Freedom flotilla

C’ero anche io sulla nave, l’altra notte.

C’ero io, e c’era anche una presenza che mi era molto familiare.

Era buio, anche se c’erano i riflettori degli elicotteri ci vomitavano addosso una luce accecante, e per questo non sono riusci a capire subito a chi appartenesse quella presenza.

C’era una presenza, accanto a me, si, e sapevo di conoscerla bene, come una parte di me stesso.

La sentivo leggera, eterea, come una brezza fredda, gelida, che spezzava le orecchie, ghiacciava il sangue.

Ma poi non ci ho più fatto caso, quando è cominciata la battaglia.

Assordanti boati.


Lampi.

Come una tempesta improvvisa e traditrice.

I soldati sono piombati giù dal buio, come extraterrestri che sbarcavano da un disco volante che scendeva dal più profondo spazio che si possa immaginare.

I soldati urlavano e spaventavano i bambini e le donne, ed anche i coraggiosi come me.

I soldati mettono paura sempre.

Incutono terrore con i loro studiati movimenti che non hanno altro scopo che quello di fare male.

Spaventano, mettono terrore le loro attrezzature, che sono sempre attrezzature di morte, e le divise, le loro divise multicolore, che a volte sembrano abiti della festa, per quanto sono sgargianti. E viene voglia di volgere lo sguardo dall’altra parte anche quando s’intercetta lo sguardo di un di quelle macchine di morte. Viene voglia di non farsi rubare l’innocenza da quegli sguardi, ladri di anime, come il demonio, che può assumere tutte le forme del  male pur di carpire il suo premio da un miserabile caduto vittima dei suoi sortilegi.

Si, era un sortilegio, in incantesimo, un terribile rito di morte quello che quei sacerdoti del male in tuta mimetica venivano a celebrare sulla nostra povera nave di bambini, donne, uomini di buona volontà.

“Beati gli uomini di buona volontà”!

“Beati”, dicevano le parole del Figlio del Dio “coloro che vengono in pace”.

“Beati i poveri in spirito,
perchè di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,
perchè saranno consolati.
Beati i miti,
perchè erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perchè saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perchè troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perchè vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perchè saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perchè di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi
per causa mia.
Rallegratevi ed esultate,
perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”

Già, chissà chi, e dove, e quando, e perché, e se davvero ha pronunciato quelle parole che, l’altra sera, sulla nostra nave, sono risuonate false, inutili, ingannatrici, pericolose, illusorie. Folli.

Folli.

Si folli, frutto di follia, pazzia, insanìa.

Quando i soldati sono saltati su di noi, che non volevamo combattere, che portavamo nel cuore la pace, è scoppiato l’inferno.

I rumori, le urla, la confusione, la paura, la disperazione, il pianto, il sangue…

Violenza.

Sangue.

Morte.

Sangue…

L’Infermo ha spalancato le sue fauci fameliche.

Da quelle fauci sono uscite lingue di serpenti velenosi e fetidi, e artigli di rapaci che strappavano gli occhi ridendo del dolore di coloro che venivano deturpati, e zanne aguzze ed affilate e ogni altro mezzo del male.

Canne di fucili.

Bastoni e pistole.

Frecce e palle di cannoni…

Funghi allucinogeni di terrore atomico.

Serre dove i gas venefici fertilizzavano la cruda terra di morte che avanzava in quel deserto di scura acqua salata dura come pietra e di sabbia rossa del sangue versato nei secoli dei secoli.

Terra Santa!

Hanno avuto il coraggio di chiamarla Santa!

Santa al Demonio.

Terra di sangue.

Sangue di popoli deportati.

Sangue di popoli che non hanno imparato a ribellarsi al Demonio che li conduce verso la perdizione terna.

Demonio, che non sai sentire la pietà neanche quando hai provato sulle tue proprie carni i morsi delle verghe, delle spade e delle lance.

Demonio che non sai fermarti di fronte all’eccitazione estrema che provoca l’odore del sangue.

In quale terra mai hai scelto di abitare, dai secoli dei secoli.

Demonio che non hai arretrato neanche di fronte al deicidio.

Demonio che abiti una terra di croci e di spade, di fucili

E di morti bambini.

E di morte donne.

E di morti, a migliaia e migliaia.

Terra che in deserto ha ridotto i suoi templi sacri, i suoi sepolcri, come i suoi stessi cuori.


Era una presenza leggera, quella che mi stava a fianco.

Era malinconica, con un velo scuro su orbite di un teschio senza occhi.

Pozzi oscuri.

Abissi.

Tenebre.

Era una presenza familiare, compagna, fedele accompagnatrice.

Il suo passo era lieve.

La sua mano capace soltanto di gelide carezze mortali.

La sua voce flebile come l’ultimo soffio della vita che stava spirando via tra le mie braccia mentre stringevo stretto il compagno che aveva condiviso con me il passaggio su quella nave di morte nelle acque nere del Demonio.

Era la presenza che tutti conoscevano, in quella terra,  compagna di migliaia e migliaia di povere bestie che attendevano il massacro.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. teoderica ha detto:

    Sai a volte vedendo l’ antisemitismo ( i soldati israeliani li condanno fermamente) che serpeggia mi dico che forse inizialmente inizia così, insinuandosi con il riconoscere l’ ebreo cattivo e poi da qui condannare un popolo intero, altrimenti non si capirebbero tutte le persecuzioni a questo popolo che si sono succedute.
    L’ olocausto mi incute talmente orrore che io mi interrogo in quanto credo che anche chi ha voluto ed accettato l’ olocausto fosse inizialmente animato da buone intenzioni e forse credeva che gli ebrei affamassero i poveri.
    I pacifisti all’ arrivo dei soldati, dovevano semplicemente restare fermi, come quando per strada ti fermano ad un posto di blocco. Con questo non avallo assolutamente il comportamento dei soldati, anzi il tuo racconto me ne fa partecipe e sono piena di orrore per ciò che è successo.
    Ciao e buona domenica.

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  2. pietroperrone ha detto:

    L’antisemitismo è una follia, è razzismo, è violenza, è la guerra, è la belva umana, è una delle vie del Male.
    Può sembrare seducente, a volte il Male, e può anche sembrare giustificato: ma sono puri artifici, travestimento, maschere!
    Il Male è ciò che sta al fondo, alla fine, è l’estrema conseguenza: la strada che conduce fin là è sotto la responsabilità di ognuno di noi, di ciascun essere umano, che deve saper giudicare se il suo passo poggia su un sentiero Retto o sulla strada del Male.

    L’Olocausto, Paola mia, rappresenta l’industrializzazione della Morte: una immensa fabbrica che anzichè produrre beni per l’uomo distrugge la natura umana per rubarne l’Anima. Cosa rimane dopo quella sciagura? Forse il sangue dei morti di Hiroshima e Nagasaki ha lavato quello di Auschwitz ? Non è che si è invece sommata sventura a sventura, Morte a Morte, Perdizione a Perdizione?

    E come è possibile, allora, che lì, nella terra del Dio degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani, nella terra del Padre, in quella terra così densa di secrezione divina, possa invece prosperare così impunemente la Belva sanguinaria?
    Hanno dimenticato tutto così in fretta gli uomini in quella Terra?
    Oppure, lì scorgiamo con la coda dell’occhio la sventura dell’Uomo, restato orfano sia del Dio che che gli ha fatto da Padre, sia dell’Anima che amorevolmente l’ha nutrito con il latte materno della Sagezza e della Pietà?

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  3. rebirth010 ha detto:

    Smuovi emozioni profonde
    bravissimo…

    me la immagino letta al lume di un candelabro, con il lettore in nero
    solo viso e mani si vedono, mentre un velo nero si muove al ritmo della brazza di una notte senza luna
    grazie Pietro

    per il resto…molto è stato detto e scritto, sulla vicenda
    nessuno di noi capirà mai fino in fondo
    troppi nodi in questo gomitolo
    mi tengo la sensazione di uno squilibrio di forze, di un’azione violenta e del rifiuto pervicace di un vero dialogo, da parte dei due governi

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  4. pietroperrone ha detto:

    Chissà, alle volte ci penso ad organizzare una lettura pubblica di qualche testo della Repubblica indipendente.
    Chissà, qualche volta ci provo.
    Ma mi serve IL LETTORE.
    Innanzitutto…

    Poi, la voglia, la volontà…
    Ma chissà…
    Mi stuzzica l’idea.

    Alcuni testi sono discreti, quelli in prosa, in genere, mi piacciono di più…

    Grazie comunque, per essere passata e per le cose che mi hai detto.

    Post Scriptum: ho deciso il nome da darti. Lo userò presto (ma temo sia davvero poco originale)

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