Il grande dittatore (The Great Dictator) è un film del 1940 diretto, prodotto e interpretato da Charlie Chaplin. La sua prima edizione risale al 15 ottobre del 1940, nel pieno della seconda guerra mondiale (da wikipedia)
A
Le parole di Charlie Chaplin non hanno potuto impedire che l’orrore della seconda guerra mondiale si compisse.
L’eco delle bombe, unito alle urla dei soldati ed ai lamenti dei feriti, hanno reso sordo il cuore dell’uomo.
Il sollievo del silenzio, alla fine, ha spento il rombo dei cannoni e gli scoppi delle bombe, colmo di pietà.
Il silenzio si è posato, come un sudario, sulle ferite del cuore, sugli uomini, rimasti in ascolto, fiduciosi.
Quel silenzio era fatto di parole, di parole come quelle parole, di parole come quelle Charlie Chaplin.
Parole vere come pietre, fatte di polvere, di sassi, di sangue, straziate di ferite, di urla e morti e … morte.
Parole che, come pietre, senza un uomo, non hanno memoria, coscienza, dignità, speranza, vergogna, dolore, destino.
Parole e pietre hanno bisogno di una levatrice, di un poeta, per venire mondo, per nascere, avere peso e senso.
IL POETA OPERAIO
Vladimir Majakowskij
Gridano al poeta:
Ti vorremmo vedere accanto al tornio.
Che sono i versi?
Roba da niente!
Certo che a lavorare mica
ce la faresti.
Forse
il lavoro
è per noi
più caro d’ogni altra occupazione.
Sono anch’io una fabbrica.
E se non ho
ciminiere
forse,
per me
senza ciminiere è ancora più difficile.
So bene
che non amati le frasi oziose, voi.
Per lavorare, fendete la quercia.
E noi?
Che forse non facciamo col legno lavori d’intarsio?
La quercia delle teste lavoriamo.
Certo
è cosa rispettabile pescare.
Tirare la rete.
E prendere storioni!
Ma non è meno rispettabile il lavoro del poeta:
prendere gente viva, e non pesci.
Il lavoro umano
Una fatica enorme bruciare davanti alla fucina
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi
può accusarci d’essere oziosi?
I cervelli forbiamo con la lima della lingua.
Chi è superiore:
il poeta o il tecnico,
che conduce gli uomini al benessere?
Sono uguali.
I cuori sono motori.
E l’anima è un motore altrettanto complesso,
siamo uguali.
Siamo tutti compagni operai.
Proletari di spirito e di corpo.
Soltanto insieme
abbelliremo l’universo
e lo faremo rimbombare di marce.
Contro i diluvi di parole innalziamo una diga.
All’opera!
A un lavoro vivo e nuovo.
E gli oziosi oratori,
al mulino!
Fra i mugnai!
A girare le macine con l’acqua dei discorsi.


