ancora MORTE

Nessun fatalismo, nessuna casualità, nessun destino, nessun caso, nessuna sfortuna, nessun fato. Niente di tutto ciò si compie in circostanze come queste che strappano una vita al suo corso naturale, come una stella al suo firmamento.

Le costellazioni resterebbero attonite se un astro brillante della loro collana fosse strappato e spento con tanta brutale innaturalezza.

Non c’è volontà del dio volubile che può spiegare il sacrificio della creatura più dolce sull’altare insanguinato del progresso.

Non me lo posso spiegare. Non c’è una ragione. Non c’è una causa. Non c’è un motivo.

E’ il regno del Nulla che trionfa, la mano della Morte che vince, il lenzuolo mostruoso della Tenebra che copre la luce dell’Eterno.

E’ la strage degli Innocenti, la Crocefissione del Figlio dell’Uomo, l’estrema bestemmia a cui non si può offrire perdono.

Edvard MUNCH, Vampiro

Civitavecchia, esplosione in centrale Enel:
muore un operaio, tre colleghi intossicati

Sindacati: martedì 8 ore di sciopero. Sacconi: accertare subito
le cause. Enel apre indagine: rispettate le misure di sicurezza.

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L’incidente è avvenuto poco prima di mezzogiorno nell’area dell’impianto dove viene stoccata l’ammoniaca utilizzata per abbassare le emissioni del monossido di azoto che si sviluppo durante il processo produttivo. I quattro operai stavano lavorando, su un ponteggio a 15 metri altezza, su una condotta a pressione (contenente acqua e ammoniaca) per il raffreddamento dell’impianto.

Sergio Capitani è morto per le gravissime ferite riportate dopo essere stato colpito in pieno dal tubo della condotta dell’ammoniaca. Secondo le prime ricostruzioni dell’incidente, su cui indagano i carabinieri, l’esplosione sarebbe stata causata dalla forte pressione che ha spaccato il tubo, contenente acqua e ammoniaca per il raffreddamento dell’impianto (tubo del diametro di 50-60 centimetri). Il tubo, come una gigantesca frusta, si sarebbe abbattuto su Capitani, mentre gli altri tre sono rimasti intossicati dalla fuoriuscita della sostanza.

L’Enel: fuoriuscita d’acqua e ammoniaca, non scoppio di un tubo. In serata l’Enel ha comunicato che Il tragico incidente «secondo le prime verifiche non è stato causato dallo scoppio di una tubazione, bensì da una fuoriuscita di acqua e ammoniaca. Il flusso è uscito da un tubo aperto da entrambi i lati sul quale la squadra di tecnici stava intervenendo per rimuovere una ostruzione».

Dopo l’incidente, Capitani aveva subìto un arresto cardiaco . Il personale del 118 aveva proceduto con la defibrillazione, poi l’uomo era stato caricato sull’elicottero per il trasporto in ospedale a Roma. Ma non appena il mezzo si è alzato in volo l’operaio è andato nuovamente in arresto. Le ulteriori operazioni di rianimazione non hanno sortito effetti.

Le condizioni degli altri operai non destano particolari preoccupazioni : sono in osservazione all’ospedale di Civitavecchia. Sul posto sono intervenuti cinque squadre dei vigili del fuoco e l’impianto è già stato messo in sicurezza.

da: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96822&sez=HOME_ROMA#

ROMA (6 aprile) – Il sindaco di Civitavecchia Giovanni Moscherini ha annunciato, in accordo con il presidente della provincia di Viterbo e della provincia di Roma, «la chiusura della produzione della centrale Enel di Torrevaldaliga per il tempo necessario a fare chiarezza definitiva su quanto accaduto». Intanto la procura di Civitavecchia ha indagato per omicidio colposo numerose persone, tra le quali alcuni dirigenti e responsabili dell’Enel.

Sono in tutto 10 gli indagati per l’incidente in cui ha perso la vita Sergio Capitani , di cui 7 dirigenti Enel, 2 della ditta di manutenzione Guerrucci e 1 della Chiodi. I dirigenti Enel sono tutti in forza alla centrale di Torre Valdaliga Nord. Negli atti dell’inchiesta della procura di Civitavecchia c’è anche una prima informativa dei carabinieri e dei tecnici dell’ispettorato del Lavoro che hanno ricostruito le fasi dell’incidente. A carico delle persone indagate vi sarebbero responsabilità in merito alla mancata sicurezza del luogo di lavoro.

Il corpo di Capitani è stato trasportato nell’istituto di medicina legale dell’Università Tor Vergata di Roma . Sarà lì che giovedì o venerdì prossimo sarà eseguita l’autopsia disposta dal Pm Paolo Calabria. Dopodomani il magistrato conferirà formalmente l’incarico al perito tecnico d’ufficio, il professor De Mari. La famiglia Capitani ha nominato proprio perito il dottor Antonio Oliva del policlinico Gemelli di Roma. Anche gli indagati potranno nominare i loro periti di parte. Subito dopo l’esecuzione dell’esame, l’avvocato Davide Capitani, cugino della vittima, chiederà la restituzione della salma.

Tre morti in tre anni sono troppi. Il sindaco Moscherini ha firmato alle 18,30 un decreto sindacale di chiusura della centrale perchè «tre morti in tre anni sono troppi». Moscherini aveva annunciato il provvedimento agli operai della centrale riuniti in consiglio comunale, mentre ancora si attende l’autopsia che dovrebbe permettere di capire perché è morto Sergio Capitani, operaio di una ditta che si occupa della manutenzione nella centrale.

da: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=97093&sez=HOME_ROMA&ssez=PROVINCIA

Danza macabra

Johann Wolfgang Goethe

Il campanaro, lui a mezzanotte
sulla fila di tombe china lo sguardo:
la luna ha diffuso dovunque il chiarore,
è come se fosse giorno nel camposanto.
Si muove una tomba, un’altra, e dopo
vengono fuori, una donna, ecco, un uomo,
in candidi sudari con lo strascico.

Si stira i malleoli – vogliono divertirsi
subito – per il girotondo quella brigata
di poveri e di giovani, di vecchi e di ricchi;
ma gli strascichi sono di inciampo alla danza.
E poiché qui il pudore non ha più da dare
ordini, tutti si scuotono: sparse
giacciono sui tumuli le camiciole.

Ora il femore salta, la gamba si scrolla,
si danno contorte movenze, e frammezzo
ogni tanto si scricchia e si crocchia,
come se le bacchette battessero il tempo.
Per il campanaro la scena è così comica!
E il tentatore, il burlone, gli mormora:
“Vai a prenderti uno dei lenzuoli funebri!”.

Detto fatto! E lui in fretta si rifugia
dietro porte consacrate. Limpido
è sempre il chiarore della luna
sulla danza che fa raccapriccio.
Ma alfine si dilegua uno dopo l’altro,
se ne va ravvolto nel suo sudario,
ed ecco, è sotto la zolla erbosa.

In coda sgambetta e inciampa uno soltanto
e brancola vicino alle tombe e le aggraffa;
ma la grave offesa non è di un compagno,
lui fiuta il panno per aria.
Lo ricaccia la porta della torre, che scuote,
adorna e benedetta, per la buona sorte
del campanaro: riluce di croci metalliche.

Deve avere la camicia, ma non si ferma,
pensarci a lungo non è necessario;
ora quel coso il fregio gotico afferra
e s’arrampica di pinnacolo in pinnacolo.
Per il poveretto, per il campanaro, è finita!
Lui s’inerpica, di voluta in voluta,
simile a un ragno dalle lunghe zampe.

Il campanaro sbianca, il campanaro trema,
ora vorrebbe rendergli il lenzuolo.
Adesso – per lui è l’ora estrema –
un uncino di ferro aggranfia l’orlo.
Si dilegua la luce, s’intorbida la luna,
la campana tuona un possente tocco dell’una,
e lo scheletro in basso si sfracella.

The Dance of Death (1493) by Michael Wolgemut, from the Liber chronicarum by Hartmann Schedel.

Danza macabra

Charles Baudelaire

A Ernest Christophe

Fiera della sua nobile statura, come una persona viva,
col suo gran mazzo di fiori, il fazzoletto e i guanti,
lei ha la noncuranza e la disinvoltura
d’una civetta magra dall’aria stravagante.

Hai visto mai al ballo una vita più sottile?
La sua veste esagerata, nella sua ampiezza regale,
ricade abbondante sopra un piede magro, stretto
nella scarpina infiocchettata, graziosa come un fiore.

Il collarino che le scherza intorno alle clavicole,
come un ruscello lascivo strisciante contro la roccia,
difende pudico dai lazzi ridicoli
le funebri grazie che vuole nascondere.

Che occhi profondi di vuoto e di tenebre!
Come oscilla mollemente sulle fragili vertebre
il suo cranio acconciato di fiori con arte!
Oh, fascino d’un nulla follemente agghindato!

Alcuni diranno che tu sei una caricatura;
amanti ebbri di carne, non capiscono
l’eleganza senza nome dell’umana armatura.
Ma tu rispondi, grande scheletro, al mio gusto più caro!

Vieni forse a tubare, con la tua possente smorfia,
le feste della Vita? O ti spinge credula
al sabba del Piacere qualche antica voglia
speronando ancora la tua vivente carcassa?

Speri dunque di cacciare il tuo incubo beffardo
al canto dei violini, alla fiamma delle candele?
Vieni a chiedere che il torrente delle orge
rinfreschi l’inferno acceso nel tuo cuore?

Inesauribile pozzo di stoltezza e di colpe!
Eterno alambicco dell’antico dolore!
Come vedo ancora errante l’insaziabile aspide
il traliccio curvo delle tue costole!

Temo che tutta la tua civetteria
non troverà un compenso degno dei tuoi sforzi:
quale cuore mortale capirà lo scherzo?
L’incanto dell’orrore inebria solo i forti.

L’abisso dei tuoi occhi, pieno d’orribili pensieri,
esala vertigine, e i cauti ballerini
non contempleranno senza nausee amare
il sorriso eterno dei suoi trentadue denti.

Eppure, chi non ha stretto fra le sue braccia uno scheletro?
Chi non s’è nutrito con le cose della tomba?
Che importano profumo, abito, toletta?
Chi fa il disgustato, mostra di credersi bello.

Baiadera senza naso, irresistibile baldracca!
di’ dunque a questi ballerini che fanno i contrariati:
“Malgrado cipria e rossetto, puzzate tutti di morte.
ballerini che vi volete fieri, scheletri muschiati,

Antinoi sfioriti, dandy glabri,
cadaveri verniciati, vitaioli canuti?
Nel gioco universale della danza macabra,
siete trascinati, verso luoghi sconosciuti!

Dai freddi lungo-Senna alle rive brucianti del Gange
la mandria dei mortali salta e s’inebriasenza vedere
la tromba dell’Angelo, da un buco del soffitto,
sinistra, spalancata come un nero schioppo.

Ridicola Umanità, la Morte mira in ogni clima,
sotto qualsiasi sole, le tue contorsioni,
e sovente, come fai tu, profumandosi di mirra come te,
mischia la sua ironia alla tua insania!”

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