BATTAGLIA CONTRO LA MORTE – con dedica ad ELUANA ENGLARO

Mi sono seduto in cima alle mura ad osservare cosa succedeva intorno.
Ho visto tante cose. Ed ho dubitato di tante cose.

Le mura. Ho dubitato di essere davvero in cima a vere mura.
Le vere mura sono quelle che proteggono, che difendono. Una casa, una città, un’intera nazione, un impero. Come le mura della muraglia cinese, o quelle del limes di Adriano.
Le mura diventano una barriera che separa, a volte, come è successo a Berlino. E poi, l’hanno abbattuto quel muro.

Era il simbolo del male. Quel muro senza fine.

A volte lo stesso muro non separa.
Garantisce.
Il diritto, la civiltà.
Dicono.

A volte, ma ho dubitato anche di questo. E’ difficile proteggere il diritto e la civiltà dietro le mura.
Le mura, in relazione ad un individuo possono essere altro.
Una casa. Un nido. Una tana.
O una prigione. Una cella.
Un eremo.

Un prigioniero o un eremita.
Un assassino o un santo.

Le pareti possono essere quelle di un veicolo spaziale o quelle di un manicomio.

SPACE ODDITY(Bowie)

Ground Control to Major Tom

Ground Control to Major Tom
Take your protein pills
and put your helmet on

Ground Control to Major Tom
Commencing countdown,
engines on Check ignition
and may God’s love be with you

(spoken)
Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four,
Three, Two, One, Liftoff

This is Ground Control
to Major Tom
You’ve really made the grade
And the papers want to know whose shirts
you wear
Now it’s time to leave the capsule
if you dare

This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating
in a most peculiar way
And the stars look very different today.

For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

Though I’m past
one hundred thousand miles
I’m feeling very still
And I think my spaceship knows which way
to go
Tell my wife I love her very much
she knows

Ground Control to Major Tom
Your circuit’s dead,
there’s something wrong
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you….

Here am I floating
round my tin can
Far above the Moon
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do.

STRANEZZA SPAZIALE 1(Bowie)
Torre di Controllo a Maggiore Tom, Torre di Controllo a Maggiore Tom, Prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco.Torre di Controllo a Maggiore Tom comincia il conto alla rovescia, accendi i motori, controlla l’accensionee che Dio ti assista.(parlato)Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque,quattro, tre, due, uno, PartenzaQuesta è la Torre di Controllo a Maggiore Tom, Ce l’hai proprio fattaE i giornali vogliono sapere che marca di camicia portiE’ arrivato il momento di lasciare la capsula se te la senti.Qui è Maggiore Tom a Torre di Controllo,Sto uscendo dalla portaE sto galleggiando nello spazioin modo stranoE le stelle sembrano molto diverse oggi.Perché Sto seduto in un barattolo di latta,Lontano sopra il mondo,Il pianeta Terra è blu E non c’è niente che io possa fare.Malgrado sia lontanopiù di centomila miglia, Mi sento molto tranquillo, E penso che la mia astronave sappia dove andareDite a mia moglie che la amo tanto, lei lo saTorre di Controllo a Maggiore TomIl tuo circuito si è spento, c’è qualcosa che non vaMi senti, Maggiore Tom?Mi senti, Maggiore Tom?Mi senti, Maggiore Tom?Mi senti……Sono qui che galleggio attorno al mio barattolo di latta,Lontano sopra la Luna,Il pianeta Terra è bluE non c’è niente che io possa fare

Note: 1 Gioco di parole con Space Odyssey, titolo del famoso film “2001, Odissea nello spazio”, di Stanley Kubrick. Si dice che il brano sia stato ispirato dalle condizioni di bordo degli astronauti dell’ Apollo 8. Bowie riprenderà il tema del Major Tom nel 1980 in Ashes to Ashes (Scary Monsters)

In cima alle mura della repubblicaindipendente ho dubitato.

Mai la repubblica potrà essere chiusa da pareti.
Mai!!

Pareti, mura!!

Pareti, mura, il medioevo ce ne ha lasciate dovunque. Sono un ricordo dolce, delicato, le mura medievali.
Possenti, sì, ma come un atto d’amore, non una violenza.
Eranco costruite per difendere i valori della civiltà che nasceva in quel periodo. E servivano per lasciare fuori la barbarie, le malattie, la distruzione, lo stato selvaggio degli uomini e della natura.

Le mura medievali mi hanno circondato fin da bambino, nella culla delle streghe del Maleventum.
Erano avvolgenti. Le accarezzavo, a volte.
Con loro mi formavo una coscienza. Una forma di percezione inclusiva.
Includevo l’amore e gli affetti.
Dolce, l’uno, come il profilo di un’amante. Delicati, gli altri, come gli occhi dei fratelli.
Le mura del Maleventum erano grigie e rosa. Grigie, come le cose consumate dal Tempo.

E rosa, illuminate dalla luce radente che andava a dormire.
Il buio, quando calava, era rischiarato dalle torce elettriche al centro delle strade.
Puzzavano d’acetone, come nelle miniere.
Come le miniere, assomigliavano, le strade strette, ad uterei budelli fra le case.

Seduto lassù in cima alle mura ho capito tante cose.

Mi è tornata alla memoria quella “Piccola Favola” che Kafka fece raccontare, agli inizi del novecento, al proprio gatto, mentre aveva ancora i baffi insanguinati (il gatto, non Franz):

“Ahi!, disse il topo, il mondo diventa ogni giorno più angusto. Prima era così ampio che avevo paura, continuavo a correre ed ero felice di vedere finalmente a sinistra e a destra in lontananza delle pareti, ma queste lunghe pareti si corrono incontro l’un l’altra così rapidamente che io sono già nell’ultima stanza, e lì, nell’angolo, c’è la trappola nella quale cadrò”.”Devi solo cambiare la direzione della corsa, disse il gatto e lo mangiò”.

Le mura corrono alte, a destra e sinistra.
La piazza larga che abbracciano si restringe in una strada, un buio vico, un budello.
Una prigione.
Una trappola.

Seduto in cima alle mura udivo migliaia di voci, portate dal vento.
Sentivo i racconti di tutti.
Mormoravano le proprie storie, tristi, o allegre.
Mi sembrava di essere come il confessore, che, non visto, nascosto dietro la tenda del suo baldacchino, regge il peso di quel che consuma la coscienza degli ingenui fedeli.
Quante cose conosce il Confessore.
Che animo duro deve avere!!
Il Confessore sa quello che brucia nell’animo di ognuno di noi.
Il Confessore non può provare alcun sentimento.
Se non fosse così, il suo sangue arderebbe del fuoco dell’Inferno senza fine.
Non conosce pietà.
Nessuna pietà per l’animo di chi gli affida la coscienza appesantita, arsa, inaridita.
E’ senza coscienza.
Non prova rimorso del peso immenso che schiaccia chi gli depone l’anima nelle mani.
E’ come un fantasma, uno spirito senza materia.
Il peso delle Verità non lo schiaccia sul fondo della Terra.

Nulla può essere gravoso e rivoltante come il peso dei peccati affidati al Confessore.
Egli conosce il Male.
Egli lo conosce come e meglio del Demonio.

Conosce la perversione degli uomini che provocano il male, la varietà che sanno garantire alle proprie azioni irresponsabili, il godimento che provano nel provocarlo, la falsità di chi lo condanna, l’interesse di chi lo governa.
Egli conosce il prezzo che ognuno può attribuire alla propria anima.
Sa che ogni fonte è inquinata, impura, perché sgorga da un cuore imperfetto.

Il Confessore non può piangere.
Sa che una falsa novella gli attribuisce un potere inutile. Assolvere gli uomini dal peccato, dopo aver fatto il male, vissuto nel vizio.

Forse avrà anche il potere di mondare le coscienze, false come una moneta d’oro, dal peccato.
Ma sa che non potrà mai cancellare il male.
Il dolore.
Le lacrime.
Lo sporco, il lordume, il fetore, il disfacimento, la cancrena, la putrefazione.
L’animo che si consuma.

Il Confessore non può confessarsi.
Non esiste colui che può restituire la purezza allo sguardo, alla coscienza del Confessore.
Egli sa!
Ormai.

Egli è stato cacciato dal Paradiso Terrestre.
Ha mangiato del frutto della Conoscenza.

Dall’alto delle mura ho visto tante cose. Ma non so, ancora, se quelle mura, esistono davvero.
Questo deve restare una cosa fuori dalla mia conoscenza.
Se esistessero davvero, sarebbe un fatto davvero imperdonabile, per il mondo, nel quale il male avrebbe prodotto i suoi frutti irrimediabilmente.
Se non esistessero se non per illusione, per puro desiderio di qualcosa a cui appoggiarsi, il male starebbe affilando le sue lame, ma pronto alla conquista, ineluttabile.

Quello che ho visto è la pura verità.
Immagine virifica.
Percezione di una realtà solita ed incontrovertibile. Irrevocabile.
Revertibile in dubbio soltanto dai sentimenti, dal seme vivificatore, di chi sente la vita scorrere nel morto nulla della materia inanimata. Da chi, da quanti, con un amplesso d’amore gioioso ed incosciente, tramandano la vita nel futuro.
Una vita che, ogni volta, deve conquistarsi il diritto di esistere.
Una vita indifesa.
Una vita che nessun dio intende difendere.
Che nessun dio ha tratto dal nulla per sempre.
Il Nulla. Pronto ogni istante a riprendersi il controllo eterno della realtà.
Come nelle spazio, il vuoto, combatte contro l’esile navicella, per sottrargli l’infinitesima molecola d’ossigeno che tiene in vita l’astronauta.

E’ per questo che il prim o passo dell’Uomo sulla Luna è una conquista contro il Nulla.

Una battaglia contro la Morte.

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2 pensieri riguardo “BATTAGLIA CONTRO LA MORTE – con dedica ad ELUANA ENGLARO

  1. Io non credo nè alla morte nè al nulla , non ci credo, non ci voglio credere, non posso crederci, il corpo ritorna terra, ma non l’ amore, il sentimento, la passione, il dolore, da qualche parte si insinua.

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  2. Io non credo nè alla morte nè al nulla , non ci credo, non ci voglio credere, non posso crederci, il corpo ritorna terra, ma non l’ amore, il sentimento, la passione, il dolore, da qualche parte si insinua.

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