DESIRE

Il mondo è stato creato, tanto tempo fa. Il mondo, che è una piccola, piccolissima particella dell’universo intero.

Anzi, a dirvi la verità, neanche chiamare il Creato “Universo intero” può dare ragione dell’immensa opera che venne alla luce tanto, tanto tempo fa.

All’inizio dei tempi.

Ecco, era l’inizio dei tempi.

Prima non c’era ancora un prima.

Non c’era ancora il “caos”, il “verbo”, nè gli dei del pantheon umano.

Eh, no, gli uomini proprio ancora non c’erano. E non erano neanche stati pensati, immaginati, formulati come ipotesi. No. Proprio no.

Non c’era ancora un che al quale dare un nome, una definizione, un qualche contenuto.

Era il Nulla, il regno assoluto di ciò che per propria natura non può stare in nessun modo nella mente di un uomo.

Un uomo.

Già, un uomo, proprio l’uomo che io sono.

Era il regno dell’assoluto Nulla, della mancanza di qualsiasi cosa.

Nulla era la materia che avrebbe, un giorno, un giorno distante un’eternità fuori dal tempo, dato luogo al Big Bang che bea la metafisica degli scienziati contemporanei.

Nulla era la Luce. Emanazione divina, parafrasi della potenza di dare visibilità, esistenza, alle cose perse nell’oscurità dell’oblìo.

Nulla era la Tenebra, Abisso insondabile nel quale, comunque, sono contenute tutte le ansie e tutte le angosce e tutte le paure e tutti i fantasmi ed  i mostri che abitano la frontiera dell’oltre-coscienza.

Nulla era commistione di vita e di morte.

Nulla era il tempo.

Nulla era il dolore e la gioia.

Nulla.

Solo il Nulla.

L’impensabile.


Ed egli era lì, oltre quella dimensione dell’impensabile, a contemplare quel mondo fuori dai gradi del reale e del possibile.

Egli era lì, assorto, immoto movimento e fuggevole infinità di eternità che si susseguivano sul suo volto come le nuvole sul piano insensibile della volta siderale.

Era lì. Era lì e dappertutto, e non c’era nessuno spazio a contenere quella esistenza di pura divinità che esisteva al di fuori della possibilità di esistere.

Esistere!

Esserci!

Vivere!

No, non sono definizioni che si possono attribuire a quella presenza infinita ed assente.

Niente e nulla avrebbe mai potuto percepire quella pura forma che era prima dell’eterno essere.

Eppure era lì, a contemplare quel mare di gocce prive di qualsiasi ordine e materia, di scintille di luce ancora spente, di atomi di materia senza nucle ed elettroni, di cariche elettriche senza direzione nè moto nè irradiamento, di calore senza caldo nè freddo…

Egli era lì.

E solo il puro pensiero era la sua meteria.

Anzi, il puro pensiero poteva solo pensarlo essere lì, lì davanti e dappertutto. Lì e altrove, dinanzi a quel mondo ancora increato.


Eppure doveva esserci, lui lì, a  dare il via a quella gara di inimmaginabili energie messe in movimento dal principio primo che avrebbe dato, prima o poi, prima senza poi, poi senza alcun prima, inizio al tutto.

<Avrei voluto esserci anch’io, in quel magico momento.

In quella frazione di esistenza in cui l’esistenza cominciava ad esistere.

In quell’istante di tempo in cui il tempo senza tempo usciva dalla sua dimensione incommensurabile e cominciava a farsi misurare dal movimento di  qualche meccanismo celeste che avviava per la prima volta il moto infinito dell’universo intero.

Si, avrei voluto essere avvisato.

“Guarda un pò lì, guarda attentamente. Guarda proprio laggiù, in quel punto laggiù, preciso, mira come faresti con un microscopio atomico”.

“Cosa devo guardare ‘” avrei detto, con un filo di voce, intimorito per quel sussulto che scuoteva ciò che mai era stato scosso da alcunchè di vivo o di materiale. Il puro Nulla.

“Cosa devo guardare ?”

Ma avrei certamente buttato lo sguardo laggiù. E per pura magia il mio sguardo sarebbe uscito fuori dal non essere mai stato niente e si sarebbe puntato su quella minuscola punta di atomo che cominciava a spuntare da qualche parte dell’infinito universo che cominciava a muoversi.

Certo, quella magica forza che stava lì ad ammirare, a contemplare, ad immaginare, per la prima volta quello che mai finora era mai stato creato, quella pura forza magica cominciava proprio sotto il mio sguardo attonito a dare movimento al movimento, tempo al tempo, realtà alla realtà.

Avrei partecipato, grazie a quella energia generosa, alla creazione del primo istante.

Avrei potuto dare qualche indicazione, qualche avvertimento.

Consigli no, veramente consigli non ne avrei dati.

Ma qualche punto di attenzione l’avrei indicato, qualche contributo sarei stato certamente in grado di offrilo.

E sarei stato orgoglioso di quella mia prestazione, certo minima, insignificante, forse inutile, ma sarebbe stato per me motivo di fierezza già solo poter raccontare che avevo sbagliato a dire “scansati”, oppure “potevi provarci prima”, o chissà…


Che desiderio provo ancora adesso di voler assistere ad un evento così !

Come mi scava dentro un desiderio così forte !

Come mi sento sprofondare al di là di qualsiasi possibile principio o legge o regola !

In un mondo in cui la libertà è ancora assoluta.

In un mondo in cui siamo tutto, non il niente che, invece, dimentichiamo di essere.

In quella prima frazione di istante in cui tutte le possibilità erano ancora possibili il nostro mondo non conosceva nessuna forma di limitazione.

Non la condanna del “finito”, del “transeunte”, del “peregrino”.

No !

L’Infinito !

Il Permanente !

L’Immobile !

Come sarebbe stato decisivo prender parte, partecipare, indirizzare, quel primo accenno di movimento impresso a quei miliardi di miliardi di particelle che, solo un’infinità di tempo più tardi, avrebbero capito l’importanza del doversi mettere insieme, dover unire le proprie forze, per dar vita al primo atomo dell’Universo !

Che possibilità immensa deve aver avuto quella magica forza che tutto ha potuto, prima che dio si creasse, che decidesse di creare il “verbo”, di tenerselo accanto, coccolato per eternità ed eternità, di dargli l’ordine di mettere ordine alla luce ed alla tenebra, al giorno ed alla notte, alla terra ed alle acque, alle piante ed alle bestie, all’uomo ed alla donna…

A quali e quante infinite soluzioni poteva attingere, nel mondo delle infinite possibilità, dovendo  creare ancora quel mondo delle infinite possibilità, ed avendo, di conseguenza, ancora infinite possibilità davanti a sè e fuori di sè, ed altre ancora tra quelle infinite non possibilità che poteva rifiutare o accettare…

Che scintilla deve essere scoccata da quell’arco di energia magica che diede inizio al tutto che ora abbiamo davanti e che è solo un’infinitesima particella iniziale che emerge dall’inizio dell’infinito che c’è dopo di noi !!!

Che calore mi dona al cuore, stasera, questo piccolo desiderio !

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2 pensieri riguardo “DESIRE

  1. Che scintilla deve essere scoccata da quell’arco di energia magica che diede inizio al tutto che ora abbiamo davanti e che è solo un’infinitesima particella iniziale che emerge dall’inizio dell’infinito che c’è dopo di noi !!!
    Caro Piero, fa piacere vedere quanto apprezzi la “nascita” che tu abbia questo desiderio, a me in questi giorni viene da pensare che neniamo dal nulla e siamo nulla, mi ritrovo in questo tuo incipit…..Era il Nulla, il regno assoluto di ciò che per propria natura non può stare in nessun modo nella mente di un uomo.
    Ciao Pier e buona domenica.

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  2. Senza il nostro essere, senza la nostra nascita, cara Paola, neanche il Nulla avrebbe la ventura di essere la base dei tuoi pensieri neri. E non potrebbe essere neanche la destinazione finale di quelli.
    E neanche chi ha pensato di creare tutto ciò che è e quello che non è, quello che è stato e quello che sarà. Neanche lui potrebbe avere la ventura di essere al centro dei nostri pensieri, dei nostri desideri, delle nostre fedi e delle nostre bestemmie.

    Abbiamo questa speciale qualità: essere Vita.
    Al di là di essa è il regno di ciò che non è.
    Noi che siamo Vita ridiamo e piangiamo, urliamo e ammutoliamo, vediamo e stiamo ciechi, amiamo, odiamo, accarezziamo, immaginiamo, desideriamo, speriamo, disperiamo. Ci alziamo e cadiamo. Continuamente.

    Siamo Vita, Cara Paola.
    Siamo Vita!
    E non possiamo farci nulla.

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