CANTO IN MEMORIA D’OGNI MORTE DI MIGRANTE


Padre!

Scricchiolò la pietra.
Rispose, un’eco
dalla caverna di freddo sasso.
Padre!
Chiamava, candido,
il marmo levigato.
Sussultò l’arido cuore di padre.
L’angelo
planò.ddeponendo, chiuse,
le ali al suo fianco.
Ansimavano: Il figlio dell’aria. Ed il padre.
Padre!
Aveva risuonato 
la roccia cristallina,
donde si diparte ogni tremore della Terra.
Padre!
Si voltò sorpreso il vecchio.
Scultore, poeta, artista, creatore.
Padre. Creatore. Domeiddio. Padre! Padre!
Candido.
Il sangue arrossava
l’occhio di lacrime dell’angelo. 
Vitreo. Eterno. Marmo gelato.
Scossa.
La terra palpitò.
Un battito impulsivo del cuore.
Sussultò il petto del padre decrepito.
Cielo.
Lì si incontrarono gli sguardi.
Alti. All’orizzonte.  
Si abbracciarono. Il padre. Ed il figlio.
Notte.
Sogni. Incubi. Creature del buio.
Si affiancarono in volo
alla coppia di madido fango.
Padre!
Caddero. Icaro. Angelo.
E Dedalo. Ingegno divino.
Figli. Nel mare. Azzurro. Ad Oriente.
Orione.
Brillò la stella più sincera.
S’illuminò. Primogenita.
Nel cielo. Alta. Nella notte. Lacrime.
Pianto.
Alto. Si levò il lamento.
Figlio! Non lasciarmi. Figlio!
Padre! Padre mio! Il cielo mi appartiene!
Così si salutarono sulle rive del mare che costeggia il deserto dorato. Il vecchio Padre, re della tribù degli Uomini del Vento. Ed il giovane Principe. 
Aveva imparato a correre sulla sabbia. 
Avrebbe corso sulle acque. 
Salate. 
Dei sette mari. 
Sulle sabbie del Mondo.
Nella foresta non esistevano immensità così vaste per accogliere tutta la sabbia del deserto. 
O l’acqua del mare. 
O le case della metropoli degli Uomini della Terra del Fuoco.
Il volo del giovane Principe della tribù degli Uomini del vento finì presto. 
Ingoiato dal verde smeraldino della costa di Cariddi. 
Il nero giovane uomo, dalle forme scolpite nell’ebano duro, affondò. 
Pesante.
Come lurido sasso.
Nessuno scafo si avvicinò ad ammirare la sua forza. 
I segni sul suo volto si sfecero presto. 
Pesci.
Alghe. 
Presto, avvolsero quel povero sacco.
Pietra. 
Sasso. 
Roccia. 
Affondò senza una scorta d’angeli. 
Solo. 
Lontano dal padre. 
Senza antenati. 
Senza alcun nome.
Uomo!
Guardami. 
Uomo!
Vergogna! 
Consumati. 
Sasso.
Vergogna! 
Vergogna di Dio. 
Vergogna di tutti gli dei.
Uomo!
Nessuno ti ama. 
Perduto.
Smarrito. 
Uomo. 
Senza nome.
Nessuno ti chiama.
Uomo. 
Senza memoria. 
Pasto per i pesci.
Mare!
Accorri! 
Onde! 
Piangete!

Maree. 
D’ogni dove! 
Oceano!
Alzatevi! 
Elevate la vostra preghiera!
Piangete.
Piangete.
Angelo.
Principe Nero.
Rispondi.
Voltati.
Angelo.
Padre.
Padre.
Non lasciarmi solo.
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8 Replies to “CANTO IN MEMORIA D’OGNI MORTE DI MIGRANTE”

  1. Hai reso molto bene il canto di morte per i migranti mandati al macello. Sai , io non so niente, ma come in ogni fatto che mi colpisce , ci penso sù.Non so se va bene che questi migranti arrivino in Italia ,o anche altrove, questo girare sù e giù. Quando a loro va bene, sono inquadrati in lavori umili, sottopagati, indignitosi.Perchè occorre migrare? Non sarebbe più giusto, aiutarli nel loro Paese, cambiando il tipo di economia globale ( lentamente per non creare scossoni )qua arrivano per incrementare questa economia consumistica che sta franando, la crescita è satura.Ho visto una pubblicità in TV che consigliava l’ adozione di un padre in Africa ( in modo che potesse lavorare e così mantenere la sua famiglia)a me è sembrata una buona idea. Che devono farsene della nostra società troppo ricca e degenerata , la quale è allo sfascio, non può durare? L’ altra sera guardando un programma televisivo schifoso ” il treno dei desideri”ho visto l’ incontro familiare di un’ adottata col padre andino, ebbene questo padre mandato in onda col suo vestiario umile , col cappellaccio, aveva due occhi buoni, miti, veramente miti, con una dignità che nessun lustrino poteva comprare, …….ma abbiamo proprio bisogno di tutto ciò che abbiamo? Alla fine non ci manca l’ essenziale?redit

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  2. Hai reso molto bene il canto di morte per i migranti mandati al macello. Sai , io non so niente, ma come in ogni fatto che mi colpisce , ci penso sù.Non so se va bene che questi migranti arrivino in Italia ,o anche altrove, questo girare sù e giù. Quando a loro va bene, sono inquadrati in lavori umili, sottopagati, indignitosi.Perchè occorre migrare? Non sarebbe più giusto, aiutarli nel loro Paese, cambiando il tipo di economia globale ( lentamente per non creare scossoni )qua arrivano per incrementare questa economia consumistica che sta franando, la crescita è satura.Ho visto una pubblicità in TV che consigliava l’ adozione di un padre in Africa ( in modo che potesse lavorare e così mantenere la sua famiglia)a me è sembrata una buona idea. Che devono farsene della nostra società troppo ricca e degenerata , la quale è allo sfascio, non può durare? L’ altra sera guardando un programma televisivo schifoso ” il treno dei desideri”ho visto l’ incontro familiare di un’ adottata col padre andino, ebbene questo padre mandato in onda col suo vestiario umile , col cappellaccio, aveva due occhi buoni, miti, veramente miti, con una dignità che nessun lustrino poteva comprare, …….ma abbiamo proprio bisogno di tutto ciò che abbiamo? Alla fine non ci manca l’ essenziale?redit

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  3. Cara Paola, non so se il problema sia quello che tu dici. Si, certo, c’è un fondamento razionale nell’idea di aiutare i paesi poveri, ed i loro abitanti, direttamente in loco. In Africa. Nell’Europa dell’ex est comunista.
    Ma forse c’è anche dell’ipocrisia in tutto ciò.
    Aiutare.
    Cosa significa? Aiutarli a sviluppare le proprie economie. Si. Ma come? Le ricette adottate finora hanno fallito clamorosamente (vedi i casi dei paesi dell’America latina, e tuta l’Africa). Questo è avvenuto perchè una politica di aiuti preuppone, prima di tutto, che nei Paesi da aiutare vi sia un Governo onesto, che non intasca tutte per sè le risorse destinate allo sviluppo economico. Non è successo questo. E il fallimento è stato clamoroso. E difficile da affrontare.
    In altri paesi era riuscita a partire una rincorsa economica forte. Ma ora, con la crisi mondiale, diventa difficilissimo per loro – se per noi è difficile – proseguire sulla via della crescita.
    Cina e India fanno caso a sè. Ma da lì l’immigrazione non è un problema.

    Poi, che va via dal proprio paese, chi emigra, come i milioni di emigranti italiani, non possono aspettare i ritmi dello sviluppo economico, che comunque impiega, bene che vada, decenni, per essere significativo.
    Chi emigra, emigra perchè ha fame. Cerca un lavoro. Cerca di trovare un futuro immediato.
    Fugge dalla fame, dalla disoccupazione, dalla miseria, e spesso anche dalle malattie e dall’arretratezza civile, politica, culturale, religiosa.

    Non può più aspettare.

    Essere poveri non ha lo stesso significato in ogni posto sul pianeta.
    Un povero di Roma, o di New York, non è come un povero di Calcutta, di Manila, di Quito o di Luanda o di Losaka.
    Essere poveri può comportare la pena aggiuntiva della morte per fame, per malattia o per violenza, in qualche posto. In altri, invece, significa solo aggiudicarsi un sussidio e dover sopportare qualche angheria burocratica.
    Ammalarsi, per un povero, in qualche posto può voler dire morte certa. In qualche altro posto, invece, solo dover entrare in un Pronto soccorso.

    Per questo non sono sicuro che quella strategia – gli aiuti a casa loro – da sola sia sufficiente.

    Ma poi, mi sono domandato, in questi giorni: ma che male vero mi fammo questi immigrati? Violenza e criminalità. Stronzate. Scusami. Una scusa.
    Ma dai. Perchè non c’erano anche prima spacciatori, prostitute, travestiti, ladri e stupratori?
    Non eravamo noi italiani i delinquento mafiosi, nella Chicago degli anni ’30 del cinema e forse della storia?
    In quale fiume abbiamo mondato la nostra sporca coscienza?
    Con quale acido abbiamo lavato la nostra anima nera?
    E le nostre mafie ? ‘Ndrangheta, in Calabria, Cosa NOstra, in Sicilia, Camorra in Campania, bande varie, come quella della Magliana o quella del Brenta. Malaffare dei palazzinari, delle mazzette tipo Mani pulite. Abbiamo già dimenticato? O, forse, sono tutti affari gestiti ed organizzato dagli immigrati?

    No, cara Paola. Capisco il disagio. Lo sento anche io. Ma credo fermamente che il nome esatto sia : la POVERTA’.
    Ma li vedi anche tu quelli che rovistano nei cassonetti, che dormono per terra, in strada, che chiedono l’elemosina? Molti sono italiani. Moltissimi altri sono solo poveri.

    Altra ragione per cui devono essere scacciati: non possiamo pagare loro la scuola, la sanità, eccetera. I servizi pubblici, insomma.
    A parte che i più ricchi non le pagano già, queste cose. I più ricchi italiani. Evasori. L’economia sommersa è una certezza.
    Quelli che evadono dovremmo mandarli all’estero, allora. In Africa, o nell’Est. Non farli diventare VIP nazionali.
    Inoltre…
    va bè, mi sono spiegato.

    Temo che ci sia troppa ipocrisia e troppo egoismo intorno a questo tema.
    Gli immigrati sono un alibi.
    Sono i più deboli. Non possono neanche rispondere alle accuse.

    Non meritano le campagne di criminalizzazione delle TV italiane. Non meritano il razzismo ormai dilagante.

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  4. Cara Paola, non so se il problema sia quello che tu dici. Si, certo, c’è un fondamento razionale nell’idea di aiutare i paesi poveri, ed i loro abitanti, direttamente in loco. In Africa. Nell’Europa dell’ex est comunista.
    Ma forse c’è anche dell’ipocrisia in tutto ciò.
    Aiutare.
    Cosa significa? Aiutarli a sviluppare le proprie economie. Si. Ma come? Le ricette adottate finora hanno fallito clamorosamente (vedi i casi dei paesi dell’America latina, e tuta l’Africa). Questo è avvenuto perchè una politica di aiuti preuppone, prima di tutto, che nei Paesi da aiutare vi sia un Governo onesto, che non intasca tutte per sè le risorse destinate allo sviluppo economico. Non è successo questo. E il fallimento è stato clamoroso. E difficile da affrontare.
    In altri paesi era riuscita a partire una rincorsa economica forte. Ma ora, con la crisi mondiale, diventa difficilissimo per loro – se per noi è difficile – proseguire sulla via della crescita.
    Cina e India fanno caso a sè. Ma da lì l’immigrazione non è un problema.

    Poi, che va via dal proprio paese, chi emigra, come i milioni di emigranti italiani, non possono aspettare i ritmi dello sviluppo economico, che comunque impiega, bene che vada, decenni, per essere significativo.
    Chi emigra, emigra perchè ha fame. Cerca un lavoro. Cerca di trovare un futuro immediato.
    Fugge dalla fame, dalla disoccupazione, dalla miseria, e spesso anche dalle malattie e dall’arretratezza civile, politica, culturale, religiosa.

    Non può più aspettare.

    Essere poveri non ha lo stesso significato in ogni posto sul pianeta.
    Un povero di Roma, o di New York, non è come un povero di Calcutta, di Manila, di Quito o di Luanda o di Losaka.
    Essere poveri può comportare la pena aggiuntiva della morte per fame, per malattia o per violenza, in qualche posto. In altri, invece, significa solo aggiudicarsi un sussidio e dover sopportare qualche angheria burocratica.
    Ammalarsi, per un povero, in qualche posto può voler dire morte certa. In qualche altro posto, invece, solo dover entrare in un Pronto soccorso.

    Per questo non sono sicuro che quella strategia – gli aiuti a casa loro – da sola sia sufficiente.

    Ma poi, mi sono domandato, in questi giorni: ma che male vero mi fammo questi immigrati? Violenza e criminalità. Stronzate. Scusami. Una scusa.
    Ma dai. Perchè non c’erano anche prima spacciatori, prostitute, travestiti, ladri e stupratori?
    Non eravamo noi italiani i delinquento mafiosi, nella Chicago degli anni ’30 del cinema e forse della storia?
    In quale fiume abbiamo mondato la nostra sporca coscienza?
    Con quale acido abbiamo lavato la nostra anima nera?
    E le nostre mafie ? ‘Ndrangheta, in Calabria, Cosa NOstra, in Sicilia, Camorra in Campania, bande varie, come quella della Magliana o quella del Brenta. Malaffare dei palazzinari, delle mazzette tipo Mani pulite. Abbiamo già dimenticato? O, forse, sono tutti affari gestiti ed organizzato dagli immigrati?

    No, cara Paola. Capisco il disagio. Lo sento anche io. Ma credo fermamente che il nome esatto sia : la POVERTA’.
    Ma li vedi anche tu quelli che rovistano nei cassonetti, che dormono per terra, in strada, che chiedono l’elemosina? Molti sono italiani. Moltissimi altri sono solo poveri.

    Altra ragione per cui devono essere scacciati: non possiamo pagare loro la scuola, la sanità, eccetera. I servizi pubblici, insomma.
    A parte che i più ricchi non le pagano già, queste cose. I più ricchi italiani. Evasori. L’economia sommersa è una certezza.
    Quelli che evadono dovremmo mandarli all’estero, allora. In Africa, o nell’Est. Non farli diventare VIP nazionali.
    Inoltre…
    va bè, mi sono spiegato.

    Temo che ci sia troppa ipocrisia e troppo egoismo intorno a questo tema.
    Gli immigrati sono un alibi.
    Sono i più deboli. Non possono neanche rispondere alle accuse.

    Non meritano le campagne di criminalizzazione delle TV italiane. Non meritano il razzismo ormai dilagante.

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  5. Ma Piero ,sono in accordo con te al 100%, quello che volevo dire è che è un modello ( quello dei barconi) superato,non è che non voglio gli immigrati, ma siamo ad un grado di civiltà che non può permettere che qua giungano le migliori “teste”( perchè quelli che arrivano sono i migliori , i più coraggiosi e quelli che hanno qualcosa, gli altri non hanno la possibilità di partire)a deupaperare il proprio paese e a fare una vita inferiore alla nostra, mentre noi i bravi italiani vanno a farsi il safari in Namibia o il mare in Kenia a fare i signori…….non va , non va , occorre che le cose cambino, basta , che i potenti iniscano le loro teste ed escogitano qualcosa, non va che il povero negro venga qua ed abbia un lavoretto sottopagato, dove rischia la vita , venga malvisto, dorma in un pagliericcio in una stanza con altre 20 persone mentre il bravo bianco vada in Africa a costruire alberghi dove vanno altri bravi bianchi a farsi servire dai poveri negri,……non va, non va……o almeno io me ne vergogno tanto. Ciao

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  6. Ma Piero ,sono in accordo con te al 100%, quello che volevo dire è che è un modello ( quello dei barconi) superato,non è che non voglio gli immigrati, ma siamo ad un grado di civiltà che non può permettere che qua giungano le migliori “teste”( perchè quelli che arrivano sono i migliori , i più coraggiosi e quelli che hanno qualcosa, gli altri non hanno la possibilità di partire)a deupaperare il proprio paese e a fare una vita inferiore alla nostra, mentre noi i bravi italiani vanno a farsi il safari in Namibia o il mare in Kenia a fare i signori…….non va , non va , occorre che le cose cambino, basta , che i potenti iniscano le loro teste ed escogitano qualcosa, non va che il povero negro venga qua ed abbia un lavoretto sottopagato, dove rischia la vita , venga malvisto, dorma in un pagliericcio in una stanza con altre 20 persone mentre il bravo bianco vada in Africa a costruire alberghi dove vanno altri bravi bianchi a farsi servire dai poveri negri,……non va, non va……o almeno io me ne vergogno tanto. Ciao

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  7. Lo so, Paola, che sei d’accordo.
    Anche io vedo tutta la contraddizione che c’è nella “questione immigrazione”. Anche io sono consapevole delle stesse cose che denunci tu.

    Vediamo, sentiamo, parliamo delle stesse cose.
    Soffriamo allo stesso modo per lo stesso senso di inadeguatezza. Perchè il problema vero è forse proprio l’inadeguatezza ad affrontare questa situazione. Non bastano i sentimenti, non bastano le misure coercitive, non bastano gli aiuti economici…

    Ma sento – per questo ne ho parlato in forma di versi – sento nel cuore, nell’anima, nella testa, che l’egoismo e la sete di guadagno hanno trasformato i sentimenti buoni del popolo in odio della gente (il Popolo è una forma di aggregazione degi uomini che si riconosce nei Valori più alti. La gente, no, è un sottoprodotto del consumismo. La gente è amorfa, senza valori, solo sentimenti senza alcuna morale. Cosi, la gente può alimentare bene ogni supermarket gli venga proposto, quello del sesso, quello del voto, quello… ecc.)…

    Tu sei stata più razionale. Io più emotivo.
    Tu più bilanciata. Io più… tranchant…

    Ma, lo sai, a volte mi fa male il cuore, a sentire cosa accade nella repubblica italiana.
    Per fortuna, qui, nella repubblicaindipendente, possiamo prenderci il piacere di lenire quel dolore.

    Un abbraccio.

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  8. Lo so, Paola, che sei d’accordo.
    Anche io vedo tutta la contraddizione che c’è nella “questione immigrazione”. Anche io sono consapevole delle stesse cose che denunci tu.

    Vediamo, sentiamo, parliamo delle stesse cose.
    Soffriamo allo stesso modo per lo stesso senso di inadeguatezza. Perchè il problema vero è forse proprio l’inadeguatezza ad affrontare questa situazione. Non bastano i sentimenti, non bastano le misure coercitive, non bastano gli aiuti economici…

    Ma sento – per questo ne ho parlato in forma di versi – sento nel cuore, nell’anima, nella testa, che l’egoismo e la sete di guadagno hanno trasformato i sentimenti buoni del popolo in odio della gente (il Popolo è una forma di aggregazione degi uomini che si riconosce nei Valori più alti. La gente, no, è un sottoprodotto del consumismo. La gente è amorfa, senza valori, solo sentimenti senza alcuna morale. Cosi, la gente può alimentare bene ogni supermarket gli venga proposto, quello del sesso, quello del voto, quello… ecc.)…

    Tu sei stata più razionale. Io più emotivo.
    Tu più bilanciata. Io più… tranchant…

    Ma, lo sai, a volte mi fa male il cuore, a sentire cosa accade nella repubblica italiana.
    Per fortuna, qui, nella repubblicaindipendente, possiamo prenderci il piacere di lenire quel dolore.

    Un abbraccio.

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