A lad insane

Ragazzo.

Ragazzo malato, pazzo, folle, fuggito lontano dai nascondigli della propria coscienza e del proprio tempo.

Un ragazzo timido e sfrontato.

Strafottente.

Strafottente e sfrontato perchè timido fino al rossore, puro, delle gote.

Un ragazzo timido, ma pieno di energia.

Energia musicale.

L’energia di questa sera.

Energy.

One of this energizing evening  that …


Energy.

Energia pura.

Energia che esplode fuori dalle viscere del tempo.

Tempo che fosti mio.

Tempo che sei stato come una puttana, di tutti.

Tempo che sei appartenuto a loro. A quelli che avevano l’energia per dominare la scena, e il mondo, e l’universo intero.

L’energia della vita, possedevano. Ed erano posseduti dall’energia magica della fantasia, del sogno, delle Muse.

A loro hai dispensato doni preziosi !


A me hai lasciato ricordi, memoria, nostalgia …

E mi hai dato energia, forza, potenza.

A loro apparteneva la dimensione rock della musica, il ritmo, il sound…

A me appartiene la dimensione un pò onirica della nebbia che si alza, il paesaggio che appare un pò per volta dentro la mia anima, la tela della memoria che si colora di immagini vive, suoni alti, odori penetranti …

Si. Si, sento ancora perfettamente l’odore del vinile che pizzica, penetrarmi nelle narici.

Vedo i colori delle grandi immagini stampate su quelle copertine dai lunghi capelli a dagli sguardi che sembrano indemoniati.

Mi perdo nei suoni che schizzano via da quelle elettriche strade che partono da una chitarra e raggiungono il centro del mio cuore.

La plastica trasparente, ferita, scivola via…

Raggi laser, i primi lampi, le prime scosse elettriche.

Sorgevamo dalla terra come zombie, in quei costumi dagli improbabili colori rossi, rosa, fucsia, cremisi…



Erano colorati gli abiti che portavamo in giro.

Erano molto visibili, come il mondo che avevamo dentro, che abitava nelle nostre teste.

Eravamo invincibili, eroi, impavidi.

Portavamo tra le stelle il nostro spudorato coraggio.

Atterravamo sulla luna e quella sporca polvere ci sembrava la conquista della frontiera più estrema dell’umanità.

Avevamo viaggiato con un mezzo improbabile, guidato senza certezze, senza una mappa, senza patente.

Era stato un viaggio su un’autostrada nello spazio.

Con un camion scassato che poteva attraversare le galassie per raggiungere il centro di una stella.

Energy.

Energia pura.

Ci spingeva allora e ci spinge oggi.

E’ il silenzio, fra allora ed oggi, a fare la differenza.

Nello spazio intersiderale, nell’intercolumnio che separa la nostra terra madre da quella stella così lontana, non c’è più alcun suono.

Nè alcun colore.

Non più il cremisi, colore partorito dalla nostra strana fantasia credula e fervida che si lasciava catturare da una tonalità così schioccante.


E non c’è più il porpora, così forte come l’energia che moveva i nostri sentimenti.


E nè il viola, nè il rosa.

Silenzio. Silenzio del tempo.

I colori dominano la nostra mente.

I suoni, emanazione di quei colori.

Suoni che sono suggestioni, impressioni, espressioni, sentimenti, anima, la nostra anima.

La nostra.

L’anima.

La nostra anima.

Uomini con l’anima.Uomini che sono  tutt’uno con l’anima del mondo e possono prendere il nome di “soul man”:


Time ….

Energy ….

Time —

No, non c’è tempo, non ce n’è più, in questa strana serata di un attore pazzo, spezzato, di ricordi forti ed energetici …

Non c’è più tempo.

Si, resta una strana energia.

Una strana forza.

Chi la sente la porta via con sè.

Chi rimane imprigionato nella forza di questa serata può restarne schiavo per sempre.

Forza. Ed energia.

Forza ed energia del tempo che ci trasporta lontano. Lontano.

Energy.

And Satisfaction.


Satisfaction.

Time’s satisfaction.

Our going times of Satisfaction………….



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