… NON VOLEVO

Non volevo più toccare questo argomento, nè immedesimarmi, io povero uomo empio e pagano,  nei pensieri di un povero cristo. Il povero Cristo. La Croce, oggi, per Lui non è fatta di legno. La Croce del Cristo, oggi, è fatta di misera solitudine, di indegno rifiuto, di impietoso respingimento. La negazione di ogni umanità dirige gli sforzi profusi abbondanti per scacciare i poveri Cristi dalle nostre mense imbandite di superflue pietanze. Nella nostra bocca i cibi più ricchi non hanno sapore, più, oramai. Sono secche le nostre lingue. Esangui i nostri cuori. Sgonfi i nostri polmoni. Flosce le nostre mani. Esanimi. Inanimate.  Non volevo più entrare nella mente di un povero Cristo.  Non volevo. Ma mi insegue il bisogno di vedere quello che vedono i suoi occhi. Sentire quello che sentono le sue orecchie. Provare quello che prova il suo cuore. Non volevo più toccare questo argomento, perchè, pensavo, una benefica magia avrebbe trasformato in uomini gentili le belve che la terra, invece, alleva abbondanti, ormai, affamate, anche in Italia. Non esiste pietà. Non esiste amore. Non esiste sentimento che unisca, oramai, i poveri ai ricchi. Le prede sono carne per i loro cacciatori. Non esiste più un mondo nel quale una preda si salvi. Neanche in Italia.

 Non volevo. E’ straziante entrare nella mente di un povero cristo. In quelle carni straziate. In quel costato trafitto. In un cuore spezzato. Nei sogni perduti. Nelle speranze dissolte. Non volevo più sentire quel gelo, quel glaciale rigore che regola il tempo che intorno a me, foglia ingiallita, oramai, segna la stagione che conduce all’inverno. Al rigido inverno dell’uomo ormai sazio. E’ povera vita, è solo un acconto di morte dell’uomo appassito. E’ terra sterile. E’ fonte disseccata. Acqua avvelenata. Cibo marcito. Ecco cos’è diventato l’uomo ormai sazio. E’ cibo evitato dai vermi. Palude stagnante. Carne appestata. In inutile attesa.

 Non volevo più entrare in questa parte. E’ dolore. E’ pianto. Sono lacrime amare. E’ sofferenza ed angoscia. Tristezza di morte.

 Non volevo più entrare nelle carni di un povero cristo.

 Ma chi sono, io, per un desiderio così alto ? 

Sospirando, il corpo del giovane
s’inarcò
sotto la sferza del colpo che l’aguzzino gl’inferse,
feroce.
Era esausto, il povero, ingenuo,
giglio innocente.
Il figlio dell’Uomo giaceva riverso
per terra.
La sete lo ardeva, la fame,
il ricordo
sbiadito di una vita perduta.
Aveva passato i suoi giorni inseguendo
un sogno d’amore,
non un sogno qualunque, il sogno
di un povero Cristo.
gemendo, le carni tremanti
del giovane
cervo scattarono acerbe in un sussulto
dolente.
Era perduta, quella povera
gemma di uomo.
Nel mare di sabbia annegava il suo sogno.
In un lago di morte.
Era il sogno di un dio. Un sogno d’amore.
Un sogno
eterno di gloria nel regno del bene.
Un esercito di centurioni con scudi
e bastoni
aveva spezzato i suoi denti. Ferito il sorriso.
Il povero agnello
immolato,  per tutti piangeva, là in alto.
Aveva alzato le lodi
al suo dio. Il dio di tutti.
Aveva pregato. Aveva osannato.
Le palme al cielo, implorante, aveva voluto
innalzare.
veva pregato. Invocato. Osannato.
Silenzio.
Un’inerte quiete aveva accolto le sue
parole
in lingua babelica. Un plotone di sgherri
con le lame affilate
aveva deriso il suo vano delirio.
Era stato respinto, tradito, scacciato.
Il suo sorriso additato
a diabolico segno.
Il suo dono eterno d’amore
scambiato
per effimera domanda d’aiuto.
Figlio
di madre straniera. Figlio
di padre negato. Figlio
di terra lontana. Figlio
di pelle piagata. Figlio.
Figlio
di popolo eletto. Figlio.
Figlio.
Figlio di dio.
Povero cristo.
Rosso.
Relitto di brace.
Cuoio.
Carcassa annegata.
Ebano.
Croce spezzata.
Nero.
Povero cristo.
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2 pensieri riguardo “… NON VOLEVO

  1. Adesso ti scandalizzo…….storia di sazietà…….una trentenne di oggi, grassoccia e perciò pochi amori, perchè oggi essere grassi è assolutamente out, incontra il presunto amore della sua vita , che le chiede di andare in locali dove si fanno scambi di coppie. Accetta. Pochi mesi ed è diventata “la scrofa”, il nomignolo che gli amici usano dietro le spalle, perchè lei come entra nel locale si butta nel letto e la da a tutti e in tutti i modi. Io sto sinceramente male, penso a quanto lei sia caduta in depressione per trattarsi in questo modo e mi fa pena e dolore come i poveri cristi che descrivi tu. Storie di fame, storie di sazietà ma ugualmente dolore.
    Ciao Piero.

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    1. Si, i poveri cristi sono tanti. Sono tutti coloro che non possono o non sanno difendersi.
      Alcuni però finiscono appesi sulla croce (metaforica).
      Altri decidono di abdicare alla propria missione e buttano via quello di buono che c’è in loro.
      Forse la “scrofa” appartiene al secondo gruppo. Ma non mi pronuncio definitivamente.

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