CITTA’ IDEALE

Tra le strade della repubblica indipendente, come tra le quinte della città ideale del Rinascimento. Così sono amo andare di sera. Quando i raggi del sole ancora non si sono spenti del tutto e luci delle strade non hanno ancora abbagliato il cielo. Nel nero della sera non ancora matura si possono vedere infisse le luci delle lontane stelle più brillanti e, sotto il riflesso della luna ancora scheggiata, si intravedono le bianche colonne dei templi millenari.

Sono entrato nei templi di quegli dei filantropi, ho accarezzato con mano tremante, il freddo marmo di quei lunghi steli. Le corolle corinzie esalavano ancora profumi d’incenso e di fumo. Mi sono inebriato, in quella penombra, fra quelle vie percorse solo da fantasmi sorridenti e curiosi.

Nelle vie della repubblicaindipendente ho passeggiato, solitario, una sera fredda d’autunno. Le cupole rotonde, simili a coppe rovesciate, riversavano litri d’ombra sugli spigoli dei palazzi ordinati.

Tutto è ordine leggero, in quelle piazze. L’armonia delle proporzioni matematiche incornicia l’animo dei cittadini donando tranquilla sicurezza e sicura stabilità.

I gradini degli scaloni monumentali appoggiavano il passo senza stanchezza. Gl’incorniciati delle terrazze mostravano l’oro agli occhi dei pochi desiderosi guardiani del sapere.

Sulle pareti dei musei dipingevano affreschi mirabili artisti con le tenui sfumature dei caldi colori della vita.

Nelle vie della repubblicaindipendente passeggiano i maestri abbracciati dai loro discepoli, intenti ad osservare il frutto delle loro dimostrazioni inconfutabili. Al loro passo, filosofi sereni additano agli uomini dal pensiero autistico il verso d’incastro della chiave della ragione.

Non consuma le cose, lo scorrere del tempo. Come un fiume perenne, accumula sulle rive pianeggianti dei ricordi, le epoche delle nostre vite, come sedimenti che rendono fertile il nostro limo.
Prendono vita i sogni nel sonno tranquillo dei cittadini, indisturbati, si aggirano per vie e piazze e viali e giardini. Uomini e donne e ragazzi e bimbi allietano quelle creature senza ombra.
E’ pura la verità, nella repubblicaindipendente.

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6 pensieri riguardo “CITTA’ IDEALE

  1. Come non riconoscere la Scuola di Atene di Raffaello, non l’ ho mai visto dal vero, ma mi ha sempre incantato per l’ equilibrio e la pace, mi fa pensare a Guido Riccio da Fogliano,all’ Allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti.E poi la Città Ideale forse di Piero Della Francesca , il quale è pittore e matematico, il quale è magica luce e ragione . Guttuso non mi piace , ma nella Città Ideale si passeggia, si discute, si osserva,si lavora,e si avrà pure la carnalità e quindi Guttuso ci sta , ognuno rispetta le idee dell’ altro. La Repubblica ha la sua città.Ha il Primo Cittadino, che ne dici di varare le prime leggi?

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  2. Piero della Francesca, pittore e matematico, nato a Sansepolcro di Arezzo. Concittadino di Frate Luca Pacioli, matematico, pittore ed inventore della partita doppia, tanto famoso metodo contabile. Roba da mettere d’accordo lo spirito fine con quello di geometria (o ragioneria)- primo dei Pensieri di Blaise Pascal (di cui nel nuovo post ti allego il teso, affascinate).Se il Primo cittadino facesse le leggi da solo sarebbe un dittatore. La repubblicaindipendente ha anche un’altra Cittadina, o mi sbaglio?In realtà non ho ancora sentito il bisogno, nè il desiderio, di leggi, moneta, o costrizioni di altra natura. Mi attira di più la libertà che offre uno spazio senza confini. Nel mio carattere, ad ogni certezza corrisponde l’apertura affascinante del dubbio indagatore (maieutica socratiana, se si può dire così). Alla legge, a parte l’indubbio gusto di gestire la scelta della materia da sottoporre a normazione, corrisponderebbe una certezza, della quale mi interessano, invece, le aperture in cui insinuare il pensiero.Infine, Piero della Francesca, Raffaello, Piazza di Pietra, con le sue colonne marmoree, candide nella piazza fortunosamente senza illuminazione notturna, l’Arco di S. Giorgio in Velabro, e la chiesa,nella quale ho accarezzato, assolutamente da solo, la fredda pietra bimillenaria. Ed il nero cielo bucato dalle prime stelle dellla sera. Domenica sera sono stato fortunato, a spasso per Roma.

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  3. Cielo che invidia ! Io passeggio per Ravenna ,tu per Roma. In quanto alle leggi hai ragione, ma in certi occasioni sento fisicamente l’ assurdità, mi osservo trovo assurdo anche il mio essere, allora come ancora di salvezza penso alle leggi . Alle regole, le quali osservandole, si può ottenere un pò di libertà senza toglierla agli altri.Invece oggi se osservi le regole sei un coglione, ha ragione Berlusconi, ma io come faccio , che non sono capace di adeguarmi ai tempi, non riesco ad andare fuorilegge, mentre gli altri attorno ci riescono benissimo . La mia supertrasgressione è andare contromano in bicicletta,(facendolo ho la sensazione di libertà) prendendo le scorciatoie ( a Ravenna la bicicletta è molto usata )ed ora il nostro sindaco ha detto che ci mettera in riga ( multe)ha già iniziato a portare via le biciclette non decorose per la città ( cioè le biciclette scassate che in molti usiamo perchè se nuove ce le rubano) Io sono un pericolo pubblico , devo stare in gabbia non posso prendermi una piccola libertà . Il cittadino ha sempre più regole da osservare, le quali sono diventate talmente tante da costituire una gabbia , una piccola trasgressione per sentirsi un pò liberi e zac multa.

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  4. Anche io invidio te che puoi passeggiare e vivere in una città a dimensione d’uomo, o di donna o bambino. Roma può diventare un’assassina che ti annulla completamente. E poi, nel senso della parola “passeggiare” c’è qualcosa di completamente intimo. Tu puoi passeggiare nell storia come me, tra le vie della città. Puoi passeggiare in riva al mare (anche se a me il mare non piace – su questo potrei annoiarti a lungo. Si, a Roma c’è un senso della storia unico, forse. Ma anche lì. Alle tue zone invidio l’infinito orizzonte della laguna, del delta. E’ uno spazio sconfinato, senza alto nè basso. Puro infinito. Il mare è deverso perchè respira, si agita, è in perenne rincorsa, non trova pace mai. La quiete viva degli spazi deltani (si dice?) è puro incanto.Le leggi. Me lo hai dichiarato, una volta, di sentirti cittadina della repubblicaindipendente. La prima e unica legge che esiste è la cittadinanza, nella città delle libertà.Non te la levo più quella cittadinanza.Mi manca una cosa, nella repubblicaindipendente. La Storia. Il corso dei secoli. Quello dobbiamo mettercelo noi. La fisicità. quelli siao noi.Per questo un blog surroga una realtà. Ma la repubblicaindipendente è quanto di più si avvicina, secondo me, ad una legge perfetta (frase più di effetto che di sostanza!)

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  5. In questa tua città, di sicuro
    passeggiare non è a rischio di brutti
    incontri.
    Solo il dolce respiro della quiete può
    “mettermi a rischio”.

    La tua concittadina
    Mistral

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  6. Grazie, casra concittadina.

    Il fatto di rischiare per una ragione come questa, correre volontariamente il pericolo provocato dal dolce respiro della quiete, è la prova che hai nell’animo quegli spazi sconfinati nei quali espande la tua calda sensibilità. Lì si trova quello che ami. Lì si trova quello che rende alta la ragione di vivere.

    Hai colto bene… l’essenza della repubblica indipendente.
    Un abbraccio.

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