GIORNATA DEL LIBRO

“Le Parche, Cloto, Lachesi e Atropo, inventarono sette lettere dell’alfabeto greco: A, B, H, T, I, U… altri dicono che le inventò Mercurio dal volo delle gru, che quando volano disegnano in cielo delle lettere.

Anche  Palamede, figlio di Nauplio, inventò undici lettere…, Simonie altre quattro, W, E, Z, F, il siciliano Epicarpo due, P e Y.

Dicono che Mercurio abbia portato per primo le lettere greche in Egitto e che dall’Egitto Cadmo le abbia portate in Grecia; poi, Evandro, esule dall’Arcadia, le portò con sé in Italia, dove sua madre Carmenta le trasformò in latine, quindici di numero.

Apollo aggiunse le altre con la sua lira.

Lo stesso Mercurio fu il primo ad insegnare l’arte della lotta ai mortali.

Cerere mostrò loro come domare i buoi e a suo figlio di latte, Trittolemo, come seminare le messi.

Dopo che ebbe seminato, un maiale grufolando disseppellì i semi; allora Trittolemo acchiappò il maiale e lo portò all’altare di Cerere, gli mise delle spighe intorno alla testa e lo sacrificò alla dea. Da qui nacque per la prima volta l’uso di porre farro macinato misto a sale sulle vittime.

Iside per prima inventò le vele; infatti andò in cerca del figlio suo Apocrate veleggiando su una zattera.

Minerva fu la prima a costruire una nave con due prue per Danao, che con quella sfuggì al fratello in Egitto”

Caio Giulio Igino, MITI (liberto di Augusto e suo bibliotecario). Adelphi.


Ecco che si mischia, nel mito, la vita degli dei, la magia dei segni della scrittura e la durezza della vita.

I segni tracciati come mappe sulla cera delle tavolette, candide come la purezza della pelle dei, si confondono con i segni  schiumosi lasciati dalle prue delle navi nel grande brodo azzurro  che diede nutrimento alle civiltà degli albori della storia.

Bestie, come uomini analfabeti, si mischiano alla folla degli dei che lasciano i loro divini doni nei templi abitati dagli scribi che sapevano leggere i segni del volo degli uccelli.

E forse, chissà, in quelle tracce invisibili nel cielo, ancora oggi si nasconde la scienza delle gru, che sapevano scrivere col loro volo sapiente, il grande libro del Destino.

Chissà, forse ancora oggi esse scrivono lassù, su quella tavola azzurra e scintillante, il nostro futuro.

Chissà, forse ancora in qualche movimento delle loro ali si nasconde il segreto della nostra Memoria incancellabile.

Chissà.

Se solo sapessimo ancora interpretare il loro volo, coome gli Auguri sapevano fare ! E noi non più !!


Era, nel racconto che vive eterno dentro di noi, l’Egitto con i suoi geroglifici, materno grembo in cui il seme della conoscenza ha sviluppato le sue creature meravigliose.

Ma il seme da cui è nata quella pianta, più rampicante dell’edera e più fitta della foresta più intricata, la pianta della scrittura è stato seminato dappertutto attorno a noi, nel mondo.

In terra di Sumer. Nella Terra bagnata dai Due Fiumi. In Fenicia. A Creta.


L’arte della scrittura è la madre degli oratori, il padre dei maestri;

L’arte della scrittura è appassionante, non ti sazia mai;

l’arte della scrittura è difficile da imparare, ma colui che l’ha appresa

avrà il mondo in mano.

Cura l’arte della scrittura ed essa ti arricchirà;

sii diligente  nei confronti dell’arte scrittoria, non trascurarla,

l’arte scrittoria è “sede di ricchezza”, il segreto del dio Ammanti (Enki),

lavora senza soste ed essa ti rivelerà i suoi segreti,

se la trascuri si faranno commenti malevoli nei tuoi confronti,

l’arte scrittoria costituisce un buon destino, ricchezza ed abbondanza;

da quando eri un fanciullo essa è stata per te causa di dolore, da

quando sei cresciuto –

L’arte scrittoria è il nesso di tutto –

Lavora duramente su di essa (ed essa ti – ) la sua bella prosperità,

ad avere una conoscenza superiore della lingua numerica, ad

apprendere – , ad imparare l’Eme-sal (lingua fine),

a scrivere una stele, a disegnare (i confini di) un campo, a

determinare bilanci, –

– il palazzo –

Lo scriba possa essere suo servitore, egli chiama

Il canestro da lavoro della corvèe.

“Inno in lode dell’arte scrittoria”,  inno babilonese, della metà del secondo millennio a.C.


No, nessuno può recidere quei rami.

Nessuno può strappare i mille e mille petali di mille colori di quei fiori cosi ricchi di inebrianti conoscenze.

Nessuno può toglierci il miracolo della meraviglia di sentire annullare le distanze e le differenze fra gli uomini.

Nessuno può privarci della forza di cancellare il potere dell’Oblìo.

Nessuno può spegnere  la torcia che illumina la Tenebra.

Perchè questo è il potere magico e divino di quei segni!

Minuscoli, contorti, fruscianti sul fango ancora crudo delle tavolette, stridenti contro la dura pietra delle piramidi, sgocciolanti come lingue di sangue sulle pareti lisce come la superficie di uno specchio che restituisce in eterno il suono di parole che il tempo avrebbe voluto spegnere immediatamente.

Quei segni sono come un esercito invincibile, a cui piedi devono prostrarsi i mostri ignoranti dell’Oscurità e del Nulla Eterno.

Questa è la loro potenza che proviene direttamente dagli dei!

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2 pensieri riguardo “GIORNATA DEL LIBRO

  1. Quando scrivi dell’ arte della scrittura ti trasformi in un aedo…si sente si odora il tuo amore per il segno iniziale che ha permesso questa invenzione dell’ uomo, ti tramuti nella immagine dello “scriba” sai la famosa statua Egiziana del 2600 ac.
    Ciao e buona domenica.
    PS Post bellissimo

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  2. Cara Paola, sei davvero speciale con il tuo affetto.
    Non mi ero immaginato come lo scriba, ma adesso che me lo dici mi oiace davvero.
    Quindi, per essere preciso, la mia età esatta, ora, è di 2.650 anni!
    Beh, non mi lamento.
    Devo aver visto e vissuto storie incredibili.
    E mi è concesso raccontarle.
    E, come scriba, il mio compito e proprio quello di tramandare storie.
    Quelle storie.

    Grazie, Paola, dal tuo scriba.

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