Fuga

Orfeo – Chagall

Marianne aveva gli occhi tristi, quando mi ha chiesto di essere aiutata.

La profondità del suo sguardo era come un vortice. Il nero intenso degli occhi brillava come sempre, come una stella. Ma c’era una piega, una impercettibile smorfia al lato dell’arco della bocca rossa come una ciliegia.

Mi ha fermato per strada. Era bella e ben vestita. Un jeans celeste, attillatissimo a nascondere un corpo adolescente, morbido, flessuoso.

Ma tutto, davvero tutto, era triste nell’aria intorno a lei.

Mi ha chiesto un euro. Un euro, mi ha precisato, non perchè chiedo l’elemosina, ma perchè devo comprare i pannolini per il figlio di mio marito.

E tu come ti chiami, gli ho sparato a brutto muso. Tu che non ti senti madre di tuo figlio. Tu che regali la sua vita a lui, il tuo padrone.

Marianne.

Mi ha risposto.

E si è girata, scappando via.

E’ passato più di un attimo. Un lungo, interminabile istante in cui si è fermato tutto, dentro di me. Il sangue nelle vene, si è fermato. Il battito della pompa ha cessato ed il cuore si è fermato. Il respiro si  spezzato. Fermo anche ogni movimento della gola ed immobili anche le mani, ghiacciate, e le gambe, di legno.

La guardavo scappare, come una bambina spaventata. Mortificata.

Era bella. Triste. Disperata.

L’attimo eterno non finiva più. Non sapevo che fare.

Mi sentivo cattivo, prepotente, arrogante, profittatore.

Avevo violato la sua…

… dignità…

In quegli occhi avevo visto l’ombra della tristezza. L’avevo misurata con l’angolo dell’arco del sorriso piegato un pò e caduto. Gliel’avevo letta stampata sul velo del cuore.

E adesso ero sempre fermo lì, all’angolo del semaforo, sotto l’ombra triste dell’occhio del tunnel degli autobus, davanti alla stazione ferroviaria.

Ricordo che quell’angolo era un’unica pozzanghera, l’ultima volta che ci ero passato. E avevo paura che qualche pazzoide approfittasse del temporale per provocare una strage d’acqua tutto intorno.

Ma lei non c’era.

No, lei non c’era, col suo caschetto da adolescente matura nero e la frangetta di traverso sugli occhi.

Marianne, allora, ho gridato.

Marianne, Marianne.

E il mio grido diventava ossessivo, ogni volta che pronunciava quel nome, disperato, isterico.

Marianne. Era come una Madonna. Aveva negli occhi il dolore di chi sa che il proprio figlio è condannato ad una croce impietosa e nulla potrà mai salvarlo.

Aveva sulla pelle la sofferenza di una Vergine che aveva donato al mondo il suo Spirito Santo.

Aveva nel corpo le ferite dei chiodi che gli uomini le avevano piantato senza nessuna pietà.

Pietà.

Strana parola. Pietà

Avevo forse io avuto pietà di lei ?

Chi mai era il padre di quel Cristo nato povero e gettato al mondo per soffrire, incolpevole del suo destino ed impotente nel doverlo portare in cima al suo Golgota.

Marianne.

Ho detto, mentre gli occhi miei si erano ormai abbracciati alle sue gambe e le inondavano con le lacrime che non riuscivo più a trattenere.

Marianne.

E finalmente si è voltata.

Marianne.

E già avevo una moneta fra le dita.

Marianne.

Ed ho visto scoccare un dardo dal suo sorriso.

Innocente come un’Afrodite. E altrettanto bella. E misteriosamente attraente.

Ragazza dai capelli neri – Egon Schiele

Una bestia ferita si era tramutata per magia, per incantesimo, in una divinità d’Amore.

Marianne, cosa ha provocato questa miracolosa metamorfosi, che ti ha fatto dea quando eri solo una povera cagna bastonata?

Che mestiere fa il padre di tuo figlio. E’ disoccupato. E fugge. Deve nascondersi. Il re cerca lui. E suo figlio. E cerca tutti noi, tutti noi che dobbiamo fuggire. Dice che vogliono fare il nostro censimento. Che c’è una stella che segna il nostro cammino in mezzo al mare furioso di tempesta. Dice che vuole darci una casa, una scuola, un lavoro.

Ma la stella che ho visto, mi ha detto Marianne, con gli occhi perduti nel terrore di quel mare che mordeva le barche del suo popolo di tutti i colori, era la luce di un faro, in mare aperto, in acque internazionali che ci respingeva come fossimo animali malati.

E la casa, la scuola, il censimento, il lavoro sono solo scuse. I soldati del re hanno le spade sguainate, quando urlano con noi, ed i guanti di plastica alle mani, e ci spingono come pecore, come vacche al macello. Vogliono toglierci i figli. Perchè uno lo spodesterà.
Ha paura, il povero re, paura come il vile Giove quando voleva farsi confidare dal gigante figlio di Titano,  amico dell’uomo, chi lo avrebbe privato del potere su tutti gli dei.

Ha paura.

E i suoi soldati sono sporchi. E cattivi. E ci toccano coi guanti. Ma se li levano, quando ci buttano a terra e ci alzano le gonne.

E il re sta lì a incitarli.
E noi, bestie, scrofe, cagne, restiamo lì, con le braccia inerti, il cuore ghiacciato, il sangue che scorre in un rivolo fra le gambe, e la pelle che brucia.

Donna nuda – Amedeo Modigliani

E aveva smesso di piangere, adesso.

Che lavoro faceva, prima di restare disoccupato, prima di partire dalla sua terra rossa e calda, di là dal mare ?

Lavorava il legno degli alberi.

Costruiva barche, di legno. Era un maestro nel dare le forme alle assi ribelli del legno che cresce sui monti di Giordania, di Libano, di Palestina.

La cattiveria ed i peccato dell’uomo non hanno ancora trasformato la mia terra, quella del mio Yusuf, in deserto senza vita.

Yusuf, Youssef, Giuseppe, dite da voi, nella terra del re.

Il mio Giuseppe era falegname.

E dobbiamo scappare…


Tu, tu, duro cuore che ha giudicato come ti chiami?

Questo mi ha chiesto allora Marianne. Qual’è il mio nome.

Quale è il mio nome ?

Duro cuore. Occhi di lagrime. Pietra. Marmo.

Impallidisco.

Il mio nome, Marianne ?

Il mio nome non è degno di quello del figlio di tuo marito, o mia Marianne…

E subito vecchio.

E subito mi sono sentito diventare vecchio.

E morto.

E subito morto.

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One Reply to “Fuga”

  1. Come si fa a lasciare un commento ad un racconto così …….meglio tacere………un mio amico, un ragazzo giovane che fa cortometraggi ad alta qualità, questa mattina mi ha parlato di una sua nuova idea……….SIAMO TUTTI GATTI……inteso che siamo tutti partecipi della degenerazione, nessuno escluso ……forse hanno ragione gli orientali, esiste la reincarnazione e sconteremo il nostro stare meglio, sconteremo il nostro egoismo, vedrai ci sarà rotazione………………
    Ciao.

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