Ave Maria

Il cuore di Maria Carta ha battuto per il canto. Il canto popolare, quello che ha tradizioni millenarie, che lega l’uomo alle sue primordiali origini.

Nel canto si trova ancora l’Anima pura ed innocente.

L’innocenza e la purezza della creatura senza peccato, fedele amica dell’Essenza divina con cui condivide l’esistenza nel passaggio sulla terra.

Questo candore Maria Carta ce l’aveva anche perchè era figlia della Dea Ichnussa.

Era figlia di Shardana.

Era figlia di Sardegna.

Terra pura ed innocente. Dove il tempo non scorre. E’ immobile. Fermo. Come attendesse la frescura sotto la dolce ombra delle querce da sughero. Come se fosse impegnato in altre attività che non quella di portarci via il presente.

Affaccendato a rassettare il disordine delle pietre dei Nuraghi.

A riordinare nelle domus de janas…

Eccola, la jana Maria.

Eccola.

Ecco il suo potere straordinario.

Il suo sovrumano incanto di incantare, di sdoppiarsi, di trasformarsi in pura voce. In poesia.

http://www.fondazionemariacarta.it/mariacarta/poesie/default.htm

Le parole della jana Maria sono stampate in queste immagini.

Le ho trovate sul sito della Fondazione Maria carta.

Le sue parole sono dolci e tenere.

Nostalgia pura.

Purezza ed innocenza.

Incontaminate acque delle fonti sacre in cui si bagnavano solo Ninfe e Muse.

E dove le ragazze di Shardana andavano a lavare i panni candidi.

Le lenzuola del talamo del desiderio delle fanciulle in fiore….

Presso quei luoghi fatati, in quelle acque incantate, dove i riflessi disegnavano sogni dai colori infiniti, andavano le bambine.

Andavano a sentire i morsi dei rovi.

A frustare gli olivi.

Ad ascoltare la voce dei galli.

A spronare il galoppo dei cavalli verso il futuro di janas…

e di favole…

Avevano nomi come Teresa, o Maria. Le janas. Le fate diella terra di Ichnussa.

Avevano occhi dorati. Ed abitavano in magici labirinti.

Avevano visi altezzosi e voci sottili, acute, delicate. Adatte alla preghiera eterna del canto.

Avevano le mani piccole ed i piedi sporchi. E si vergognavano.

Desideravano vestiti di raso. E carni candide. E la pelle profumata e gioielli brillanti.

Ed avevano i profumi dei fiori. Ed i colori brillanti della campagna sconfinata e senza tempo.

Avevano loro del sole ed i riflessi baluginanti dei raggi sulle allegre acque che correvano al mare eterno.

Ecco, cosa ha si è portata Maria Carta dalla sua magica terra di Sardegna.

Il suono profondo delle canne in cui si insinua il soffio amorevole del vento.

Il suono della voce che canta Maria.

Maria che  canta l’altra Maria.

Maria che si specchia nel suo doppio.

Maria, che dalla terra nata prima del tempo, eleva la preghiera senza tempo alla Madre amorevole terna.

Maria.

Ave.

Maria.

Nella sua voce si sente vibrare l’eterno.

Si sente la Musa che la bacia. E attraverso quel bacio il divino si mischia al terreno.

L’immortale desidera entrare nella dimensione del finito.

L’etereo vuole la carne.

Nel corpo, nella voce, nel volto, nel nome stesso di Maria scorre il sangue della Musa.

Soffia il suo alito.

Pulsa il suo cuore.

E’ una creatura magica, Maria.

La morte non le appartiene.

Non può neanche sfiorare il suo dolce volto di ragazza di Sardegna.

Sono certo, sicuro, che lei, ora, è dolcemente addormentata e riposa tra le braccia di sua madre. La nera  terra vergine senza tempo.

La sua voce resta con noi.

Il suo canto.

Il suo volto.

Il suo sorriso.


da: http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Carta
Maria Carta (Siligo, 24 giugno 1934 – Roma, 22 settembre 1994) è stata una cantante, cantautrice e attrice italiana. Ha inoltre scritto un libro di poesie (Canto Rituale nel 1975).
In 25 anni di carriera ha ripercorso i molteplici aspetti della musica tradizionale sarda principalmente de su cantu a chiterra, del repertorio popolare dei gosos e delle ninne nanne e tradizionale religioso dei canti gregoriani, ecc., spesso aggiornandoli con arrangiamenti moderni e personali.
È riuscita a portare con successo la musica folk sarda in manifestazioni popolari a livello nazionale (come Canzonissima nel 1974) e internazionale (soprattutto in Francia e negli Stati Uniti).
Interprete estremamente sensibile e dotata di notevole presenza scenica, non ha mancato di affascinare registi come Francis Ford Coppola e Franco Zeffirelli, che l’hanno chiamata a recitare nei loro film (vedi Filmografia).
Legatissima alla sua terra, la Sardegna, Maria Carta era però innamorata anche di Roma, città in cui ha vissuto per molti anni. Nella capitale ha ricoperto il ruolo di Consigliere comunale dal 1976 al 1981 tra le file del Partito Comunista Italiano.
Negli ultimi anni della sua vita Maria Carta è stata molto legata all’Università di Bologna dove ha svolto un ciclo di lezioni e dove ha seguito studenti che preparavano tesi di laurea aventi per oggetto tematiche a lei consuete, fornendo loro preziose indicazioni derivanti dalla sua esperienza personale, umana e di studio.
Maria Carta ha tenuto il suo ultimo concerto a Tolosa (Francia) il 30 giugno 1993; malata da tempo di un tumore, è morta nella sua casa di Roma a 60 anni, il 22 settembre 1994.

[per questo post ringrazio la Fondazione Maria Carta]

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2 pensieri riguardo “Ave Maria

  1. Bè…….mi hai ricordato che la musica ha ben altri interpreti…..anche se fa male vedere che in tutti gli ambiti si infilano i mediocri……. è un bene ed un dovere ricordare chi se lo merita…io mi faccio prendere dal fuoco ed in fondo faccio il loro gioco.
    Buona domenica.

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  2. Io non ho mai dedicato neanche un secondo alle serate di san scemo.
    Se penso alla musica non mi viene in mente niente di quel genere.

    Ma non voglio criticarti, amica mia, neanche un pò, neanche involontariamente.
    La mia è semplice debolezza. Basterebbe un pò di sano distacco per guardare anche quelle brutture volgari lì. E così poter dire: io, che so, posso giudicare. Io c’ero. E non mi è piaciuto per niente.

    Ma io non ce la faccio proprio. Sono un grande egoista. Perchè debbo infliggermi il male, per dire: il male l’ho provato. Lo posso ben dire, io, che il male fa male…

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