GALASSIE LONTANE…


Lascia andare la musica.

Stasera è serata di abbandoni.

Le esigue energie sono sconfitte…

Lento il nodo della cravatta si scioglie e lascia sfuggire il respiro trattenuto come un rantolo.

Corre via veloce il soffio, come un topo impaurito sfugge all’insidia affilata del gatto affamato.

In gola non resta che un nodo stretto e pesante. Duro. Calcare salato che serra il respiro.




Non ho voglia di parlare o di scrivere.

Nessun respiro uscirà dalla mia bocca, nessun brivido percorrerà il mio braccio, nessun sussulto farà saltare il mio cuore.

Spento.

Spente luci, abbandono gli occhi al vuoto nulla.

Niente.

Nessun mostro è pronto a divorare la mesta noia che ha ingoiato il mio essere.

Niente.

Nessuna violenta scossa spezza l’immobile cappa che soffoca il calore umido della giungla tropicale nella quale mi sono nascosto.

Fantasmi, forme evanescenti, globi di luce, dischi solari, ammassi di stelle…

Il sogno è lento e sgocciola piano dalla notte sopra il mio cuscino.

Scorre come la scia di una lacrima sotto le palpebre.

Sfugge dalla prigione degli occhi socchiusi che accarezzano il silenzio riposante dell’oblio.

Mano nella mano al sogno, attenta a non fare alcun rumore, la notte in sottoveste nera, morbida, setosa, elettrica, fa intravedere le nude forme del suo corpo voluttuoso.

Il sudore accaldato del desiderio accarezza quel corpo nero e abbandonato. Lo spoglia lentamente. Lo succhia come una foglia di coca acidula. Come un petalo di papavero amaro. Come una sfoglia di tulipano nero.

Niente.

Nessun sospiro accende quella scena che assomiglia ad un’assemblea di mummie.

Nessun palito muove le ali di quelle farfalle morte nella crisalide del nulla.

Non voglio scrivere.

Non voglio parlare.

Niente.

Paralizzato, resto immobile al centro del letto e sprofondo nell’incubo più nero.

Vernice oscura ricopre le familiari forme della vita intorno al mio essere.

Immobile il movimento.

Informe il caos.

Nulla il niente del tempo che smette di battere alla finestra.

Crollano dal cielo le luci di ghiaccio gelido delle stelle.

Si abbatte come una valanga di pietra dura e la grave massa butterata della luna restata senza luce.

Precipita la volta del cielo e mi avvolge untuosa come un’informe onda di Tenebra.

Mostri! Mostri! Almeno voi fate sentire il vostro stridulo grido!

Animate questo niente paralitico che avvolge il mio silenzioso canto di morte.

Almeno voi, svolgete il vostro compito. Compite il vostro dovere.

Mostri, belve,  vermi, uscite dai vostri nascondigli e popolate questo mondo d’incubo immoto.

Niente.

Cedono i legami chimici della materia.

Si spengono le leggi della fisica.

Si dissolvono gli stati della natura.

Anneriscono le stelle sotto la fredda cenere che si spande per l’intero universo gelido come il volto di un demone morto.

Tutto smette di divenire.

L’essere stesso si ritira disperato dietro i riflessi di ghiaccio del freddo sole addormentato per sempre.


Niente.

Non voglio parlare, non voglio scrivere.

Cade la penna.

Svanisce l’inchiostro.

Nessun graffio segna la pagina.

Niente.

Nulla.

…………….

Annunci

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...