bandiera rossa

Ho provato a cercare,

nell’infinito mare.

Ho cercato.

Col cannocchiale ho scrutato.

Con occhio attento

e curioso

ho osservato

l’orizzonte

più distante.

Ho scavato

nella pancia delle onde.

Ho rivoltato

la sabbia delle spiagge.

Ho aggirato arcipelaghi

di verde smeraldino.

Sul pennone del mio galeone

pirata,

alta,

sventolava la mia

“bandiera rossa”.

Ho provato a cantare.

Io.

Stonato come la campana

che annuncia le ore.

Ho innalzato al cielo il pugno.

Un inno.

Al cielo.

Bandiera rossa.

Facile.

Volava lontano la mia voce.

La canzone.

Una poesia.

Pasolini.

Alla bandiera rossa

Per chi conosce solo il tuo colore,
bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui
esista:
chi era coperto di croste è coperto di
piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese
africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore,
bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi
sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e
operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti
sventoli.
http://www.club.it/autori/grandi/pierpaolo.pasolini/poesie.html

Ho cercato, ho cercato.

Ho cercato ancora.

Ho passeggiato nella storia,

che si dimentica.

Amica.

Non vuole lasciarmi

intristire, non vuole

lasciarmi andare,

da solo.

Ho cercato

un grande poeta.

Ed ho trovato.

Ho avuto paura.

Ho sentito le urla.

Ho sentito i cannoni.

I colpi. Il fucile.

Il sangue.

Rosso.

Zampilli di vino rubino.

Sangue.

O dio dei baccanali!

Sangue aggrumito.

E la folla.

E ancora sangue.

Sangue

nelle parole

del poeta.


Vladimir Ilic Lenin

di V. Majakovskij

Inferociva la reazione e gli intellettuali
da tutto si distaccarono e insudiciarono tutto.
Comprarono candele, si rinchiusero in casa
e incensarono i cercatori di Dio.
Persino il compagno Plechanov s’intimidi’:
“Colpa vostra, fratelli cari,
vi siete insabbiati!
Avete versato laghi di sangue,
ma non c’e’ niente da fare, e’ inutile impugnare le armi”.
Ma Lenin levo’ la sua voce alta e ferma tra questo morboso lamento:
“No, impugnare le armi e’ necessario,
ma bisogna impugnarle
in maniera piu’ energica e decisa.
Io vedo un giorno di nuove rivolte,
vedo la classe operaia insorgere ancora.
Non difesa, ma attacco
dev’essere la parola delle masse.
Quest’anno caldo di sangue,
queste ferite nelle fila operaie,
saranno la nostra scuola
nel fragore e nella tempesta delle insurrezioni future” …
… La terra e’ una montagna di ferrame
e di poveri cenci umani. Solo,
in mezzo alla comune follia,
insorge Zimmerwald.
Di la’,
Lenin, con un pugno di compagni,
si levo’ sopra il mondo
ed espresse le idee piu’ chiare di un incendio.
Piu’ forte del tuonare dei cannoni fu la sua voce.
Da una parte gli scoppi, gli schianti,
il balenar delle spade mulinate sopra i cavalli,
dall’altra, contro spade e cannoni,
calvo, con gli zigomi acuti sotto la pelle,
un uomo solo:
“Soldati!
Col tradimento, facendo mercato della nostra carne,
i borghesi ci mandano alla guerra
contro i turchi, a Verdun e sulla Dvina.
Basta! Trasformiamo la guerra dei popoli
in guerra civile. Basta
coi massacri, la morte e le ferite!
I popoli non hanno colpa.
Contro la borghesia di tutti i paesi
leviamo la bandiera della rivoluzione” …
… E guardando di laggiu’ queste giornate,
vedrai dapprima la testa di Lenin:
Il suo pensiero apre una strada di luce dall’era degli schiavi ai secoli della Comune.
Passeranno gli anni dei nostri tormenti
e ancora all’estate della Comune,
scalderemo la nostra vita
e la felicita’, con dolcezza di frutti giganti,
maturera’ sui fiori dell’ottobre.
E chi leggera’ le parole di Lenin,
sfogliando le carte gialle dei decreti,
sentira’ il sangue battere alle tempie
e salire le lacrime dal cuore …
… Riunendo in un’asta
l’immane selva delle ciminiere,
i milioni di braccia,
la Piazza rossa si solleva in alto
con la rossa bandiera,
con un balzo che scuote tutto il cielo.
E da questa bandiera,
da ogni sua piega,
ecco, di nuovo vivo, Lenin ci chiama:
“Proletari, serrate le file
per l’ultimo scontro.
E voi, schiavi, rialzate le schiene e i ginocchi.
Armata proletaria, sorgi e avanza!
Allegra e veloce, viva la nostra rivoluzione!”
tra tutte le guerre
che hanno devastato il corso della storia,
questa e’ l’unica grande giusta guerra.
http://digilander.libero.it/sinistrata/isolautopia/Lenin/maiacolenin.htm

Strani labirinti

avvolgono la Memoria.

Rincorre la storia.

Incespica.

Lo vedi ?

Inciampa nella vita.

L’abbracciano a milioni.

Annega nelle lacrime.

Abbrutisce.

Miseria !

Piange.

Oh sofferenza !

Imbarbarisce,

sfruttata.

In catene

si sottomette.

Schiava.

Sotto la frusta,

urla.

E piange.

E geme.

E si appoggia

per non cadere.

E una Croce

le spezza la schiena.

Si aggrappa.

E lotta.

Si afferra alla speranza.

Si affida all’illusione.

Si incatena ai sentimenti.

Si nutre di sogni.

Si concede all’utopia…


E’ arrivata.

Ha bussato ed è entrata.

Eccola.

E’ entrata.

E’ dentro di noi.

La Storia.

Ci possiede.

Ha bussato

e ci riempie.

E’ un tutto

che si espande

dentro di noi.

Totalmente presi.

Niente può

ormai

resistere alla marea.

Ci ricopre.

Salsa.

Rossa

essa c’invade.

E marcia. In trionfo.

E dentro di noi

i viali si allargano.

Continenti sconfinati

stanno

aperti

dentro di me.

Milioni

e milioni

marciano

affiancati.

E si allungano.

E si prendono lo Spazio,

il Mio,

spazio,

infinito.

E si aprono i mari

ad accoglier

la marea.

Il Domani,

il Poi…

… Sorelle.

Memoria e la Storia.

Eterne dee fortunate.

Onnipotenti.

Divinità onnipotenti.

E spavaldi resistiamo.

E abbiamo occhi grandi.

Meravigliati.

E bocche spalancate.

Affamate

di voi.

Ed il nostro sguardo

si colora

di tutti i colori.

I Colori di tutti gli uomini.

E la nostra voce

si leva potente.

E forte

la nostra volontà

O Muse !

Silenzio.

E nulla.

Nulla.

Non voglio cantare.

Nulla.

Voglio solo accarezzare

ancora una volta

la morbida seta

della bandiera rossa

che si alzò

sul municipio di Parigi

un giorno lontano

quando

gloriosa

vittoria

si nutrì ingorda

del sangue.

In quel giorno,

Illusione

e Inganno

accecarono i cuori

e derelitto

il cielo sembrò,

prigioniero.

Nelle mani

degli uomini,

vinto,

il destino.

Nulla.

Nulla.

Solo

Silenzio.

Solo,

stanco.

Soffia

il vento.

Un sussurro.

Un canto.

Lontano.

Un lamento.

Una fievole

voce.

Si ode

ancora

lontano…

… Bandiera rossa …

… trionferà …

E pietosa,

la mano del poeta,

accarezza

la seta

frusciante

… e …


ARRIVEDERCI BANDIERA ROSSA
Arrivederci, bandiera rossa-
dal Cremlino scivolata giù
non come ti innalzasti,
agile,
lacera,
fiera,
sotto il nostro esecrare
sul fumante reichstag,
sebbene pure allora
intorno all’asta, truffa si attuasse.
Arrivederci bandiera rossa…
eri metà sorella, metà nemica.
Eri in trincea speranza
unanime d’Europa
ma tu di rosso schermo
recingevi il GULAG
e sciagurati tanti
in tuta da carcerati.
Arrivederci, bandiera rossa.
Riposa tu,
distenditi.
E noi ricorderemo quelli che dalle tombe
più non si leveranno.
Gl’ingannati hai condotto
al massacro,
alla strage.
Ricorderanno anche te-
ingannata tu stessa.
Arrivederci, bandiera rossa.
Non ci portasti bene.
Grondavi sangue
e te
noi col sangue togliamo.
Ecco perchè adesso
lacrime non ci sono da detergere,
così brutalmente sferzasti,
con le nappe scarlatte, le pupille.
Arrivederci, bandiera rossa…
il primo passo verso la libertà
lo compimmo d’impulso
sulla nostra bandiera
e su noi stessi,
nella lotta inaspriti.
Che non si calpesti di nuovo
“l’occhialuto” Zivago.
Arrivederci bandiera rossa…
Da te disserra il pugno,
che ti serra di nuovo,
ancora minacciando fratricidio,
quando all’asta
si afferra la marmaglia
o la gente affamata,
confusa dalla retorica.
Arrivederci, bandiera rossa…
Tu fluttui nei sogni,
rimasta una striscia
nel russo tricolore.
Nelle mani dell’azzurrità
e del biancore
forse il colore rosso
del sangue sarà liberato.
Arrivederci, bandiera rossa…
guarda, il nostro tricolore,
che i bari di bandiere
non barino con te!
Possibile anche per te
sia lo stesso giudizio:
pallottole proprie e altrui
ne hanno la seta divorato?
Arrivederci, bandiera rossa…
sin dalla nostra infanzia
noi giocavamo ai “rossi”
e i “bianchi” battevamo forte.
Noi, nati nel paese
che più non c’è,
ma in quell’Atlantide
noi eravamo,
noi amavamo.
Giace la nostra bandiera
nel gran bazar d’Ismajlovo.
La “smerciano” per dollari,
alla meglio.
Non ho preso il Palazzo d’inverno.
Non ho assaltato il reichstag.
Non sono un “Kommunjak”.
Ma guardo alla bandiera e piango.
http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/ARRIVEDERCI-BANDIERA-ROSSA-Evegenij-Evtushenko-/D6747825.html




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Un pensiero riguardo “bandiera rossa

  1. Caro Piero……non so perchè ma nelle orecchie mi risuona un cantante ….Battiato per l’ esattezza con…….sul ponte sventola bandiera bianca,,,,,,,sul ponte sventola bandiera bianca…..,,,,,——……..^_^

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