gli uomini hanno ferito la nostra Gaia, che è di tutti noi, nostra madre. E invece loro l’hanno presa per una cosa da spolpare, come una povera carogna di animale da sbranare.
    Questi nostri sentimenti non bastano a curare le ferite, ma spero servano a fare riflettere.

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