25 APRILE

foto da: http://www.giacomomatteotti.it/

Dal discorso di Benito Mussolini alla Camera, il 3 gennaio 1925, sul delitto Matteotti.
“…. Tuttavia io continuo nel mio sforzo di normalizzazione e di normalità. Reprimo l’ illegalismo.
Non è menzogna. Non è menzogna il fatto che nelle carceri ci sono ancor oggi centinaia di fascisti! Non è menzogna il fatto che si sia riaperto il Parlamento regolarmente alla data fissata e si siano discussi non meno regolarmente tutti i bilanci, non è menzogna il giuramento della Milizia, e non è menzogna la nomina di generali per tutti i comandi di Zona.
Finalmente viene dinanzi a noi una questione che ci appassionava: la domanda di autorizzazione a procedere con le conseguenti dimissioni dell’onorevole Giunta.
La Camera scatta; io comprendo il senso di questa rivolta; pure, dopo quarantott’ore, io piego ancora una volta, giovandomi del mio prestigio, del mio ascendente, piego questa Assemblea riottosa e riluttante e dico: siano accettate le dimissioni. Si accettano. Non basta ancora; compio un ultimo gesto normalizzatore: il progetto della riforma elettorale.
A tutto questo, come si risponde? Si. risponde con una accentuazione della campagna. Si dice: il fascismo è un’orda di barbari accampati nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia.
Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.
Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi.
In questi ultimi giorni non solo i fascisti, ma molti cittadini si domandavano: c’è un Governo? Ci sono degli uomini o ci sono dei fantocci? Questi uomini hanno una dignità come uomini? E ne hanno una anche come Governo?
Io ho voluto deliberatamente che le cose giungessero a quel determinato punto estremo, e, ricco della mia esperienza di vita, in questi sei mesi ho saggiato il Partito; e, come per sentire la tempra di certi metalli bisogna battere con un martelletto, così ho sentito la tempra di certi uomini, ho visto che cosa valgono e per quali motivi a un certo momento, quando il vento è infido, scantonano per la tangente.
Ho saggiato me stesso, e guardate che io non avrei fatto ricorso a quelle misure se non fossero andati in gioco gli interessi della nazione. Ma un popolo non rispetta un Governo che si lascia vilipendere! Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del Governo, e il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: Basta! La misura è colma!
Ed era colma perché? Perché la spedizione dell’Aventino ha sfondo repubblicano! Questa sedizione dell’ Aventino ha avuto delle conseguenze perché oggi in Italia, chi è fascista, rischia ancora la vita! E nei soli due mesi di novembre e dicembre undici fascisti sono caduti uccisi, uno dei quali ha avuto la testa spiaccicata fino ad essere ridotta un’ostia sanguinosa, e un altro, un vecchio di settantatre anni, è stato ucciso e gettato da un muraglione.
Poi tre incendi si sono avuti in un mese, incendi misteriosi, incendi nelle Ferrovie e negli stessi magazzini a Roma, a Parma e a Firenze.
Poi un risveglio sovversivo su tutta la linea, che vi documento, perché è necessario di documentare, attraverso i giornali, i giornali di ieri e di oggi: un caposquadra della Milizia ferito gravemente da sovversivi a Genzano; un tentativo di assalto alla sede del Fascio a Tarquinia; un fascista ferito da sovversivi a Verona; un milite della Milizia ferito in provincia di Cremona; fascisti feriti da sovversivi a Forlì; imboscata comunista a San Giorgio di Pesaro; sovversivi che cantano Bandiera rossa e aggrediscono i fascisti a Monzambano.
Nei soli tre giorni di questo gennaio l925, e in una sola zona, sono avvenuti incidenti a Mestre, Pionca, Vallombra: cinquanta sovversivi armati di fucili scorrazzano in paese cantando Bandiera rossa e fanno esplodere petardi; a Venezia, il milite Pascai Mario aggredito e ferito; a Cavaso di Treviso, un altro fascista è ferito; a Crespano, la caserma dei carabinieri invasa da una ventina di donne scalmanate; un capomanipolo aggredito e gettato in acqua a Favara di Venezia; fascisti aggrediti da sovversivi a Mestre; a Padova, altri fascisti aggrediti da sovversivi.
Richiamo su ciò la vostra attenzione, perché questo è un sintomo: il diretto l92 preso a sassate da sovversivi con rotture di vetri; a Moduno di Livenza, un capomanipolo assalito e percosso.
Voi vedete da questa situazione che la sedizione, dell’Aventino ha avuto profonde ripercussioni in tutto il paese. Allora viene il momento in cui si dice basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza.
Non c’è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai.
Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo, Governo e Partito, sono in piena efficienza.
Signori!
Vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che fosse morto perché io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Ma se io mettessi la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora.
Non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell’Aventino. L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa.
Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario.
Voi state certi che nelle quarantott’ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l’area. Tutti sappiamo che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria.”
http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo10g.htm
http://it.wikisource.org/wiki/Italia_-_3_gennaio_1925,_Discorso_sul_delitto_Matteotti
Io ne riporto qui solo la seconda parte, ma chi vuole può leggere l’integrale diiscorso cliccando sui link qui sopra o nell’intestazione.
Non possono non inquietare quelle parole, lontane nel tempo, ma che riverberano ancora una cupa eco sul nostro presente.
Non può sfuggire la sensazione che provoca quel discorso, come l’evocazione di fantasmi mai sopiti, di desideri irrealizzati.
Il fantasma della Democrazia presa a calci dal Potere vestito in camicia nera.
Il fantasma del Popolo diventato strumento di guerra nelle mani del Potere.
Il fantasma della Legge sottomessa alla violenza degli istinti ingannatori.
Il desiderio di cancellare il confine fra il rispetto della Legge e la Giustizia.
Il desiderio di affidare ad un uomo solo le chiavi del Destino di una nazione.
Il desiderio di rifugiarsi nel proprio bieco interesse privato, scansando l’amaro calice della Responsabilità politica.
Prendiamo, si, prendiamo a calci le regole !
Facciamo diventare le nostre strade, le nostre città, giungle dove si afferma il più forte !
Diamo al Leone la corona e lo scettro !
E cosa pretendiamo, poi, che faccia il Re ?
Che ci risparmi ? Che ci inviti a sedere al suo banchetto ? Che divida con noi le spoglie del suo pasto di morte ?
Il nostro fratello era l’antilope.
Il nostro figlio era la zebra.
Le nostre donne erano le prede indifese !
E noi, incestuosi e cannibali, ci mischiamo a quel banchetto !
Oh stirpe dannata ! Popolo di inetti disperati !
Presto la Fiera avrà di nuovo fame !
O vorrà solo giocare con i suoi lunghi artigli affilati !
E proveremo ancora il desiderio di scappare ?
La fuga ci sarà impedita.
Ma prima ancora che le guardie imperiali si frappongano fra noi e la salvezza della nostra vita, il nostro stesso istinto si sarà affievolito e spento.
Appassito come un fiore ormai vizzo.
Rinsecchito come un ramo senza più sfoglie.
E sentiremo che neanche la fuga ci sembrerà una via di salvezza.
Spenti, come moccoli di candele senza più cera, consumato lo stoppino che possa  illuminarci l’anima, ci lasceremo andare giù, ad annegare nel buio liquido delle fauci spalancate davanti a noi.


William Turner “La nave negriera

Io voglio cantarla ancora la nostra vittoria !
Domani vinceremo, perchè la Giustizia deve vincere !
Devo lasciare accesa la fiammella umile del mio faro, affinchè impedisca il naufragio definitivo.
Ho voglia ancora di alzare forte la mia voce, di battere al petto i miei pugni, di rivolgere al cielo il mio canto !
Ho voglia di condurre la mia nave verso il porto più bello, verso la terra più verde, verso il mondo migliore !
Nessuno potrà fermarmi, ora.
Neanche l’immensità del mare desolato, la tempesta che scuote il fasciame, la tenebra che oscura l’orizzonte.
Io canto ! E il mio canto diventa Luce !
E la Luna e le stelle si mettono a servizio di questo povero nocchiero !
Non sarò mai vecchio, mai stanco, mai cieco, mai infelice, mai disperato…
Canterò a squarciagola, indicando col dito la direzione.
E batterò forte coi remi sull’acqua, e spingerò in avanti la prua mai doma.
E troverò i compagni, felici, sorridenti.
Dapprima un drappello.
Poi una schiera.
Infine, finalmente, un Popolo intero !
E insieme canteremo e batteremo le mani e guarderemo in alto nel cielo le stelle per noi illuminate !
E alla fine saremo arrivati !

William Turner “Approdo nella tempesta

Così, raggiungeremo la Terra Promessa !
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4 pensieri riguardo “25 APRILE

  1. Tu commemori il 25 aprile col ricordo della guerra , io ho deciso di commemorare da ora in poi ( sino a che magari non cambierò ancora idea) il 25 aprile come giorno che non debba più ripetersi, nel senso che non accada più la guerra; di questa retorica del partigiano buono ne ho piene le tasche, i buoni e i cattivi sono misti, sarebbe come dare ragione ai settentrionali che quelli del sud sono terroni, o viceversa, invece ci sono in mezzo un mucchio di cose e pensieri e fatti, ciò non toglie che i” buoni ” o i “cattivi” siano da una parte, non mi piace questo pensiero, razzista di fondo, il mio dolore è il perchè si creano le condizioni per una guerra, non voglio una liberazione perchè non voglio una guerra.
    Scusa, la veemenza volevo solo esprimere il mio pensiero il quale sta provando una sorte di revisione su Mussolini, non dimentico piazzale Loreto e chi coraggiosamente infieriva su un corpo morto, non mi piacciono queste cose, non mi piacciono proprio. Lo scrivo qui da te perchè so che tu sei tollerante, ma ho un post su Mussolini scritto da Mircea Eliade che non ho il coraggio di pubblicare, come vedi sono una pavida.
    Ciao e buon lunedì.

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  2. Paola, perchè dici che commemoro il 25 aprile con la guerra?
    Ho parlato forse io di guerra?
    In nessun rigo ed in nessuna parola.
    Io ho parlato di Giustizia e di Libertà.
    Di rispetto della Legge e di Democrazia.

    Mi dispiace, ma credo che sia un abbaglio il tuo.

    La Resistenza, si, si è svolta durante la guerra e si è dovuta piegare alle dure leggi della guerra.
    E’ stato il frutto di una sconfitta dell’Italia, una dura presa di coscienza della situazione in cui era venuta a trovarsi in quel periodo l’Ialietta, alleata dei nazisti, complice dei campi di sterminio, compagna di sventura di chi aveva pensato di dominare il mondo avvalendosi delle forze del Terrore, del Male, della Morte.
    Per questo dobbiamo essere antifascisti. basta questo. Eravamo dal lato dei “costruttori di morte”.

    Ma io non ho parlato di tutto questo. Non era questo il mio discorsetto.
    La guerra è la morte della dignità degli uomini.
    Oltre ai campi di sterminio gli uomini, anche quelli che stavano dlla parte del Bene, Americani, Inglesi, Francesi, eccetera, gli antifascisti, insomma, hanno sulla coscienza le bombe di Hiroshima e Nagasaki ed i bombardamenti a tappeto della Germania.
    E non ho mai pensato che due errori si compensino tra loro.
    All’orrore di una parte ha corrisposto l’orrore di un’altra.

    Ma oggi, per fortuna, non siamo in guerra. E per questo io non ne ho parlato.

    Abbiamo un problema diverso.
    Di quello ho voluto parlare.

    Ho trovato interessanti alcune analogie fra le parole pronunciate nelle aule parlamentari nel 1925 e quelle che sento circolare in Italia in questo periodo.
    E so anche che tra quel tempo di allora e quello di oggi c’è una differenza immensa, so che oggi non siamo in dittatura.
    Ma ciò non toglie che il sapore del pensiero di allora sia lo stesso di quello di oggi.

    A quel sapore acidulo, amarostico, grossolano, io mi oppongo con tutte le mie forze.
    Se mi servissero aceto anzichè dolce lambrusco, sarei indignato.
    Ebbene, io sono indignato!

    Ma so che devo guardare avanti.
    Perciò ho preso la nave, ieri, e sono andato per mare!
    Cerco lì la mia meta.
    Cerco la mia strada e se c’è qualcuno che vuole camminare con me, possiamo camminare insieme.
    Io ho solo teso la mia mano.
    Con rispetto ed affetto.
    E un pò di timore.

    Ma non ho parlato della guerra, nè dei suoi orrori.

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  3. Hai ragione, avevo letto il tuo post sull’ onda emotiva degli scontri ( solo verbali) che sono stati messi in atto dai vari politici locali e frange estremiste, ho riletto e non ho trovato assolutamente quello che vi avevo trovato ieri….scusami…evidentemente è vero il detto di aspettare che si calmino le acque, qua a Ravenna il 25 aprile è ancora nettamente diviso, io trovo ciò assurdo, dopo tanto tempo occorre ricordare la Liberazione come un evento che non debba mai più accadere, in quanto non ci deve essere più guerra.
    Ciao.

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  4. Il 25 aprile deve essere occasione di gustarsi pace e libertà.
    Che strano clima che avete lassù a Ravenna!
    Ma anche qua a Roma, il 25, hanno trovato modo per prendersi a sassate e per fischiare i discorsi ufficiali.
    Bene, se la pace, la democrazia, la libertà che abbiamo costruito è questa, viva la democrazia.
    Perciò sono salito sulla nave….

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