DUE OMBRE

Ho già pubblicato il video di Gassman che legge la “Ballata delle madri”, meravigliosa e terribile poesia di Pasolini.

Dura, straziante, struggente, come Pasolini sapeva rendere le parole e Vittorio la voce.

Le due branche di un forcipe sono quelle parole e quella voce. Brutali, ma indispensabili, in questo parto difficile,  per mettere al mondo le creature della coscienza, della pietà, della solidarietà, del rispetto per gli uomini.

Pinze sono, per strappare i chiodi che ebbero il coraggio di straziare le carni dei poveri figli dell’Uomo appesi sulle croci dei duri giorni sulla terra.

Schiaffi, pugni, e carezze, per respingere il male insito nella debole carne umana e lenirne le ustioni della vita quotidiana.

Madri, sorelle, figlie di un cuore grande come l’umanità intera.



Stasera la ripropongo, ma per un motivo tutt’altro diverso dal solito.

L’ho riguardato. L’ho guardato e l’ho riguardato, mentre le parole e la voce scorrevano dentro di me.

Ed ho capito.

Tempo fa avevo montato un video con alcune foto romane. Della mia Roma, di quella che mi capita di vedere, sentire, toccare, calpestare, scostare, scansare quasi con fastidio.

Avevo dato un nome “esotico” e deforme a quel video. Colyseums.

Non un errore di stampa. Una “s” sfuggita al controllo.

Un plurale, invece. Un plurale che voleva moltiplicare il senso della storia che è insito nella rotondità delle forme che richiamano il Colosseo, il più famoso monumento romano.

Romano (dei Romani antichi) di Roma (quindi, romano).

Plurale, perchè le stesse forme ormai della storia, delle sue vestigia, si sono moltiplicate, lungo linee curve e rotonde, come quelle del più noto circo del mondo, oppure linee rette, rigide e diritte come pilastri, piloni, tralicci, travi …

Assi diritte o incrociate come quelle della Croce.



Ma ho anche visto, alla fine, che le immagini erano le stesso.

Lo sfondo di questo mio “fotomontaggio” è lo stesso dell’ambientazione del video di Gassman/Pasolini.

E allora ho capito meglio cosa e perchè mi aveva portato lì, a scattare quelle foto, cosa mi ha attratto in quella riva di Tevere infestata dalla ruggine che consuma il ferro e dalle forze del tempo che corrompono il cemento e l’acciaio.

Mi ha portato lì qualche spirito che ha viaggiato dentro di me.

Forse lo spirito di Pasolini.

Oppure lo spirito di Vittorio.

Tutti e due ormai sono solo spirito. E nient’altro.  Ma uno spirito che è ancora più forte della loro carne che si è consumata col tempo.

Oppure lo spirito della Storia.

Lo spirito di quella meravigliosa dea di cui sono follemente innamorato.

Lo spirito che mi accompagna, a volte.

Lo spirito che mi prende dolcemente per mano, a volte.

Lo spirito che ha scelto Roma per dimora abituale.

Lo spirito che è imparentato con la Bellezza e con l’Uomo.

Spirito artigiano, artista, che intaglia pietre, sassi, alberi, travi, tralicci, cisterne.

Che anima il ferro e l’acciaio conferendogli la vitalità della linfa e del sangue.

Uno spirito magico, sovrumano, che, adesso lo so, lo vedo, e adesso le posso dire davvero, so che mi ama, mi accompagna, viaggia con me, quando vuole.

Ed io non mi sentirò mai più da solo, ora. Lo so.

Mi guarderò attorno e scorgerò due ombre nate dal mio fragile corpo.

La mia.

E la sua.

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. teoderica ha detto:

    Il tuo video mi era piaciuto molto, allora non avevo capito che tu lo disprezzavi, quel colosseo di metallo per me aveva una sua storia, era già storia, era un paesaggio silenzioso ,bianco, un paesaggio esistenzialista……..sono contenta che tu oggi lo apprezzi……..io l’ ho rivisto volentieri.
    *_*

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  2. pietroperrone ha detto:

    Grazie.
    Non si tratta di apprezzare o disprezzare.
    Sono le mie sensazioni che vivono una loro esistenza indipendente.
    Il metallo, la ruggine, le cose che ci sembrano solide e che invece vediamo consumate, la solidità industriale che si sfalda, il progresso che ci sfugge di mano, le speranze che si liquefano, la fiducia nel futuro che si incrina…
    Ecco cosa mi davano quei posti.
    Qualche volta devo tornarci, non sono neanche lontani da casa.

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  3. Laura ha detto:

    A PIER PAOLO PASOLINI

    Io so
    la rabbia e il dolore
    del tuo corpo atterrato, finito.

    Io so
    che il glicine di Monteverde
    ha continuato a fiorire
    e fiorirà ancora,
    oltre i confini
    della tua e della nostra esistenza.

    Io so
    la carezza del sole
    nella luce rossa del tramonto,
    e il profumo dei gelsomini
    nel buio nero-stellato della sera.

    Io so
    il prezzo
    dell’inquietudine e della rivolta,
    in cui pur vivono e s’offrono
    il pensiero, la libertà, la poesia.

    Io so
    lo scandalo della parola
    e della tua voce
    inascoltata, ferita.

    Io non so
    e non posso spiegarmi
    il rosso e il nero
    della ferita
    che oscuramente ti espose.

    Mi piace

  4. pietroperrone ha detto:

    Cara Laura, grazie per il bellissimo commento.
    Di chi sono questi versi?
    Mi sembrano familiari ma allo stesso tempo non li conosco, e non li ho trovati neppure su Google.
    Dopo vedrò nella libreria se li trovo in qualche libro…

    Ma sono versi davvero meravigliosi.

    Io so
    il prezzo
    dell’inquietudine e della rivolta,
    in cui pur vivono e s’offrono
    il pensiero, la libertà, la poesia.

    Io so
    lo scandalo della parola
    e della tua voce
    inascoltata, ferita.

    Io non so
    e non posso spiegarmi
    il rosso e il nero
    della ferita
    che oscuramente ti espose.

    L’inquietudine, la rivolta, il pensiero, la libertà, la poesia, lo scandalo della parola inascoltata e ferita, uccisa, la ferita del rosso e del nero…

    Si è una presenza che ci manca moltissimo, oggi.
    Lo scandalo del pensiero ferito ed ucciso,
    La vergogna della parola vuota trionfante esposta come una ferita aperta ad infettarsi…
    La libertà, il pensiero, la poesia… ammutolite … come una voce ferita che resta inascoltata….

    Io non posso spiegarmi tutto questo, cara Laura…
    proprio non riesco…

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  5. Laura ha detto:

    Prima di leggere questa tua risposta,ti avevo inviato un messaggio pubblicitario su Facebook proprio per il libro di poesie in cui c’è questo testo dedicato a Pasolini.
    L’autrice sono io e sono tanto contenta che i miei versi ti piacciano.

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  6. pietroperrone ha detto:

    Davvero sei brava. Nei tuoi versi c’è forza e incisività. Scavano e accarezzano, sono veri, reali, intensi ma anche colorati e delicati
    Il libro uscirà a giorni, ho letto.
    Lo presenti in qualche occasione pubblica?
    Verrei davvero volentieri ad ascoltarti.

    Molte volte ho pensato di formare un gruppo di “poesia civile”, dove leggere, commentare, fare ricerca, sulla “poesia civile”, quella alla Pasolini, o Brecht, o altro. magari le tue…
    Non l’ho mai realizzata questa idea. Me l’ero immaginata come un’attività presso una biblioteca comunale, qui a Roma. …

    Fra qualche giorno (o settimana, o mese) uscirà una mia monografia (sulla rivista del mio lavoro). Il nome monografia è senz’altro indegno. Il tema è quello del “lavoro dell’uomo”…
    ma ne parleremo quando uscirà.

    Perchè non mi mandi qualche altra tua poesia? Non voglio rubare niente. Ma ti leggerei volentieri.
    Non so se hai un blog. ma ho visto la tua pagina di FB. Anche lì puoi mettere qualcosa di tuo.
    Ma non so se mi sto impicciando troppo di cose non mie.

    A presto.

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  7. Laura ha detto:

    Grazie per come hai “sentito” la mia poesia.Non ho in programma presentazioni pubbliche( anche perchè in questo campo non so tanto come muovermi); per il momento ho semplicemente invitato a casa un gruppo di amici, che già sono stati lettori dei miei fogli sparsi, per festeggiare con loro
    il neonato libro.
    Scrivo “anche” poesie che possono rientrare nel genere della poesia civile,ma,essenzialmente,scrivo su tutto ciò che mi spinge a cercare, attraverso la scrittura,una più profonda consapevolezza di me stessa e del mio esistere “al” mondo”.
    Troverò senz’altro il modo di mandarti qualche altro testo e sono contenta di poterti aggiungere ai miei lettori.
    Infine voglio dirti che, secondo me, la poesia ha sempre in sé qualcosa di rivoluzionario

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