FUGA DI MORTE

Bisogna guardare il mondo. Bisogna sapersi guardare attorno.


Mi chiedo, alle volte, cosa significhi essere al mondo, se non essere un uomo che, preso il suo piccolo fardello, si incammina verso la sua meta, verso il suo destino, e va.

Va diritto. Senza voltarsi indietro. Va.

E mentre cammina, nessun confine la natura frapporrà ai suoi passi.

Fiumi, monti, mari, montagne non separano gli uomini. Li proteggono, li custodiscono.

Essi recano come dono il candore delle nevi eterne, le profondità incontaminate della vita degli abissi, il corso delle acque metafora dello scorrere del tempo, la leggerezza che sostiene nell’aria gli uccelli e li sospinge nel volo…………..

Ma alle volte si cade.

Alle volte si inciampa e si cade.

Si inciampa nelle linee tracciate sulle carte geografiche, protette da soldati armati di mitragliatrici o fucili di precisione.

Si cade colpiti dai cecchini, dai kamikaze, dai bombarideri…

I bombardieri sono uccelli pericolosi.

Sono stati armati da feroci belve. Da belve che vivono in accampamenti ordinati come magazzini industriali… o sono i magazzini industriali che vengono  ordinati come campi militari……

I bombardieri sono uccelli pericolosi, armati da belve senza cuore e sono animati da cuori senza pietà.

Dedico questa pagina a loro, alle belve, alle bestie feroci, a quegli uccelli pericolosi.

Questa pagina parla di loro.

Indica loro col dito puntato. Li mostra come colpevoli.

Li punta con lo sguardo stupito, sorpreso, indignato.

Ma perchè, si dirà, questo prologo inconcludente?

Eccome, se c’è un motivo. Un’emozione. Una ragione.


da: http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_06

E’ deceduto per un cancro allo stomaco

Giappone, morto a 93 anni

l’uomo che sopravvisse a due atomiche

Tsutomu Yamaguchi era scampato sia alla bomba di Hiroshima sia a quella di Nagasaki

Tsutomu Yamaguchi, l'uomo che scampò a entrambe le bombe atomiche sganciate sul Giappone
Tsutomu Yamaguchi, l’uomo che scampò a entrambe le bombe atomiche sganciate sul Giappone

TOKYO (Giappone) – E’ morto all’età di 93 anni Tsutomu Yamaguchi, l’unica persona ufficialmente riconosciuta come superstite sia della bomba atomica di Hiroshima sia di quella sganciata su Nagasaki alla fine della Seconda guerra mondiale. I quotidiani nipponici Mainichi, Asahi e Yomiuri hanno riportato la notizia oggi, spiegando che l’uomo è deceduto per un cancro allo stomaco.

COLPITO DUE VOLTE – Yamaguchi, proprietario di una società di cantieri navali, si trovava a Hiroshima per un viaggio di affari il 6 agosto 1945, quando un B-29 statunitense sganciò l’atomica sulla città. Riportò gravi ustioni nella parte superiore del corpo e trascorse la notte in città. Tornò poi nella sua città natale, Nagasaki (circa 300 chilometri a sudovest), che tre giorni dopo fu presa di mira dal secondo attacco atomico statunitense.

Scritto fra il 6 e l’11 gennaio 2010.

Volevo dedicare la poesia che segue, di Paul CELAN, Fuga di morte, alla memoria dell’olocausto, della barbarie nazista, dello sterminio.

Volevo farne un post per la giornata della memoria del prossimo 27 gennaio.

Ma oggi la morte si è preso Tsutomu Yamaguchi.

Era  nato il 16 marzo 1916.  A Nagasaki.

Era  sopravvissuto alle due bombe atomiche scaricate sul Giappone, su Hiroshima, il  6 agosto 1945, e  su Nagasaki, qualche giorno dopo.

Wikipedia da queste notizie sulla sua vita:

Yamaguchi era a Hiroshima il 6 agosto 1945 per un viaggio di lavoro per la società per cui lavorava, la Mitsubishi Heavy Industries. Stava scendendo dal tram quando la prima bomba atomica, denominata Little Boy, fu sganciata sulla città ad appena 3 km di distanza. L’esplosione gli provocò notevoli lesioni, distrusse i suoi timpani, lo accecò seppure temporaneamente e gli lasciò serie ustioni sulla metà superiore sinistra del suo corpo. Fu avvolto in bendaggi per le sue ferite e divenne completamente calvo.

Come molti altri sopravvissuti a esplosioni nucleari, Yamaguchi soffrì per tutta la vita per gli effetti; anche sua moglie fu avvelenata dal fallout nucleare. Yamaguchi restò per tutta la notte successiva al 6 agosto in un rifugio antiaereo prima di tornare alla sua città natale, Nagasaki, il giorno successivo. Yamaguchi stava spiegando ai suoi supervisori quanto vicino alla morte era stato, quando, a circa 3 km di distanza, fu sganciata la seconda bomba, Fat Man. [1]

A ottant’anni scrisse un’autobiografia riguardante la sua esperienza, e fu invitato a partecipare ad un documentario (nel 2006) intitolato ‘Nijuuhibaku (“Bombardati due volte”) sulle 165 persone ufficialmente vittime di entrambe le bombe atomiche giapponesi. Tale documentario fu proiettato alle Nazioni Unite.

Fu un attivista anti nucleare, e si prodigò presso l’assemblea generale delle Nazioni Unite affinché le armi nucleari siano bandite. In una intervista disse: “La ragione per cui odio le bombe nucleari è per ciò che fanno alla dignità degli esseri umani.

Il 22 dicembre 2009, il registra canadese James Cameron incontrò Yamaguchi a Nagasaki, Giappone, per discutere sull’opportunità di girare un film sulle armi nucleari.

Il 4 Gennaio 2010, Yamaguchi è morto di cancro allo stomaco nella sua città natale di Nagasaki.

Questa frase pronunciata a testimonianza della sua esperienza di vita e di morte mi ha colpito: “Era mio destino che subissi ciò due volte e che sopravvivessi ad entrambe per testimoniare ciò che accadde.”

Quelle bombe, le bombe di Hiroshima e Nagasaki,  dovevano servire per porre termine alla seconda guerra mondiale.

Una guerra figlia della follia.

Figlia, ma a sua volta madre. Madre di un’altra folle barbara impresa dell’uomo.

Era quella la barbarie che volevo commemorare il prossimo 27 gennaio.

 

Bisogna parlare dell’orrendo male che ha afflitto l’umanità.

E’ successo nel secolo scorso. Ma può succedere ancora oggi.

Nessuna vaccinazione ha immunizzato l’uomo contro un simile male.

Quella malattia non è sconfitta. Tutt’altro.

Gli armamenti si sono fatti ancora più distruttivi.

E nell’animo dell’uomo il terrore per la Catastrofe annunciata è soppiantato dalla protervia della sfida del Male.

Le armi ancora oggi non sono poste al bando.

Le armi nucleari sono ancora oggi la meta, l’obiettivo, il programma di politici senza scrupoli a capo di popoli disperati.

Ed anche le nazioni che amano definirsi civili stanno ricominciando ad esercitarsi al passo dell’Oca, all’Osanna dell’uomo della Provvidenza.

Mani vengono tese non per gettare ponti che affratellino, ma, affilate come sciabole o pugnali, puntano l’avversario per dilaniarlo.

Ed oggi, le stesse bombe che già una volta hanno ribaltato le leggi della natura non sono neanche le armi più pericolose. Addirittura lo spazio cosmico viene colonizzato come sede per campi di future battaglie…

Così ho deciso di raccogliere alcune delle immagini che dovrebbero servire da monito agli uomini.

Immagini che, almeno, dovrebbero testimoniare una tragedia già accaduta.

Frammenti di passato che dovrebbero ricordare il volto mostruoso della pazzia che ha già catturato gli uomini.

Riflessi di uno specchio che dovrebbero restituire i tratti della vanità autodistruttiva e del desiderio di morte che alberga nell’animo dell’uomo.

Contro questi fantasmi si deve alzare la voce.

Celan l’ha alzata.  

Uomini come Tsutomu Yamaguchi l’hanno alzata perchè altri uomini non debbano più portare in giro il marchio di fuoco del ricordo,  della distruzione, della disperazione. La memoria della barbarie.



Ho montato le immagini del video con la voce recitante che la splendida Margarethe,  Maddalena Crippa, ha strappato alle proprie viscere per urlare al mondo la “fuga di morte” che,  con voce autentica di uomo ferito, Celan ha suonato con lo strumento della propria disperazione.

Andrebbe letta la storia del poeta : http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Celan.

Andrebbe conosciuto il suo senso di colpa per non aver saputo impedire la sorte del campo di sterminio che ha ghermito i suoi genitori, rastrellati dalle belve con gli occhi azzurri di Germania.

Ebreo. Figlio di ebrei. Si era fatto colpevole di non aver potuto proteggere la propria Madre. E il proprio Madre. Contro i barbari. Contro la sventura di un uomo e di un popolo. Contro la sventura dell’intera umanità.

Servivano parole nuove.

Celan le ha cercate.


Paul Celan – “Fuga dalla morte”

Negro latte dell’alba noi lo beviamo la sera
noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte
noi beviamo e beviamo
noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto.
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro.

Margarete egli scrive
egli s’erge sulla porta e le stelle lampeggiano egli aduna i mastini con un fischio
con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda e adesso suonate perché si deve ballare.

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al mattino come al meriggio ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo.
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro.

Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba
nell’aria chi vi giace non sta stretto
Egli grida puntate più fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate
egli trae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi puntate più fondo le zappe e voi ancora suonate
perché si deve ballare.

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi.
Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Mastro di Germania
grida cavate ai violini suono più oscuro così andrete come fumo nell’aria
così avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto.

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio la morte è un Mastro di Germania
noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo
la morte è un Mastro di Germania il suo occhio è azzurro
egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell’aria
egli gioca colle serpi e sogna la morte è un Mastro di Germania.
I tuoi capelli d’oro Margarete,
i tuoi capelli di cenere Sulamith.

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2 Replies to “FUGA DI MORTE”

  1. Dio…..Piero…non questa poesia, non questa, bisogna essere forti per ascoltare ……. Margarethe dai capelli d’ oro….non ce la faccio ad ascoltarla…..mi spiace non ce la faccio…… sono vigliacca ….ma l’ ho sentita a teatro…..ed è stata una cosa tremenda…mi rifarei troppo male…….

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  2. Si è molto dura. E’ molto dura l’accusa di Celan.
    Non devi ascoltare per forza.
    Non devi ascoltarla tu.
    Tranquilla.
    Devono ascoltarla quelli che non hanno una coscienza, quelli che non hanno una memoria, quelli che vogliono dimenticare, quelli che vogliono cancellare la verità, che vogliono piegare la verità della storia ai loro sporchi interessi.
    Devono ascoltarla tutti quelli che hanno perso la dignità di uomini facendo dei propri simili solo strumenti della propria affermazione.
    Devono ascoltarla quelli che non hanno provato alcun freno nel mettere la dignità dell’Uomo al di sotto di quella delle besti, che, lo sapiamo, non infliggono mai dolore per il solo gusto di godere…
    Devono ascoltarla quelli che hanno fatto della morte uno spettacolo, uno strumemento di pianificazione del potere…

    Ecco, sono loro.

    E’ a loro che è dedicato questo post.

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