… ratti di città…

Io l’avrei detto così:

“Tremate, tremate, carogne !

Sono scappati i topi dalle fogne !”.

Eh, si ! Io l’avrei detta così.

Lui, invece, Elias Canetti, parecchi anni fa, l’aveva detto così:

Il mio desiderio più grande è vedere un topo che mangia vivo un gatto. Prima, però, dovrebbe anche giocarci abbastanza a lungo”.


5 dicembre 2009

Bene, stasera,

erano in piazza,

erano in tanti,

in tanti davvero,

i topi

scappati dalle fogne.

Sono scappati.

Liberi, finalmente,

dal fetore,

insopportabile,

ormai.

Sono scappati.

E sciamano,

ora.

Guizzano liberi,

adesso, le migliaia,

e sgattàiolano.

Di qua e di là.

bandiere

Le codine sono come lancette,

impazzite,

e segnano i l tempo che corre

di un’epoca finisce.

Li sento squittire

allegri, quei topi

scappati dalle fogne.

Cantano,

adesso,

e ballano,

con le loro pellicce

di mille colori,

sotto alte bandiere

rosse.

Hanno annusato,

i loro nasini aguzzi,

il fetore del gatto

con i lunghi baffi rifatti

e le unghie

ancora insanguinate

dopo l’ultimo pasto.

Sorride,

adesso,

il topolino.

Sorride.

Sorride felice.

Mentre gioca col gatto.

Squittisce,

e osserva di sbieco,

divertito,

l’ultimo salto

disperato,

l’acrobazia del gatto.



Arriva sgommando

di corsa

la compagnia

dei gatti miagolanti.

Finiranno anche loro,

presto,

dritti dritti,

fra le grinfie,

dei variopinti

topi ululanti.

E’ allegro,

squittisce chiassoso,

adesso,

il popolo colorato

dei topi

sfuggiti di fogna.

Gioia,

gioia felice

incendia

gli occhietti

spiritati.

Spillini

di nero profondo.

Sciamano …

guizzando.

E dilagano

da destra e da manca.

Sono bimbi impazziti,

giovanotti impegnati

in un gioco innocente.

Giovani al ballo !

L’ extasi, la Marija.

Il rap !

Il popolo

dei ratti ribelli !

E’ fuggito !

E’ fuggito dalle fogne.

Libero, oramai,

sciama

sulle rive del fiume.

Il gioco,

il lungo gioco

che dichiara

la fine del gatto,

lascia, infine,

la belva felina,

riversa esausta,

galleggiante

sull’acqua

che corre

via felice.

Dedicato a chi è fuggito dalle fogne.
Dedicato alla memoria di Elias Canetti, che ci ha insegnato ad avere sogni all’altezza dei nostri ideali.
Dedicato alla memoria di Fabrizio de Andrè, che ci ha insegnato ad avere coraggio

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3 pensieri riguardo “… ratti di città…

  1. Mo spiace, arrivare qua e smorzare un così bell’ entusiasmo , ma la canzone di Maggio…….i remember…..non è più il tempo del vino e delle rose ( il mese di maggio)
    Cioè non ho più speranze nella protesta, anche se multicolore, anche se giusta, non è più tempo di nemici o amici, è giunto il tempo che chi ha più “amore”provi a conquistare il nemico con l’ amore , non è più tempo di amici/ nemici, almeno per me.
    Ho in mente una follia……amare anche il mio nemico.

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  2. Si.
    Amare.
    Amare anche i topolini.
    Li ho visti, amica mia.
    E non possiamo non amarli.
    La rassegnazione, la rinuncia, l’abbandono, il cinismo, l’indifferenza, l’individualismo estremi sono un sudario sul cadavere di un popolo ormai morto.

    Io però i topolini li ho visti. E possono anche darci fastidio, con le loro codine sporche, col loro pelo grigio, coi loro dentoni sporgenti.
    Ma i topolini sono vivi, Paola.
    Sono vivi.
    Rodono, corrodono, rosicchiano, spolpano…

    Amare.
    Non esiste arma più efficace.
    Io sono con te.
    Amare anche il nemico.
    Amare.
    Si.
    Amare gli avversari. Ho sempre avuto il dialogo aperto con gli avversari, quelli che stanno sul versante opposto della montagna.
    Io non sparo.
    Io amo e parlo. E ho sempre trovato in quelli dell’altro versante persone come me, che amano e vogliono parlare.

    Non devi pensare che mi piacciano le barricate. Le barricate dividono. I fronti, le divisioni, le ideologie…
    Ciò che divide non appartiene al mio patrimonio personale. Mai.
    Neanche oggi penso che servano le barricate.
    Non sono attratto da questo tipo di fantasma. Non vorrei vivere un incubo così.

    Il coraggio di De Andrè, della Canzone del Maggio è il coraggio della denuncia.
    Denunciare significa “far vedere”, “mostrare”, “rendere evidente”, “fare l’annuncio di qualcosa”. Si potrebbe dire anche “testimoniare”.
    Nessuno può, a seguito di una denuncia, far finta di non aver visto. Eppure, Galileo fu condannato lo stesso, pur avendo messo sotto gli occhi di tutti l’evidenza di un mondo nuovo, più vero di quello che era stato costruito per amore del potere.
    Non vollero guardare quello che c’era sotto i loro occhi, i cardinali del potere.
    De Andrè aveva visto, ai tempi del maggio, al tempo del vino e delle rose, come dici tu un pò cinicamente, che a molti era mancato il coraggio di guardare. Come era successo con Galileo.

    Anche oggi manca il coraggio di guardare. A molti, moltissimi.

    Ma i topolini sono curiosi, Paola mia. Non stanno mai fermi. Annusano tutto. Rosicchiano tutto. Assaggiano tutto. Si muovono dappertutto.
    I topolini li ho visti.
    E mi è tornata in mente la saggezza di Canetti. La forza della sua speranza.
    Mi sono quasi commosso, per strada, a guardare quei topolini, mentre ripensavo alle parole di Canetti.

    Se i topolini non tornano a rinchiudersi nelle fogne e restano in giro… per i gatti è un gran brutto periodo.
    E io sto con i topolini.
    Come Canetti.

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  3. Io sto coi topolini ed anche coi gatti…….sbagliatissimo ma ci sono topolini cattivi e gatti buoni ed io non so, posso finire in bocca ad un topolino che è buono invece che cattivo, ma anche viceversa, i topolini devono essere “forti” anche da soli e non solo in gruppo e sto dicendo un sacco di c.zz.t……..sto sentendo troppo il Natale.
    Ciao.

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