NOTTE

E’ sera, quasi notte.

Silenzio d’intorno, nelle case, gracchiano solo le inutile televisioni, davanti ai cui schermi sfarfallanti di niente sonnecchiano beoti i poveri corpi svuotati, carcasse che assomigliano ad esseri umani, ombre fuggevoli, ectoplasmi, mostri senz’anima, pura materia inanimata, reazioni chimiche che presto la morte fermerà definitvamente.

No, cara sera, tarda ora, notte che ti affacci a fare capolino.

No, i rumori si sono stancati e adesso dormono, come bambini dopo la rutilente giornata.

Anche le luci hanno hiesto permesso e si sono ritirate.

Ormai, cara sera, resti solo tu.

Sola con me, a stringermi calda del desiderio di condividere con qualcuno questo tempo che scorre lento, immutevole, quasi, fermo, a almeno così sembrerebbe a guardare le tende bianche immobili davanti alla finestra aperta.

Tende che nessun vento gonfia e che restano immerse nel loro silenzioso sforzo di arginare il mondo che vuole penetrare dentro la mia vita.


E’ sera, la notte si è avvicinata ancora di qualche passo.

Un pinoforte, Bill Evans, solo, in solitudine, mi accompagna in questa splendida solitudine oscura.

Solitudine viva.

Solitudine abitata da fantasmi che si colorano di sogno.

Solitudine che è macchiata dai riflessi delle luci che lontano si spargono come fiumi in piena, che dilagano come uragani, che violentano come belve feroci la casta purezza del buio notturno.

E’ sera, anzi, ormai, è davvero quasi notte.

E sembra di vederlo avanzare il dio del tempo, chino a raccogliere per strada, passo dopo passo, i minuti che scorrono dalle sue dita, dalle sue tasche, dai suoi mille rivoli impazziti. Sembra di vederlo, vecchio, rattrappito, ricurvo, concentratissimo a riprendersi con le mani gobbe i secondi e gli istanti che ha perduto dapperdove, disseminati di qua e di là, distrattamente regalati, svaniti, scomparsi, sfuggiti al suo controllo di avaro incorreggibile.

Ogni istante si incrocia con una nota del piano, e ogni saltello del ritmo del piano corrisponde ad un balzo del tempo.

Ora è sospeso nel vuoto.

Ora ricade pesante.

Ora, leggero come un soffio, una nota prende la via eterea dell’anima, l’afferra dolcemente per le mani e con le sue lisce e dolci mani che si contraggono al ritmo del battito cardiaco del pianista, soffiano nei polmoni del tempo l’andamento che chiamiamo vita.

Si abbracciano, le note, gli istanti del tempo, i battiti delle ciglia e quelli del pugno di carne che mi esplode nel petto ad ogni accordo del ritmo sincopato del jazz che scorre via dal supporto argentato che ho caricato nel computer.

Si stringono in una danza d’altri tempi, in un minuetto incantato, in una quadriglia saltellante, in un tango carnale.


E’ quasi notte.

Ormai la sera ha salutato definitivamente la compagnia danzante ed è andata a sedersi con la sue sorelle alla tavola della Memoria.

Per ogni sera vorrei avere una stella.

Un lampo di luce fulminante per fermare l’ombra che scende.

Un bagliore baluginate per illuminare il passo della sera che se ne va.

E resta, così, la Notte.

Ha la pelle candida.

I seni morbidi.

Il profumo ancestrale di donna.

La Notte.

Sotto il suo vestito di seta nera, frusciante e liscio, il suo corpo è languido, è immaginazione pura.

I suoi occhi sono neri, profondi come l’abisso da cui proviene il primo raggio di luce, eppure sprizzano lampi come la faretra di Zeus.

La Notte.

Il più riuscito travestimento del dio d’Amore.

La forma più pura che il divino ha saputo assumere per parlare al cuore di un uomo.

E resto lì, immobile, ad ascoltare quella voce che mi sussurra direttamente nel cuore.

Resto lì a vedere il mio corpo che dorme, dolcemente adagiato sul letto nel buio più totale che il silenzio riesce a preservare.

Resto lì.

Guardo e riguardo quella visione così familiare eppure sconosciuta a me come la Morte.

Resto lì a guardare a lungo.

Osservo lento il petto che si alza e si abbassa al ritmo del respiro ammansito dal sonno che la Notte elargisce.

Osservo il mio povero essere che ha smesso di vibrare e fremere e che, ora, se ne sta disteso su un fianco, un pò piegato, come fosse seduto, su un fianco.

Osservo …

E mentre me ne sto lì, immobile, al buio, sento il flusso dei miei pensieri, che scorre pacificato, finalmente, almeno per qualche ora.

Niente può turbare quella situazione di fantastica illusione che solo il sonno può assicurare.


E’ notte.

E a notte si sogna.

E vedo che si coagulano i grumi dei miei sogni, colando fuori dalla mia testa appoggiata delicatamente sul cuscino.

Si condensano sul fresco pavimento, come una leggera patina ricoprono la superficie di lucido nero dello specchio di fronte al letto.

Si scuotono, a momenti, sussultano, vibrano, saltellano.

Sembrano andare al ritmo del jazz che evapora dal supporto di specchio che gira nel computer.

Specchi, cristalli, argenti, riflessi, lampi …

In questi barbagli si aggira sperduta la povera Notte, stanca, sbiancata, pallida, madida, affaticata.

Capisco che è ora.

Capisco che devo salutarla.

Un bacio.

Solo un bacio vorrei mi donasse con le sue dolci labbra. Labbra così dolci come quelle che solo nei sogni notturni è possibile accarezzare con le labbra. Baci così teneri come quelli che solo nella notte si possono donare.

Solo uno di questi miracoli vorrei mi regalasse la Notte, questa notte.

Un bacio della Sera, prima che se ne sia andata del tutto.

Una bacio che lei, signorina nervosa e slanciata non vorrà certo riaprmiare ad un sognatore come me.

Un bacio che tu, Notte sensuale, non potrai trattenere sulle tue labbra.

Solo un bacio, Alba che già fai capolino da laggiù, con i capelli un pò fulvi ed il colorito appena appena violetto e azzurrino.

Solo un bacio, ninfe del tempo senza luce, del tempo che non invecchia, che non si consuma.

Un bacio tuo, Aurora, sorella della dolce Alba bambina e del Giorno dispettoso …

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2 pensieri riguardo “NOTTE

  1. Che fai Piero nel web … scrivi favole e rendi affascinante la notte che è sorella della morte?
    Sto scherzando…hai scritto una lunga poesia e la poesia è come un elisir..allunga la vita, almeno quella mentale.
    Ciao.

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  2. Mi piace scrivere, raccontare.
    E se davvero dici che rendo affascinante la notte, sorella della morte, allora … evviva!
    La poesia è un elisir miracoloso.
    Ma non vorrei millantare il titolo di poeta, io che sono un dilettante.

    Però, un grande grazie devo dirtelo per forza, no? Le tue sono parole che mi fanno davvero molto piacere.

    Mi piace

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