AL RIENTRO DALLE VACANZE

Bene, si torna lentamente alla vita di tutti i giorni.

La vacanza è sempre un’evasione, un periodo di ricerca di sè e di riposo.
Nel tempo della vacanza si aprono domande nuove e non si riescono a dare le risposte che si vorrebbe.
Neanche le domande sono quelle che si vorrebbe.
Il vagare liberi, tra la noia e l’interesse per le cose nuove, ricarica le pile, rinvigorisce le energie, ma non è obbediente, è anarchico, apre la porta a dubbi inaspettati e provoca strane considerazioni.
Così, dopo le vacanze, ancora in pausa dal lavoro, quindi al mare, in quella inattività forzata del dolce far nulla, eccomi di nuovo qui. Sulla pagina della repubblicaindipendente.

Vorrei farla finire: questo ho pensato alcune volte prima di partire e, poi, durante i giorni di viaggio.
Volevo chiudere il blog perchè ero stanco. Ma adesso le forze vitali me le sento formicolare dentro.
Vorrei chiuderlo perchè non rispecchia esattamente quello che mi aspettavo un anno fa, o poco più.
Già, ma cosa mi aspettavo ?
Questo non lo so affatto.

La repubblicaindipendente non è un moto di protesta, anche se è un mondo diverso da quello dell’Italia di oggi.
La repubblicaindipendente è nata in un momento di disperazione civile, quando mi sono reso conto che l’Italia non mi bastava più, non mi rappresentava e non rispecchiava quello in cui credo.
Ma non ho voluto darle mai il ruolo di specchio deprimente della realtà italiana.

Nella piazza e per le strade della repubblicaindipendente c’è la vita, ci sono i valori, c’è il senso che io vorrei dare al mondo.
Ci sono i miei ideali, le mie speranze civili, i miei principi, le cose per cui vale la pena vivere in una repubblicaindipendente.
Questo è questo blog. Questo chiedo di condividere con i concittadini che passeggiano per le sue vie e nei suoi luoghi.

Ed ho incontrato nuovi concittadini.
Non molti, ma a molti di loro mi sono affezionato davvero. Anche se non ci conosciamo di persona li sento davvero vivi, perchè come me, sentono e condividono un modo di pensare libero, aperto, un pò ramingo e cosmopolita.
Ecco, potevo chiamare il blog “cosmopoli”, avrebbe rispecchiato lo stesso modo di vedere il mondo. Ma “repubblica indipendente” rende meglio l’idea di spazio libero, disponibile, dove vivere. “Cosmopoli” esprime la stessa idea di e-radicazione (libertà da radici troppo simili a prigioni), ma non dà l’idea di uno spazio dove vivere, piuttosto di un’utopia irraggiungibile. Resta sempre troppo lontano dalla punta delle mie dita, troppo distante dalla messa a fuoco dei miei occhi – e delle loro protesi oculistiche, che l’età mi ha regalato – troppo relegata nel mondo dei sogni immateriali.

Sarà il termine “repubblica” che ha questo chè di terreno, di solido, di tangibile. Sarà l’aggettivo “indipedente” che ne apre ogni spazio al di là di limiti e confini troppo costrittivi. Sarà tutto questo, ma a questa repubblicaindipendente mi sono davvero affezionato.

Ma allora perchè ho confessato il desiderio di porre fine a questa esperienza ?
Forse perchè costa fatica coltivare questo sogno.
Impegna tempo, assorbe energie mentali, richiede idee sempre nuove, implica la ricerca costante di quello che porto dentro.
Assorbe parole come una spugna e se le parole sono solo vuoti segni sulla pagina chiunque se ne accorge e suonano fèsse. Più vorrei addobbarle con effetti sorprendenti e nastrini colorati e più sembrano inutili.
E quando non ho parole piene, consistenti, soppesabili, esse non sono più pietre. Perchè le parole vere sono fatti, sono emozioni, sentimenti, valori, impegno, responsabilità.
E se non avessi più parole vere allora sarebbe davvero meglio chiudere il vuoto ciacolare del blog.

Ecco.
Dopo le vacanze sono di nuovo davanti alla pagina bianca. Su cui ho apposto i miei segni, le mie parole.
Vuote ?
Piene ?

La pagina bianca ha ceduto. I segni si sono incavati in uno spazio di bites lasciando il loro segno dentro di me. Non solo sullo schermo sfarfallante.

Allora continuo.

… sic transit gloria mundi !!

Bene al termine della confessione, ecco svelata la mia immagine reale. Reale come la mia foto di qualche giorno fa. Reale come il territorio della “repubblica indipendente”.
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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. teoderica ha detto:

    CIAO………..

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  2. teoderica ha detto:

    CIAO………..

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  3. Floriana ha detto:

    Bentornato, si ricomincia?

    Sono contenta della tua decisione di continuare a condividere le idee in libertà, di avere la possibilità di confrontarci; magari "scrivendoci addosso". Fino a quando non oscureranno tutto per paura delle idee, noi ci saremo vero?

    Un abbraccio e auguri….

    Grazie per la tua foto, ci possiamo guardare negli occhi ora!

    Mi piace

  4. Floriana ha detto:

    Bentornato, si ricomincia?

    Sono contenta della tua decisione di continuare a condividere le idee in libertà, di avere la possibilità di confrontarci; magari "scrivendoci addosso". Fino a quando non oscureranno tutto per paura delle idee, noi ci saremo vero?

    Un abbraccio e auguri….

    Grazie per la tua foto, ci possiamo guardare negli occhi ora!

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  5. pietro d. perrone ha detto:

    Noi ci saremo.
    Chi erano, i Nomadi?
    (in google ho cercato e trovato: si erano i Nomadi: un loro ellepì, mentre la canzone, il singolo, era Noi non ci saremo).

    Si, i nostri piccoli spazi di libertà dobbiamo coltivarli fino allo spasimo. Siamo come quei contadini che pur di sopravvivere debbono spremere il loro piccolo campo per non morire di fame.

    Per questo continuo.

    Grazie. Ci guardiamo negli occhi, ora.
    Io e te.
    Io e Paola.
    Ed anche con Jean e con gli altri.
    Ma il simboletto kafkiano che ho caricato sul profilo mi piace molto. Mi rispecchia, forse, meglio della foto.
    Ma era un segno di rispetto nei vostri confronti, mostrarmi per come ero

    Mi piace

  6. pietro d. perrone ha detto:

    Noi ci saremo.
    Chi erano, i Nomadi?
    (in google ho cercato e trovato: si erano i Nomadi: un loro ellepì, mentre la canzone, il singolo, era Noi non ci saremo).

    Si, i nostri piccoli spazi di libertà dobbiamo coltivarli fino allo spasimo. Siamo come quei contadini che pur di sopravvivere debbono spremere il loro piccolo campo per non morire di fame.

    Per questo continuo.

    Grazie. Ci guardiamo negli occhi, ora.
    Io e te.
    Io e Paola.
    Ed anche con Jean e con gli altri.
    Ma il simboletto kafkiano che ho caricato sul profilo mi piace molto. Mi rispecchia, forse, meglio della foto.
    Ma era un segno di rispetto nei vostri confronti, mostrarmi per come ero

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