Rosso e Viola

http://mcsearcher.files.wordpress.com/2008/11/darkside-of-the-moon1.jpg

Ho piantato nella terra uno stelo di bandiera rossa.

L’aveva portato con orgoglio, lo stelo, quel bel panno sgargiante, che sfolgorava ai raggi del sole. Lo aveva retto come la Croce il Cristo.

Rosso.

Non era il colore del sangue quello che dava vita a quella morbida seta sventolante. Era il riflesso luminoso di  uno sfilacciato raggio di sole. Era il piede di partenza dell’arco che portava il passo del dio a pascersi nella terra viva degli uomini.

Lo sai, gli dei sono infelici, nella loro imperturbabile esistenza atarassica. La loro imperturbabile serenità non permetto loro neanche il sollievo definitivo della morte. Ed aspettano, così, per secoli, per millenni, che nelle ere infinite si formi quel ponte che attraversa le nuvole ovattate e scende fino al pianeta chiassoso degli uomini.

Il primo passo lo poggiano sul raggio rosso dell’arcobaleno. Il più solido, il più vicino. Il più caloroso.

Il rosso è il colore della vita che pulsa, che guizza, che schizza irrefrenabile nei mille vicoli del corpo umano.

Il colore dell’amore.

Il colore delle labbra che si schiudono per la prima volta.

Il colore del sogno.

Il drappo rosso che stava in cima a quello stelo era dello stesso colore del legno della Croce che s’era bagnata della Carità del Dio. Era impregnato dello stesso doloroso carico di umanità che era traboccato dal taglio nel costato inferto dalla malvagità delle mille e mille milizie nascoste sotto gli stendardi e le bandiere di tutti i colori e di tutte le forme.


Ho piantato nella terra fertile quello stelo.

Era avvizzita, la sanguigna bandana attaccata alla sua sommità. Ormai era giunto il suo autunno.

E sotto la candida neve si è riposata, durante il suo lungo inverno.

Il biancore dei fiocchi ha nascosto ai nostri occhi la magica metamorfosi che ha trasformato quella rinsecchita propaggine tremolante in uno slanciato airone pronto a spiccare il volo.

Piano piano, dalla terra vergine del giardino incantato in cui ho piantato quello stelo, è nato un infinito stormo di aironi. Rosa, rossi. Porpora. Viola…

Pronti, si sono levati, una mattina.

Ed hanno battuto le ali come in un applauso felice alla vita che riprendeva a scorrere allegra lungo i rigagnoli frizzanti che precipitavano giù dalle primaverili falde dei monti.

Hanno tagliato il velo d’aria come un canto di vittoria.

Si sono seduti a cavallo dell’arco che attraversava le candide morbidezze dei banchi nebulosi, e si sono librati verso l’infinito.

Finalmente liberi !

E il nostro cuore veniva portato in alto, con loro.

E, invidiato dagli dei, che tentavano, ingordi, di afferralo per portarselo nel tempio dell’eterna felicità, ha conquistato l’intero universo.

E’ rimasta solo una scia, dietro di loro.

Si è condensata in mille e mille gocce infinitesimali di pioggia viola.

Gocce dello stesso colore dell’Aurora che sorge al primo raggio di luce, appoggiata al rosso viale che stria la parte più concreta dell’arco del cielo.

Ed ho visto sorridere la Vita, e la Natura, l’intero Universo.

E li ho visti inchinarsi al passaggio di quella forza inarrestabile rossa e viola sprigionata dal mio branco di aironi.

E li ho visti prendere colore, alla fine.

Lo stesso colore rosso e viola che è sbocciato sul fiore che ha adornato lo stelo nel mio giardino incantato.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. teoderica ha detto:

    Per fare il viola occorre il blù ed il rosso…bei colori , tutti i colori sono belli……ma io non innalzerò mai più bandiere…..un fiore magari………buona domenica inguaribile alza bandiera…..io non ho più la forza per alzare nessuna bandiera.
    *_*

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  2. pietroperrone ha detto:

    Grazie, Paola.
    Ma io non innalzo bandiere, sono loro che prendono il volo come aironi…

    E volando sopra di noi non possiamo non vederli e non possiamo non seguirli. Perchè loro sono come la stella cometa, indicano la direzione del futuro.

    Il guaio, a non seguirli, sarebbe quelle di rimanere irrimediabilmente indietro,persi per sempre.

    E senza futuro, saremmo immediatamente preda della terribile Tenebrosa.

    Per questo, la nostra bandiera dobbiamo tenerla alta, Paola mia.

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  3. floriana ha detto:

    Come ricordo del colore viola ho nella mente una bellissimo film che s’intitolava appunto “IL colore viola”… splendido, in tema con i diritti negati.

    E’ sempre bello vedere le persone unite dagli stessi ideali, guardare nella stessa direzione e perseguire lo stesso obiettivo. MI chiedo poi se coerentemente fanno le scelte giuste, al momento giusto. Altrimenti non si spiega la situazione attuale. Il rosso mi piace di più…. è un colore fondamentale, il viola è un derivato dal rosso e dal blu….. purtroppo ha bisogno di un aiuto per completarsi.

    Un salutone

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  4. pietroperrone ha detto:

    Il film l’ho visto anche io. Era di Steven Spielberg, se non ricordo male. Molto bello.
    Ma a me i film piacciono poco, perchè lì il finale è sempre preordinato. Ed anche la recitazione e le scene e tutto il resto è preconfezionato…

    Il rosso… cara Flo, dovremmo fare risorgere il simbolo della bandiera rossa. Non può essere morto solo perchè per un secolo o poco meno è stato il segno di un’altra sanguinaria utopia tra quelle che il XX secolo ha riservato agli uomini.
    Un secolo di strabilianti progressi materiali e di oscuri abissi spirituali.

    “Arbeit macht frei”. Ricordi questa scritta?
    Era tedesca ed era sull’ingresso del campo di Auschwitz.
    “Il lavoro rende liberi”, tradotta.
    Una verità sacrosanta, una dichiarazione programmatica per l’intero genere umano. Un messaggio di solida e concreta unità.
    Universale ed indiscutibile.
    Cosa di meno, e cosa di più vero?

    Ma ce l’hanno rubato e lo hanno ucciso, quel programma .
    Quella verità è stata stuprata, violentata, annientata, uccisa, fatta a pezzi ed incenerita nei forni crematori. E poi è stata trasformata in pallido fumo che ha portato via l’anima dell’Uomo e la dignità dell’Umanità.

    E adesso, voglio rubarci anche il simbolo che rappresentava quella verità!

    Ma attenta. Non penso che siano i nazisti i soli o i veri colpevoli.
    No. Loro non erano più colpevoli che la granata di un cannone.

    I colpevoli stanno altrove. Sono quelli che hanno consentito ad un sistema economico, politico e militare di conquistare il potere.
    La colpa è di coloro che avevano espresso le filosofie e gli afflati spirituali più alti e li avevano poi traditi per meno che un piatto di lenticchie.
    Li hanno scambiati per una mondo di macerie.
    Macerie umane e macerie materiali.

    I colpevoli sono gli uomini, cara Flo.
    Ineducati a qualsiasi principio.
    In quel secolo, che dura ancora oggi, si è scambiato il benessere materiale con il benessere dell’anima.
    Dittature, ecatombi, genocidi, regimi…
    Nulla è stato risparmiato dal Demonio per conquistare il posto lasciato vuoto da due millenni di bugie metafisiche.
    Quando Galileo ha messo a disposizione il suo cannocchiale per chiunque volesse guardare come era fatto davvero il mondo, da allora, non sono più ammesse bugie metafisiche.
    La dimora degli dei ha cambiato dislocazione: dall’attico posto nei cieli immensi dell’Universo, si è spostata nelle profondità insondabili del cuore degli uomini.

    Ma per ammettere questa verità c’è voluto troppo tempo e troppe bugie. Che hanno smascherato troppe volte la sete di potere.

    E un mondo- il genere umano – che ha ammesso per tanto tempo, infinitamente lungo e straziantemente lento, tanta menzogna ha fatto a tempo anche a darsi credito per giustificare il ricorso alle bombe atomiche, ai campi di sterminio, ai gulag ed alle pulizie etniche!

    E adesso anche i simboli si sono rubati!
    Ma questo furto è a sua volta un simbolo.
    Cosa può mai costituirsi come simbolo di un vuoto fantasma?
    Può mai una cosa concreta, reale, simboleggiare qualcosa che non c’è, che scompare, che è immateriale?

    No. Ma non mi riferisco al lavoro. Rubato agli uomini nelle immonde celle dei forni di Auschwitz (furto che ha sottratto agli uomini la missione- il destino – affidatagli dai primi dei di Sumer – un’altra volta, se lo vorrai ti racconterò questa storia) .
    Il simbolo della bandiera rossa era il simbolo stesso del sangue della vita.
    Il sangue speso sulla Croce, per i credenti.
    C’era lo stesso sacrificio.

    Ma era un sacrificio fatto per gli uomini.
    E oggi, il vero fantasma sonno proprio gli uomini.
    O meglio, l’UOMO.
    Appare e scompare, proprio come un fantasma.

    E credi che per un fantasma si sarebbe mai potuto compiere l’estremo sacrificio della Croce?

    Bisogna crederci davvero nell’UOMO perchè quel sacrificio possa risultare efficace a qualche fine che possa essere non crudele.
    Così, bisogna crederci davvero nell’UOMO perchè una bandiera rossa possa essere davvero il suo simbolo.

    Per questo il rosso è un colore fondamentale e non un derivato. Perchè è assoluto.

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