NON VERITA’

Per farmi perdonare, in qualche modo, ho voglia, forse bisogno, di far dire a Borges una sua parola vera. E cosa c’è di più vero che andare all’origine del pensare, al momento in cui è scoccata per la prima volta la scintilla del pensiero che si è posto il principio di verità?

El principio

Dos griegos están conversando: Sócrates acaso y Parménides.
Conviene que no sepamos nunca sus nombres; la historia, así, será más misteriosa y más tranquila.
El tema del diálogo es abstracto. Aluden a veces a mitos, de los que ambos descreen.
Las razones que alegan pueden abundar en falacias y no dan con un fin.
No polemizan. Y no quieren persuadir ni ser persuadidos, no piensan en ganar o en perder.
Están de acuerdo en una sola cosa; saben que la discusión es el no imposible camino para llegar a una verdad.
Libres del mito y de la metáfora, piensan o tratan de pensar.
No sabremos nunca sus nombres.
Esta conversación de dos desconocidos en un lugar de Grecia es el hecho capital de la Historia.
Han olvidado la plegaria y la magia.

Jorge Luis Borges

Due greci stanno conversando, forse Socrate e Parmenide.
Conviene che non si sappiano mai i loro nomi; la storia sarà così più misteriosa e tranquilla.
Il tema del dialogo è astratto. Talvolta alludono miti nei quali entrambi non credono.
Le ragioni che adducono possono abbondare in erorri e non hanno uno scopo.
Non polemizzano. E non vogliono nè persuadere nè essere persuasi, non pensano nè a vincere nè a perdere.
Sono d’accordo su una sola cosa; sanno che la discussione è la non impossibile via per giungere a una verità.
Liberi dal mito e dalla metafora, pensano o cercano di pensare.
Non sapremo mai i loro nomi.
Questa conversazione tra due sconosciuti in un luogo delle Grecia è il fatto capitale della Storia.
Hanno dimenticato la preghiera e la magia.

Ecco, fondata la verità, vissuto, grazie alla poetica assoluta di Borges, quel momento capitale della Storia possiamo adesso abbandonarci al sogno, al ricordo dell’impossibile.

E’ un abbandono della Verità, perchè il sogno è non verità. O, se vogliamo chiamarlo in altro modo, il sogno è un’altra verità, o la verità di una dimensione non convenzionale. Perchè è una convenzione, deve per forza essere una convenzione, quella certezza che tutti crediamo di avere, in base alla quale ci convinciamo che la Verità sia quella che che appartiene alla dimensione della veglia, piuttosto che a quella del sogno. Ogni realtà sensoriale potrebbe testimoniare il fondamento di verità per l’una quanto per l’altra dimensione di Verità.

Possiamo, adesso, abbandonarci al sogno, farci cullare dall’errore. Passiamo adagiarci sull’inesattezza che i nostri desideri, con struggimento straziante, ci impongono di abbracciare, quell’inesattezza che ci permette di misurare, si, proprio di misurare, con precisione assoluto, lo spazio occupato dalla verità del desiderio, del ricordo impossibile. Tutti entriamo in quello spazio e lo facciamo diventare il nostro rifugio, quando apriamo la porta del cuore al desiderio più puro, alla nostalgia, ai sentimenti di amore filiale, al desiderio amoroso, alle fantasie dell’eros.

Il poeta, in questa dimensione dell’altra verità, ha anche un altra possibilità. Lui può stabilire, in base alla forza delle sue parole, al peso, alla materialità dei suoi sentimenti, alla potenza divina della sua arte creatrice, come inter-scambiare  le cose fra una dimensione e l’altra. Il poeta è come una divinità. Egli può decidere se il mondo, quell’infinitesimo di mondo che entra in un suo verso, se quello può o deve stare al di qua o al di là del confine segnato dalla sua parola. E’ un potere che mette allegria, da gioia, dona ricchezza al mondo degli uomini, che altrimenti resterebbe prigioniero per sempre in un angusto spazio materiale, nel quale sarebbe impossibile far vivere l’incontenibile realtà dei sentimenti. Una realtà donatrice di vita o dispensatrice di morte, a ben pensarci. Ed è per questo che i poeti, come tutti gli artisti, accanto al loro potere di dei creatori, hanno anche una responsabilità davvero pesante. Essi devono tenere in equilibrio  il bilancio della vita e della morte che sgorgano dalle loro parole.

ELEGIA DEL RICORDO IMPOSSIBILE

Che cosa non darei per il ricordo

di un viottolo polveroso fra i muri bassi

e d’un alto cavaliere che riempie l’alba in uno dei giorni della pianura,

in un giorno senza data.

Che cosa non darei per il ricordo

di mia madre che contempla il mattino

nella tenuta di Santa Irene,

ignara che il suo nome sarebbe stato Borges.

Che cosa non darei per il ricordo

d’aver combattuto a Cepeda

e d’aver visto Estanislao del Campo

che saluta il primo proiettile

con il giubilo del coraggio

Che cosa non darei per il ricordo

d’un portone di villa segreta

che mio padre spingeva ogni sera

prima di smarrirsi nel sonno

e spinse l’ultima volta

il 14 febbraio 1938.

Che cosa non darei per il ricordo

delle barche di Hengist

salpanti dalla sabbia della Danimarca

per soggiogare un’isola

che non era ancora l’Inghilterra.

Che cosa non darei per il ricordo

di una tela d’oro di Turner

vasta come la musica

Che cosa non darei per il ricordo

di essere stato uditore di quel Socrate

che, la sera della cicuta,

analizzò serenamente il problema dell’immortalità ,

mentre la morte cerulea andava ascendendo

dai piedi ormai gelidi.

Che cosa non darei per il ricordo

di te che m’avessi detto che mi amavi

e di non aver dormito fino all’aurora ,

straziato e felice.

J.L. Borges (La Moneta di ferro)

(p.s. i testi, questa volta sono controllati sulla edizione I Meridiani di BORGES “Tutte le opere”)

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2 Replies to “NON VERITA’”

  1. Ma sìììììììì mica stai facendo un blog su Borges…….meglio usare la dimensione del sogno…..la tua repubblica è immaginaria…….. ed il sogno è molto importante e certi sogni….a volte sembrano reali…..a me la poesia dell’ altro post ..piaceva…che importa se non era di Borges…con questi maniaci dell’ ordine…………..come se si potesse catalogare tutto quanto.
    Baciotti……anche all’ ordinatissimo guardiano della verità.

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