Rock… night

Fa caldo, umido, stasera.

Vine voglia di musica, di energia, di ritmo, per compensare la lentezza del tempo che scorre piano.

Vien voglia di stare a ricordare, sostenuti dal battito della memoria, addolcito dal dolce inganno della nostalgia…



No?

Non è il ritmo giusto?

Note elettriche, fumo umido che si alza dall’acqua, fiamme, giochi turbati dalla paura e dal caos del tempo che fugge impazzito.

Schegge psichedeliche di rock impazzito.

Schegge del tempo mandate in in frantumi dai colpi del batterista che martellano piatti e tamburi…

Fumo e fiamme.

E acqua.

E urla.

E paura e sogno che s’incontrano a vent’anni davanti allo specchio e si spaventano e fuggono urlando.

Eravamo andati tutti a Montreux
Sulla spiaggia del lago di Ginevra
Per fare dischi con un furgoncino
Non avevamo molto tempo
Frank Zappa e i Mothers
Erano in una posizione migliore
Ma qualche stupido con una pistola a razzi
Incendiò l’edificio radendolo al suolo
Fumo sull’acqua, fuoco nel cielo

Hanno bruciato quella casa da gioco
È perita con un suono orribile
Claude, adirato, correva dentro e fuori
Tirando fuori dall’edificio i bambini
Quando fu tutto finito
Noi dovemmo trovarci un altro posto
Ma il tempo svizzero stava volando via
Sembrava che dovessimo perdere la gara
Fumo sull’acqua, fuoco nel cielo

Siamo finiti al Grand Hotel
Era vuoto, freddo e spoglio
Ma con il nostro furgone stile “Rolling Stones” là fuori
Noi facevamo musica lì
Con un po’ di luci rosse e alcuni vecchi letti
Ci creammo un posto da spavento
Non importa cosa abbiamo ricavato da ciò
So che non lo dimenticheremo mai
Fumo sull’acqua, fuoco nel cielo


No?

Non sono le parole giuste ?

Eccone altre.

Belle come il sogno.

Dolci come l’Isola che era laggiù e che è scappata…



Chi può trovarmi qualcuno da amare?
Ogni mattina mia alzo e mi sento morire un po’
Riesco a malapena a stare in piedi
Guardo lo specchio e piango
Signore cosa mi stai facendo?
Ho passato tutta la mia vita a credere in te
Ma non riesco a riceverne conforto, Signore!
Qualcuno, qualcuno
Chi può trovarmi qualcuno da amare?
Lavoro duro ogni giorno della mia vita
Lavoro fino a rompermi le ossa
Alla fine porto a casa la mia paga guadagnata duramente
tutto solo
Mi inginocchio
E inizio a pregare
Finchè le lacrime non mi sgorgano dagli occhi
Signore – qualcuno – qualcuno
Chi può trovarmi qualcuno da amare

(Lui lavora sodo)

Ogni giorno – cerco e cerco e cerco –
Ma sembra che tutti vogliano umiliarmi
Dicono che sto impazzendo
Dicono che ho il cervello pieno d’acqua
Dicono che non ho buon senso
Non mi è rimasto nessuno in cui credere
Yeah – yeah yeah yeah
Oh Signore
Qualcuno – qualcuno
Chi può trovarmi qualcuno da amare?
Non ho più sensibilità, non ho ritmo
Continuo a perdere colpi
Tutto bene, sono a posto
Non subirò più sconfitte
Devo solo uscire da questa cella
Un giorno sarò libero, Signore!
Trovatemi qualcuno da amare
Chi può trovarmi qualcuno da amare?

Parole sfuocate, come le immagini del tempo che scappa via.

Parole che hanno ancora il loro significato, ma che nessuno conosce più.

Parole che muoiono in solitudine, perdute fra uomini che muoiono in solitudine.

Parole che volano lassù in alto e sorvolano la terra deserta in fiamme, sommersa da una palude d’acqua fumante e nera.

Uno Stige oleoso e morto, dal quale affiorano solo cadaveri di bestie avvelenate e grasse di morte…

Conigli, come quelli della canzone di Woodstock, o testuggini come nel delta del Mississippi, che differenza c’è, ormai?



Tutto brucia.

Tutto vola via come grandi bolle di fuoco.

Lo sapevamo. Lo sapevamo da sempre.

Lo avevamo cantato. E suonato. E urlato.

Lo sentivamo nel sangue, nella testa, nella mani.

Fuoco, fiamme, incendi che non illuminano la notte, ma spengono la luce della luna.

Notte nera, ingiusta, malinconica e triste…


Notte Nera

La notte nera non è giusta,
non mi sento tanto vivace,
non m’interessa di sedere composto.
Forse capirò lungo la strada verso il centro
che sono libero, libero di essere me stesso.
La notte nera è lontana da casa.
Non ho bisogno di un albero nero
Non voglio un mare tempestoso,
non posso sentire, non posso vedere.
Forse capirò lungo la strada verso il centro
sono libero, libero di essere me stesso.
La notte nera è lontana da casa.

Notte nera, notte nera,
non ho bisogno della notte nera,
non posso vedere la notte scura.
Forse capirò lungo la strada verso il centro
sono libero, libero di essere me stesso.
La notte nera è lontana da casa.

Fiamme gelide da allontanare come un amaro calice di morte.

Oscurità della Notte da scacciare come si scaccia la malinconia inarrestabile di certe notti nere.

Notte nera, umida, calda, da alleviare mettendo a nudo la nostra anima.

Sollievo del tiepido ricordo.

Candore del bianco e nero che ci regala ancora l’energia del tempo che scorre.

Battiti del cuore che vanno veloci e ci portano leggeri…



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Un pensiero riguardo “Rock… night

  1. Chissà perchè fra tutto quello che hai scritto e fra la musica, mi è rimasto impresso “conigli”…mi è venuto in mente che in quegli anni c’ era un gran da fare coi conigli…mi hai rammentato 2 libri ” La collina dei conigli” e ” Corri coniglio” li hai letti?

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