DONNE

Donne, donne, stasera.

Alma Mhaler, Lou Salome.

I loro amori.

Il loro potere su uomini alti come giganti.

Donne.

Come Antonia Bettina Brentano Von Armin.[bettina.jpg]

Lei, che al grandissimo Goethe parlava come a un amico sincero con parole che superano la barriera del comprensibile:

…E’ Beethoven di cui ti voglio oggi parlare. Quando sono in sua compagnia, io dimentico il mondo e dimentico anche te. Sono, è vero, ancora minorenne; pure so di non sbagliare se affermo, ciò che oggi forse nessuno capirà o vorrà credere, che egli nella sua interiore evoluzione avanza di gran lunga tutta l’umanità, e chissà se mai lo raggiungeremo. Io almeno ne dubito. Purché gli sia concesso di vivere fino a che sarà pienamente maturato in lui il portentoso e sublime mistero che anima il suo genio. Sì, possa egli raggiungere la sua meta sublime, ché certo egli allora ci lascerà in retaggio la chiave d’una conoscenza divina, che ci avvicinerà d’un gradino alla vera beatitudine.

Nata a Francoforte nel 1785 da Pietro Antonio Brentano e da Massimiliana Laroche, figlia della letterata Sofia Laroche. Visse a lungo presso la nonna, dove conobbe Goethe e Beethoven. Nel 1818 sposò il poeta Achim von Arnim , dal quale ebbe sette figli. Rimasta vedova si dedicò alla scrittura. Morì a Berlino nel 1859.

Donne forti come colonne, dolci come fiori.

Donne che hanno conosciuto l’amore più alto, senza confini.

L’amore per l’arte, per il genio, per il divino che c’è nell’uomo.

Alma Maria Schindler, nota anche come Alma Mahler (Vienna, 31 agosto 1879New York, 11 dicembre 1964).

E’ stata compositrice e pittrice. Austriaca.

È stata una delle donne più importanti, attive e vitali del XX secolo.

Mmoglie di Gustav Mahler, di Walter Gropius e di Franz Werfel.

Amante di Oskar Kokoschka

MAHLER E VENEZIA

Venezia uno snodo cruciale nella vita sentimentale di Alma Mahler

Giovanna Dal Bon

Alma Mahler conosce Gustav Klimt l’attimo prima di diventare la magnetica e tentacolare musa della Secessione a cui pochi sapranno resistere. Colei che sposerà in successione accellerata il trittico Mahler-Gropius-Werfel polarizzando attorno a sé le intensità creative del secolo, all’epoca di quell’incontro è ancora la giovane figlia del paesaggista austriaco Emil Schindler, ben visto dalla monarchia asburgica. Compositrice precocissima e interamente votata alla musica vive in uno stato di trance romantica permanente. Klimt è un pittore di trentacinque anni dal temperamento ombroso che ha riportato l’oro al centro dell’arte e vive appartato in una quotidianità maniacale aggirandosi con il Faust di Goethe in tasca. L’incontro avviene sotto il segno della fatalità più assoluta e accompagna la vita di entrambi durando e rinnovandosi nel tempo, senza mai trovare soluzione, come la maggior parte degli incantamenti amorosi a cui Alma va soggetta.

È uscita da poco nelle edizioni Es- Abscondita una raccolta che dà notizia di questa travagliata vicissitudine: Gustav Klimt “Lettere e testimonianze”- a cura di Elena Pontiggia. In una lettera a Carl Moll, patrigno di Alma e suo amico, (datata 19 maggio 1899) Klimt rivela lo sgomento travolgente per quella passione raccontandola in un crescendo, quasi a tentare di arginarla, o esorcizzarla. Vede Alma per la prima volta di sfuggita in un parco viennese, all’inaugurazione del monumento alla memoria del padre di lei. Quasi si giustifica con puntini sospensivi di averla notata solo da un punto di vista pittorico “come a noi pittori piace una bella bambina”, sorprendedosi del fatto che Moll non avesse ancora pensato di ritrarla. Poi si abbandona all’inesorabilità di quell’attrazione:”Io e Alma ci siamo trovati spesso vicini; mi raccontava della sua passione per Wagner, Tristano, la musica, la danza (…) è bella, intelligente, piena di spirito, insomma ha in abbondanza quello che un uomo esigente può volere da una donna”. Alma conferma il perfetto accordo di inclinazione musicale e sensibilità con quel “fine pittore bizantino” nella sua autobiografia (Rusconi, 1985) riferendo a lui in molti passaggi con cadenza appassionata:” (…) aveva più talento di tutti. A trentacinque anni era nel pieno delle forze, bello da tutti i punti di vista e già famoso”. I presupposti in regola per una storia al suo inizio. È nel viaggio in Italia alla fine dell’800 che la vicenda precipita. Klimt insegue la sua amata nelle diverse tappe del suo itinerario di formazione per la penisola. A Genova, imprudentemente, Alma annota un bacio sul suo diario e quando la madre “infrangendo la parola d’onore” vi incappa, sarà la fine. Agli sventurati è tassativamente proibito di rivolgersi la parola:”il nostro amore fu crudelmente combattuto da mia madre”. Venezia farà da bivio a quei due destini avversi ed avversati:”Potemmo finalmente rivederci solo a Venezia, nella confusione di piazza San Marco: tanta folla intorno, lui che giurava che si sarebbe liberato di tutto, sarebbe venuto a prendermi, e mi pregava insistentemente di aspettarlo….fu come un fidanzamento segreto”. La fuga ci sarà. Ma uno dall’altro. Lui oscilla nell’indecisione, lei subisce i condizionamenti della famiglia “la cosidetta buona educazione che mi era stata impartita distrusse il mio primo miracolo d’amore”. Continuarono a braccarsi e a incespicare per tutta la vita senza mai trovarsi. Quando accade che si rivedano Gustav non allenta la presa e pronuncia frasi fatidiche:”Il tuo fascino non smette di catturarmi, anzi, diventa sempre più forte”; Alma è sibillina:”Fu il primo grande amore della mia vita, ma allora ero solo una bambina, immersa nella musica e lontana dal mondo…”. In fase di bilanci dirà:”Devo a Gustav Klimt molte lacrime, ma anche il mio risveglio”. Venezia resta uno snodo cruciale nell’andante spianato che fu la vita sentimentale di Alma Mahler, una sorta di vorace incontinenza di amare ed essere amata. Continuerà a tornarci, come continuerà senza sosta a dipanare tempestosi intrecci amorosi : “Ieri sono arrivata qui. Venezia! È la mia casa quella in cui abito ora. Il mio ambiente….mio, creato da me dal nulla…”.Qui darà ripetutamente convegno ai tormentosi assalti del giovane Oskar Kokoschka. Qui, con il poeta Franz Werfel, suo terzo marito, acquista una casa “per una cifra irrisoria” che poi rivende pentendosi. Da Venezia annota il 2 Aprile 1928:”Provo un’irrequietezza tormentosa. Anelo a un sentimento forte. Forse è la reazione alla mia paura mortale…vorrei raccogliere tutto quello che ho amato, o che potrei amare-senza costrizione, senza vincoli”.

Donne che hanno amato il genio sopra ogni cosa.

Donne che sono state muse ispiratrici.

Donne che con le loro labbra ed il loro sorriso hanno donato la vita alla poesia, alla musica, alla pittura.

Madri dell’arte.

Donne che hanno impresso la loro forza alla scienza, al pensiero, alla storia.

Lou von Salomé nacque il 12 febbraio 1861 a S.Pietroburgo nella famiglia di un generale russo, d’origine tedesca, ma gran patriota. Lou, unica femmina di sei figli, imparò presto in casa francese e tedesco e già a diciassette anni aveva ricevuto una formazione in filosofia, teologia e storia della religione. Conosceva piuttosto bene la letteratura francese e tedesca. Dopo la morte di Nietzsche due donne pubblicarono le loro memorie:Elisabeth Förster-Nietzsche e Lou Andreas von Salomé.

Alcuni chiamarono Lou La Grande Rivoluzione Russa nella vita di Nietzsche. Di lei era innamorato anche il poeta Rilke. Lei elogiava particolarmente il padre della psicoanalisi Sigmund Freud ed era una profonda conoscitrice di Ibsen, Tolstoj, Turgenev, Wagner, ecc. Lei, che fu vergine fino all’età di trent’anni, dopo aver avuto finalmente la prima esperienza intima, scrisse un libro che divenne un vero bestseller nei paesi europei: Erotica.

Si interessò a lungo di psicoanalisi, e rimase a lungo in contatto con i circoli psicoanalitici ed alcuni dei più noti psicoanalisti dell’epoca (tra cuiSandor Ferenczi e Viktor Tausk, con cui ebbe una relazione sentimentale).

Nel 1882, Friedrich Nietzsche, trentottenne, conobbe Lou Andreas Salomé, che all’epoca aveva solo 21 anni. Lou Andreas Salomé voleva costru

ire una piccola comune intel

lettuale, una specie di “trinità” filosofica tra lei, Nietzsche e l’amico Paul Rée, di 32 anni. Nietzsche, innamorato della “giovane e affascinante russa”, volle sposarla, ma ottenne solo il rifiuto. Deluso nelle sue

aspettative, in una grande depressione Nietzsche scrisse la prima parte del libro Così parlò Zarathustra

Lou Andreas Salome

Donne. Donne. Eroine.

Eroine nella vita. Eroine fino alla fine.

Donne senza confini.

Vaste come immense pianure.

Profonde come l’abisso degli oceani

La famiglia Jesenský (in ceco, come nelle altre lingue slave, anche i cognomi hanno una desinenza diversa quando sono riferiti a donne, per questo “Milena Jesenskà”) sosteneva di discendere da Jan Jesenius, primo professore di medicina alla Università Carolina di Praga, che fu tra i 27 luminari boemi giustiziati sulla piazza della città vecchia il 21 giugno 1621, per essersi opposti all’autorità dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo. Tuttavia, tale convinzione si è dimostrata falsa.[1] Il padre di Milena, Jan Jesenský, era un chirurgo dentale e professore presso l’ Università Carolina di Praga; la madre, Milena Hejzlarová, morì quando la figlia aveva 16 anni. Milena studiò alla Minerva, il primo ginnasio femminile dell’ Impero austro-ungarico.[2] Dopo il diploma frequentò per un breve periodo la facoltà di Medicina, per volere del padre, e poi il Conservatorio, ma abbandonò gli studi dopo i primi due semestri. Nel 1918 sposò Ernst Pollak, un intellettuale e critico letterario ebreo che conobbe frequentando i circoli letterari di Praga, e con lui si trasferì a Vienna. Il matrimonio, che la portò ad interrompere i rapporti con il padre per parecchi anni,[3] non fu felice.

Poiché gli introiti di Pollak non erano sufficienti per un’adeguata vita della coppia a Vienna, Milena dovette contribuire lavorando come traduttrice. Nel 1919 si imbatté in un breve racconto dello scrittore praghese Franz Kafka, e gli scrisse per ottenere l’autorizzazione alla traduzione dal tedesco al ceco. Da quel momento cominciò una intensa corrispondenza tra i due. Jesenská e Kafka si incontrarono soltanto poche volte: a Vienna e poi a Gmünd. Alla fine Kafka pose fine alla loro relazione, anche a causa del fatto che Milena non voleva lasciare il marito, e la loro corrispondenza quasi quotidiana si interruppe nel novembre 1920. Successivamente, tuttavia, si scambiarono ancora alcune missive nel 1922 e 1923. A riprova del loro rapporto Kafka lasciò alla Jesenská i propri diari. [4] La traduzione della Jesenská fu la prima di uno scritto di Kafka in lingua ceca; successivamente ella tradusse due altri racconti dello scrittore, oltre a testi di Hermann Broch, Franz Werfel, Upton Sinclair, e molti altri. [5]

immagine di milenaVienna, la Jesenská cominciò anche a scrivere articoli ed editoriali per alcune delle più note riviste di Praga (contribuì alla Tribuna, e tra il 1923 e il 1926, scrisse

su Národní listy, Pestrý týden e Lidové noviny.

Nel 1925 la Jesenská divorziò da Pollak e ritornò a Prague, dove conobbe e sposò l’architeeto ceco Jaromír Krejcar. A Praga proseguì la sua attività di giornalista, scrivendo per vari giornali e riviste, di traduttrice e divenne editrice di libri per bambini. Alcuni dei suoi articoli furono successivamente pubblicati in due raccolte a cura della casa editrice praghese Topic.[6]

Negli anni trenta la Jesenská si avvicinò al comunismo (come molti altri intelletuali cechi di quel periodo), ma alla fine abbandonò ogni simpatia per questa ideologia nel 1936, quando si rese conto degli eccessi dello Stalinismo. [7] Nell’ ottobre 1934 anche il suo secondo matrimonio finì, quando diede il proprio consenso alla richiesta di divorzio di Krejcar, intenzionato a sposare la interprete lettone che aveva conosciuto durante una visita in Unione Sovietica. [8]

Tra il 1938 e il 1939 scrisse sulla la prestigiosa rivista di politica e cultura Prítomnost, fondata e pubblicata a Praga da Ferdinand Peroutka. Vi contribuì editoriali e commenti sull’ascesa del NSDAP (Partito Nazista) in Germania, sull’annessione (Anschluss) dell’ Austria alla Germania nazista e sulle possibili consegienze che tutto ciò avrebbe potuto avere per la Cecoslovacchia. Con il peggioramento delle condizioni politiche, ella intensificò le sue analisi ed approfondimenti nei suoi scritti.[9]

Dopo l’ occupazione della Cecoslovacchia da parte dell’esercito tedesco, la Jesenská si unì al movimento di resistenza clandestino ed aiutò molti ebrei e rifugiati politici nell’espatrio. Ella, tuttavia, decise di restare in patria. Nel novembre 1939 fu arrestata dalla Gestapo ed incarcerata prima a Pankrác e successivamente a Dresda. Nell’ ottobre 1940 fu deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück in Germania. Qui fornì sostegno morale e psicologico agli altri prigionieri, e tra essi, a Margarete Buber-Neumann, che scrisse la sua biografia subito dopo la fine della guerra. Milena Jesenská morì per una malattia renale a Ravensbrück il 17 maggio 1944. [10]

Jana “Honza” Krejcarová, la figlia della Jesenská e di Jaromír Krejcar, è stata scrittrice per le pubblicazioni Pulnoc nei primi anni cinquanta e per Divoké víno negli anni sessanta.[11]

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