25 APRILE 2009

Questa giornata è, per il popolo italiano, un’occasione per ricordare.

Mnemosyne accarezza gli occhi dei vecchi, quando piangono. Perchè sono come i bambini, si emozionano, si commuovono. Piangono i vecchi, quando ritornano ai tempi di gioventù.
E li consola la Madre delle nove Muse. 
Loro, i vecchi, una madre carnale non l’hanno più, perciò a soccorrerli interviene, lei Mnemosyne, premurosa.
Gli accarezza gli occhi, gli asciuga dolcemente le lacrime, gli passa una mano tenera sulla fronte dove si condensano le rughe dei rocrdi più dolorosi.
Perchè la Vecchiaia ha, dentro di sè, come una strega malefica, anche i terribili ricordi dell’esistenza.

I vecchi raccontano. Parlano. 
Spesso soli vivono in mondo che ormai non esiste più, intorno a loro. E nessuno li ascolta, i racconti di un mondo che non esiste più.
Ognuno, ormai ha fretta, deve andare. Deve riparare da qualche parte. Ha paura che possa ritornare il passato. 
Il passato. Il vuoto che lo accompagna incute terrore, come ogni vuoto. 
Il vuoto di luce, il buio, atterrisce. 
Il vuoto di parole, il silenzio, opprime.
Il vuoto dei giorni rassegnati al Nulla deve essere scacciato. Come il più crudele dei nemici.
Perciò i vecchi, quando raccontano, sono soli. 
Non c’è nessuno più ad ascoltarli perchè chi corre sempre è offuscato dall’Oblìo, dal Nulla, dal Vuo, dal Buio, dal Silezio.
Chi corre sempre corre a nascondersi. Chi corre vuole sfuggire la responsabilità di essere assente. Di essere stato assente, perchè non ancora nato al mondo, il più fortunato.
Di essere stato assente, perchè  colpevolmente distratto, cieco, muto. Vigliacco. I meno fortunati.

I giovani vengono accompagnati per mano dalle Muse affascinanti, desiderabili, calde. 
Bagnate dall’innocenza delle acque in cui si bagnano con le Ninfe, i giovani desiderano conquistarle. Amoreggiare con loro. Confondersi coi loro corpi teneri e conturbanti.
I giovani vogliono impalmare la Gloria, la Fama, la Storia. 
Qualcuno corteggia la Pittura, la Musica, le Lettere.
Nella loro danza d’amore, immersi nelle spume rutilanti della vita che scorre come un torrente primaverile, i giovani non hanno tempo, nè energia, per ascoltare i racconti dei vecchi.

Io racconto, porto alla Memoria. Voglio che qualcuno ricordi. Anche uno solo.
Per questo la mia bottiglia naviga tra le correnti di un Oceano sconfinato. 
Ed ogni tanto qualche naufrago sale sulla mia zattera. 
Lì, possiamo raccontare. Ascoltare. Ricordare.

dedicato a Mnemosyne.

da : L’ISTRUTTORIA, di Peter WEISS. Einaudi.

pag. 53…

TESTIMONE 5

“Mi bastò saltare dal vagone
tra la ressa della banchina
per sapere
che l’essenziale lì era
badare al proprio interesse
assecondare quelli in alto
fare una buona impressione
stare lontano da quanto
poteva tirare sotto
Quando ci stesero sui tavoli
nella sala d’accettazione
ci frugarono nell’ano e nella vagina
per cercare preziosi
svanirono le ultime tracce
della nostra vita abituale
Famiglia casa professione proprietà
erano concetti
scancellati con la trafittura dei  numeri
E già cominciavamo a vivere 
secondo i nuovi concetti
ci adattavamo ad un mondo
che diventò normale
per quelli
decisi a viverci
Legge suprema era
mantenersi sani
mostrare forza fisica
io m’attaccavo a quelle
che erano troppo deboli
per consumare la loro razione
e m’impadrinivo di questa
alla prima occasione
Mi mettevo in agguato
quando stava per morire
una con un pancaccio migliore del mio
La nostra ascesa nella nuova società
cominciava nella baracca
che adesso era la nostra casa
Dal posto nel fango gelido
arrivavamo a conquistare
i posti caldi dei pacacci in alto
Se due dovevano mangiare nella stessa scodella
ognuno fissava la gola dell’altra
attenta
che non ingoiasse un cucchiaio in più
Le nostre ambizioni
avevano un unico fine
conquistare qualche vantaggio
Era normale
che tutto ci venisse ribato
Era normale
che a nostra volta rubassimo
Il sudicio le piaghe le epidemie
erano un fatto normale
Era normale
che si morisse dappertutto
e normale era
l’imminenza della propria morte
Era normale
che non si provasse più nulla
e l’indifferenza
alla vista dei cadaveri
Era normale
che tra noi si trovasse chi aiutava a picchiarci
quelli che erano sopra di noi
Chi diventava serva dell’anziano del Block
non era più all’ultimo gradino 
e arrivava ancora più in alto
chi riusciva
a ingraziarsi le Blockfuhrerinnen
Poteva sopravvivere soltanto il furbo
che ogni giorno
con attenzione sempre desta
conquistava il suo palmo di terreno
Gli inetti
gli apatici
i miti
gli agitati gli inadatti
gli afflitti quelli
che si commiseravano
erano schiacciati”.
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