Compagno di strada

Eh, noi, sì, che ne abbiamo viste tante nella nostra vita!

Una vita che si sta allungando, come le giornate di tarda primavera, che si allungano fino all’inverosimile, rubando spazio alla notte ed alla brillantezza delle stelle.

Eh, sì, ne abbiamo viste tante.

Ormai potremmo raccontare le nostre mille avventure, se non avessimo la frenesia di correre ancora dietro ad una sottana svolazzante, un sogno ancora vivido, un’utopia quasi patetica.

Non abbiamo certo il volto rugoso di chi vive nella notte stellata e saggia, non abbiamo ancora la barba bianca, la mano incerta, il passo pesante.

No, certo, ma pesa l’ansimo della nostra rincorsa incontro a quel bel pomo verde succoso!

Una volta bastava tendere la mano!


Eh, sì, però noi potremmo davvero raccontare le mille e mille storie che i nostri occhi hanno visto.

Potremmo disegnare i lineamenti di quel volto fatto dei mille lineamenti dei mille e mille volti che abbiamo incrociato per strada e nei quali ci siamo saputi riconoscere.

Potremmo …

Oh, sì, sì, certo, potremmo davvero metterci al centro del circolo, davanti al fuoco, nella notte che adesso finalmente comincia a profumare d’estate, questa notte corta ma intensa, profumata e tiepida, ancora fragrante dell’acre aroma dell’erba verde perso nell’aria umida…

E lì, al centro dell’attenzione dire dei nostro sogni ancora vivi, accesi, come gli schermi di mille e mille televisori che baluginano davanti ad un orizzonte lontano, aperto, meraviglioso…

Schermi da cui si sporgono incantate le star dei film, le deliziose starlette dei varietà dalle lunghe dolci gambe chiare ed affusolate, i tanti signor nessuno che riempiono le pagine dei telegiornali come insignificanti lettere dell’alfabeto riempiono disordinatamente le pagine di un romanzo di Hugo, o di Stendhal.


Eh, sì, i nostri racconti hanno l’incanto della meraviglia, l’incanto che strega chiunque senta ancora ardere dentro di sè una scintilla di vita, chiunque insegue la propria fiammella e la vede scappare veloce, più veloce, e rifugiarsi, prima di essere afferrata, dietro la linea del tramonto, difesa dal buio, in attesa del nuovo giorno, che rigeneri la natura.

Beh, non posso nascondere che dentro le nostre vene scorre il sangue più caldo che abbia mai riscaldato il cuore di un uomo !

Le nostre mani hanno la forza, hanno ancora la forza maestra di forgiare le cose, di dominare il corso delle del destino. E di accarezzare con dolcezza il viso di un bambino, e di infondere sicurezza al vortice scomposto dell’anima impaurita…

Il nostro passo è sicuro, certo, fermo.

Un passo fermo!

Ossimoro della natura.

Ad un vecchio il passo cede spazio, intensifica la distanza, acuisce la nostalgia …

A noi il passo fermo assicura dominio, dona possesso e gloria, fermezza ed immobile, rigida intransigenza.

Passo fermo, che da nulla parte conduci!

Passo fermo, che la possibilità di alzare il piede ti è preclusa.

Passo di montagna.

Passo di nuda, immota terra.



Come vacilla il nostro pensiero, a questa ora del tramonto.

Il nostro sguardo, che un attimo fa era fiero, corrusco, altero, dritto piantato nel cuore dell’Astro fiammante, ora scende a difendersi dietro le lunette vitree della sera.

Il nostro respiro pacato, profondo, intenso … si trasforma in facile asma, in singulto confuso, in gorgoglio di strozza.


Eh beh, si, potremmo raccontarne tante.

tante ne abbiamo viste.

Abbiamo raggiunto le stelle, e siamo andati oltre, senza mettercene neanche una in tasca.

Abbiamo superato gli spazi degli dei, e non siamo riusciti a strappargli neanche il segreto della vita e della morte.

Abbiamo conosciuto il giorno e la notte, e ogni volta che arriva uno di quei mostri crudeli a strapparci la preziosa frazione del nostro tempo, neanche abbiamo imparato a riconoscerne il galoppo, ad evitarne l’assalto, a costruire la minima difesa…

Abbiamo immaginato tutto il possibile.

E l’impossibile ce lo siamo dimenticato, lo abbiamo scartato, troppo sicuri della nostra certezza di essere eterni.

Abbiamo raggiunto mete mai raggiunte da nessun altro prima di noi.

Abbiamo scavato gallerie e pozzi nella nostra anima, e lì dentro l’abbiamo poi rinchiusa, ad espiare il nostro peccato senza colpa.

Abbiamo preso la coscienza e l’abbiamo allargata fino a disperderne ogni confine, come un pittore su una tela astratta.

Ci siamo innalzati così in alto che abbiamo dimenticato cosa c’era sotto di noi…


Eh, beh, ma ancora tutto questo non è niente!

Abbiamo un grande destino ancora da realizzare.

Abbiamo sottomesso il Fato.

Abbiamo impiegato al nostro servizio le Parche. Atropo, Lachesi e Cloto: abbiamo impiegato la loro maestria nel tendere il filo e tagliarlo nella giusta misura, prendendole alle nostre dipendenze, nella filanda industriale dove viene tessuto il tappeto di mille colori della nostra vita multicanale.

Ma tutto questo è niente ancora.

Abbiamo imprese da eroi davanti a noi.

Abbiamo la vita da vivere, ancora.

Abbiamo i nostri giorni, ancora, da vivere, tutti nostri giorni, fatti delle nostre ore, dei nostri minuti, dei nostri istanti, delle frazioni infinitesime dei nostri istanti cadùchi.

Dobbiamo contare tutti i battiti delle nostre palpebre e quelli del nostro cuore. Dobbiamo gonfiare i nostri polmoni  mille e mille e mille ancora altre volte, ed ogni volta più ampio sarà il nostro respiro e soffierà aria magica nel nostro diaframma.

Dobbiamo mettere in fila retta i nostri passi per misurare la distanza che ci lega con gli astri più lontani, nascosti dall’ombra delle immense galassie sprofondate nel lontano universo più nascosto…

Non dobbiamo distrarci. Abbiamo ancora imprese che i nostri nipoti ameranno sentirsi raccontare, quando saremo lì, al centro del circolo, davanti al fuoco, nella scura notte che fugge a nascondersi…


Cosa dire ancora ?

Cosa dire a chi vuol sognare, a chi vuole, quindi, sentirsi ancora vivo ed immortale, a chi vuole attingere alla fonte della vita eterna, a chi vuole mangiare dell’erba che sconfigge la l’Oblìo, a chi vuole ancora vedere la luce prima che il sole tramonti, chi vuole ancora qualcosa, qualcosa di più di quello che esiste, a chi ha ancora desideri, a chi è così fortunato ?

Cosa dirgli ancora ?

Buon viaggio.

Caro compagno di strada.

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. rebirth010 ha detto:

    i compagni (e compagne) di strada rendono più agile e leggero il nostro passo, ma, nel caso mio, i pensieri non vanno così in alto
    amo la vita fatta di concretezza e piccole-grandi cose
    amo il calore umano
    l’eternità non mi interessa

    i mei geni li ho trasmessi ai miei figli: quella è la mia eternità

    non ho grandi aspettative per il futuro: mentre ancora sono forte e sana, cerco di vivere ogni giorno come fosse l’ultimo e di disseminare i miei passi di timidi o aperti sorrisi

    sono felice se vengo ricambiata dalla gente che mi incrocia, che mi è compagna di vita

    buon viaggio anche a te

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  2. pietroperrone ha detto:

    Sono sicuro che dentro ognuno di noi c’è un’impresa da compiere.
    Non si tratta di eroismo, o fama, o chissà cosa.
    Solo vivere, solo essere se stessi, solo trasmettere la vita, trasmettere i geni.
    Ma che atto eroico è questa Normalità!

    Gli altri, gli eroi, purtroppo per loro e per chi ha bisogno di loro, sono tutti morti.

    Ma la missione, l’impresa, che c’è dentro ognuno di noi è quella del sogno.
    Finchè c’è sogno c’è vita.
    (bada, sogno non ha nulla a che vedere con illusione)

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  3. rebirth010 ha detto:

    io non convivo bene con i sogni
    sono pratica e pragmatica
    tutto organizzato, tutto sotto controllo
    mente analitica e sintetica
    sarà deformazione professionale, ma in me la vena poetica non è mai stata molto forte…
    amo e vivo con passione ogni cosa che faccio, ma il mio cervello razionale non molla facilmente la presa…

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  4. pietroperrone ha detto:

    Sei analitica e sintetica.
    Tutt’e due?
    Smentisci la teoria degli opposti.

    Insegni matematica e tieni tutto sotto controllo.

    Ma i numeri, il controllo, l’organizzazione si nutrono pur sempre di qualcosa.

    Ma non voglio mica sembrare un patetico romantico, o un poetico sognatore.

    Sono a mia volta molto concreto. Lavoro, mi occupo di bilanci, di applicazione delle leggi, scrivo bene verbali freddi e molto “sofistici”, sono bravo, sono abbastanza razionale, con i piedi per terra, non mi sento affatto un illuso, sono adulto, ho provato il dolore e la gioia, il distacco e l’abbraccio, ma…
    ma ugualmente mi piace tanto sognare!

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  5. rebirth010 ha detto:

    analizzo, sì, non mi perdo una virgola dei miei processi mentali razionali, dopodichè sono bravissima a sintetizzarli, a volte con una sola frase ad effetto
    ho superato così momenti di crisi e mi vengono utili (analisi e sintesi) nelle discussioni
    non dimenticare il metodo delle dimostrazioni matematiche: si sviscera il problema, lo si analizza e studia da vari punti di vista, si ipotizza una soluzione e la si applica: et voilà!
    ma il bello degli essere umani è che sono tutti diversi, quindi, viva le differenze! 😉

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  6. pietroperrone ha detto:

    Io lo dico con parole diverse, ma è la stessa cosa: la varietà è ricchezza!
    L’ho detto mille volte a mio figlio.

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