MATTICOMIO

E’ un piccolo regalo che mi sono fatto e che faccio a tutti voi, amici concittadini.

Ho cercato, in questi mesi, di arricchire le mie pagine con delle immagini che dessero più forza al senso, al sentimento, di quello che volevo dire.
Parliamo un attimo, allora di quello che volevo dire.

Il blog della “repubblica indipendente” è un blog anomalo, forse.
Non sono pagine di giornalismo, nient’affatto.
E neanche di un diario.
Non ho parlato dei miei fatti personali, della mia vita quotidiana, dello scorrere dei giorni, lento o implacabile che fosse il suo ritmo.

Rifletto “ad alta voce” su questo tema perchè, insieme al regalo, ho voglia, forse ho proprio bisogno, di capire meglio questa esperienza di comunicazione “virtuale” che assorbe tempo ed energia al mio vivere e che, imprevedibilmente, è entrato nella mia quotidianità in modo quasi dirompente.
Voglio capire meglio. E cercare di essere coerente con il me stesso che mi spinge, giorno dopo giorno, a continuare questo esperimento senza rete, senza progetto, spontaneo.

La “repubblica indipendente” è nata da un moto dell’animo, da una ribellione, da una forma di protesta “per esclusione” nei confronti della realtà di quell’altra repubblica quella italiana, nella quale vivo, quasi ospite, mi sembra di poter dire, ogni giorno.
“Nacqui” italiano. Ma, ad un certo punto, arrivato nel mezzo del mio cammino di vita, forse avendo già superato abbondantemente quel mezzo cammino, guardandomi intorno mi sono trovato in un Paese con il quale, potevo dire, “condivido le origini; condivido il passato”, per ragioni di evidente sincronia cronologica.
Ma non potevo dire più, stando ai quello che sentivo dentro, che con quel Paese “condivido il presente”, vista la distanza fra il sentire comune mio e quello degli abitanti dell’altra repubblica.
“Costruisco il futuro”, poi, un proposito, un impegno, una vita, un quotidiano, un essere, nei quali si confondono il desiderio di fuga, o di esilio, se si vuole dire così, verso un “altrove” più … pulito ed il “fare” quotidiano naturalmente proiettato a costruire un futuro migliore.
Questi erano i miei sentimenti, le mie intenzioni, quando … ho fondato la “repubblica indipendente”.

In che modo il blog, in questi mesi, ha risposto ai miei sentimenti?
Nei post, nelle pagine che in questo anno e mezzo si sono accumulate sul blog, ho sempre cercato, ma non sempre ci sono riuscito, di sovrapporre due livelli di comunicazione.

Il primo. Di carattere più “civile”, “politico” (civico, nel senso che deriva da cives, cittadini. E Politico da polis, città). Insomma, un livello ri racconto, se posso definirlo così, che voleva far emergere, descrivendoli direttamente, i valori, le virtù – chiamiamole pure alla maniera dei grandi filosofi greci – che i cittadini della “repubblica indipendente” reputano importanti.

Il secondo livello è stato meno facile da comprendere, almeno per me.
I racconti, le pagine, i tentativi di fare poesie, erano, certo, dettati da un desiderio, dalla voglia di far parlare, di mostrare, di illustrare, di esprimere, ed anche di esporre, con un pizzico più o meno evidente di “vanitas”, il mio mondo interiore.
E c’è stato anche un periodo nel quale il quotidiano ha sopraffatto completamente ogni tentativo di … “volare alto”. Ma sono stati giorni difficili, anche tristi, nei quali la realtà delle occasioni “ineluttabili” ha prevalso su tutto. Se non fosse stato così, in realtà, non si sarebbe realizzato l’ineluttabile che c’era in quei giorni dolorosi.
Mi sono interrogato sul significato di questo secondo livello di comunicazione (non è un bel modo per definirlo, ma non ho trovato di meglio). Non capivo. Non ne capivo la coerenza con l’idea di “repubblica indipendente” che c’era all’inizio.
Ma poi ci sono riuscito. Ho compreso.
Accanto a questa voglia di essere autore delle mie favole, mi sono reso conto che, comunque, quelle storie erano sempre, quasi sempre, si, a soggetto “civile” o “politico”.
Non parlavo in modo privato dei fatti che mi accadevano ogni giorno, in un modo o nell’altro, che entravano nella mia vita.
No.
Si trattava, sempre, quasi sempre, di un racconto diretto ai concittadini. Politico, in questo senso. Un modo di esprimere i miei sentimenti, nel quale però, i sentimenti, la mia vita, le mie sensazioni, i miei pensieri erano un modo, il modo, il mio modo, di testimoniare direttamente, attraverso ciò che accade nella vita di tutti i giorni, i valori, i princìpi, per i quali io vivo. E per i quali, in fondo, combatte la sua piccola – per me grande – battaglia politica questo blog.

Mi sono interrogato sul nome del blog.
“Repubblica indipendente”.
Sul suo significato.
Quello che voleva essere per me. Prima di tutto per me. E poi per gli amici che sono passati da queste pagine.
Il suo significato era appunto quello che ho detto sopra.
Ho messo in “piazza”, diciamo così, me stesso, fino a metterci la faccia – nel senso della foto, che però è la mia rappresentazione più “fisica” possibile, in questo mondo virtuale – e l’ho fatto per evitare di essere un grillo parlante, un finto maestro, incapace, peraltro di dare qualsivoglia insegnamento a chicchessia.
Io, che vivo guardando il lato di dietro della realtà, il lato che normalmente resta nascosto. Che nessuno cerca. Io, che cerco di “capire”. Io, che per ogni risposta non so dare altro che nuove domande.
Io, che sono così, e così, peraltro, in maniera gentile, non provocatoria, nè mai violenta, io ho cercato di dare, attraverso questa esperienza che ha superato, ormai l’anno e mezzo di vita, alcune immagini al mio mondo, che è, anche, in parte, il mondo della “repubblica indipendente”.
Immagini.
Adesso si sta aprendo un’altra “stagione”. Nei post sono entrati i video di Youtube e qualche timido tentativo di costruire piccoli video, montati per immagini, con foto scattate direttamente da me.
E’ una prova, un esperimento.
E non so dire se è riuscita, perchè è ancora in corso.
Non so dire neanche se riesce a dare il senso di quello che ho dentro.
Nelle pagine dei post fino all’estate, sapevo muovermi abbastanza bene. Sapevo, pur nei miei considerevoli limiti, tirare fuori ed esprimere più o meno chiaramente quello che avevo dentro.
Con questo nuovo tentativo sto ancora provando.
E’ soprattutto un gioco.
Un gioco di cui non conosco le regole e di cui non so prevedere i risultati.

E se gioco vuole essere – per me la componente gioco, l’autoironia, l’anti-serietà è importante per non prendermi sul serio, perchè so che non posso prendermi sul serio, io che vivo (felicemente) di tentativi – e se gioco vuole essere allora giochiamo insieme, cari concittadini.
Vi regalo un piccolo montaggio delle immagini che hanno dato colore e sentimento alle pagine del blog finora.
Non sono tutte. E c’è qualche doppione. Sono quelle che ho salvato nella memoria del computer.
Ma sono un bel vestito da Arlecchino.
Un bel rutilare di colori e di forme. Di volti e di disegni. Di linee e di curve. Di colori e di ombre.
Che sembrano messe lì da un bambino disordinato. Oppure da un matto spericolato. Ma giammai pericoloso.
Ecco, fra i due, ho scelto, per montare le immagini l’aiuto del matto.
O dell’asino, se preferite…
Che in certe situazioni è lo stesso…
la musica del video è di Ascanio Celestini. Grazie a lui.
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4 Replies to “MATTICOMIO”

  1. Grazie Piero, hai sintetizzato anche il mio " fare blog", benchè io sia più " intimista" di te,io ci metto il mio "essere", perchè se altri si sentono come me, possano trovare un aiuto per andare avanti, per quelle persone che come me pensano a volte che sia meglio andare dalla parte dei matti, perchè la loro insensatezza è più " giusta, vera, bella" del senso di tanti altri che si considerano " normali, giusti,sicumeri".
    Chiudo, perchè oggi sono …a terra…..se a volte l' incontro fra bit simili, empatici, ti solleva …….ti fa dire anche io posso dire la mia e tu non puoi dire che sia più giusta la tua morale della mia……la vita reale, quella di chi sa stare al mondo, quella di chi è normale ti agguanta e non ti può neanche far sognare l' utopia……figurati se viverla.
    Ciao.

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  2. Grazie Piero, hai sintetizzato anche il mio " fare blog", benchè io sia più " intimista" di te,io ci metto il mio "essere", perchè se altri si sentono come me, possano trovare un aiuto per andare avanti, per quelle persone che come me pensano a volte che sia meglio andare dalla parte dei matti, perchè la loro insensatezza è più " giusta, vera, bella" del senso di tanti altri che si considerano " normali, giusti,sicumeri".
    Chiudo, perchè oggi sono …a terra…..se a volte l' incontro fra bit simili, empatici, ti solleva …….ti fa dire anche io posso dire la mia e tu non puoi dire che sia più giusta la tua morale della mia……la vita reale, quella di chi sa stare al mondo, quella di chi è normale ti agguanta e non ti può neanche far sognare l' utopia……figurati se viverla.
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